venerdì 12 marzo 2010

9 marzo 2010 Moltinpoesia alla Palazzina Liberty: Una serata su Bukowski

Il giorno 10/mar/10, alle ore 10:10, Ennio Abate ha scritto:

Cari/e Moltinpoesia,
non la faccio lunga. Alle ultime due iniziative (9 febb. su Fortini; 9 marzo su Bukowski), pur ben riuscite,  molte le assenze (non  mi riferisco a quelle giustificate) di vari assidui frequentatori (in passato) del Laboratorio.  La T ha voluto scendere  dal tram. Tra i presenti di ieri sera forte l'invocazione di riunioni "faccia a faccia" come agli inizi etc.).
[...]
Qui sotto la bozza della locandina per il prossimo incontro sulla Merini (in Palazzina Liberty).
La serata di ieri sera  su Bukowski è stata frizzante e partecipata. Lo stereotipo soprattutto massmediale dello scrittore "sporcaccione" mi è parso ridimensionato o quasi smentito. Pregherei Terzo di mandarci, se possibile, alcuni dei testi letti.
Un caro saluto
Ennio



Mayoor:

Sì, serata interessante. Strettamente all'interno del laboratorio forse si sarebbe potuto fare un giro di opinioni, ma in serate così, più didattiche e formali non è certo possibile. Sono quindi favorevole alla proposta di avere un'altra sede in aggiunta alla Palazzina.

Bukowski.
Mi sarebbe piaciuto sapere come questo scrittore e poeta si possa inserire nella tradizione artistica americana. Penso ad Hopper, al famoso quadro Nighthwks (1942), quello della vetrina illuminata di un bar dove ci sono tre avventori. Immaginando di entrare nel locale e andando a conoscere l'uomo di spalle seduto davanti al bancone, ecco che ci si troverebbe nelle poesie di Bukowski. E anche pensando ai temi pop della Beat Generation, che recuperarono parecchio della visionarietà di Whitman, anche in questo caso ci si troverebbe al cospetto di una visione più ravvicinata.
Confesso che da tempo ho preso le distanze da certe maniere della cultura d'oltre oceano, più che altro perché ci vedo un certo appiattimento delle emozioni, come ci fosse del pudore ad andare in profondità. Anche nelle loro divertenti commedie ollivudiane, troppo spesso se ne escono con battute laddove ad esempio i francesi, nel cinema, sanno fare meglio anche ritraendo un semplice sguardo. Il pudore di quella gente si riflette anche nella loro cultura più spregiudicata? Che dietro ci sia l'inossidabile mito di John Wayne?
Ieri sera si è chiarito e ne sono contento, anche perché non sono pochi i giovani artisti, anche qui da noi, che hanno colto soltanto gli aspetti euforicamente deprimenti di questa trasgressione. Colpa anche di certe scelte editoriali.

Accorsi:

Si, penso anch'io che si tratti di uno dei casi di ricezione molto distorta di uno scrittore.L'aspetto "dirty" è stato senza dubbio alimentato dallo stesso poeta ,il fatto è che questa sfaccettatura è poi stata, dai padroni del vapore,isolata dal contesto e data in pasto alla molta "pruderie" in famelica attesa.Personalmente trovo in Bukowski sia una sincerità straordinaria sia  un'arguzia sorprendente nel distillare le sue dolorosissime vicissitudini esistenziali in versi malinconici ma anche pungenti,disincantati.

N.B. Molto "professional" il Prof. Leonardo Terzo e la allegra brava Viciani ma temo sia umanamente impossibile ,in questo caso poter apprezzare la perla senza l'ostrica.

Colnaghi:

E' stato un incontro interessantissimo, io ero curiosa di conoscere meglio questo autore definito dalla critica "Il poeta maledetto" la cui poesia controversa è stata molto discussa.  La presenza della traduttrice ha  dato un significato più personale alla presentazione, con informazioni precise che  hanno contribuito ad avvicinarci all'autore.
Ringraziamenti a Leonardo Terzo e Simona Viciani.


Ciccarone:

In effetti è stata una bella serata, mi sono ricreduto su
un poeta che, avevo letto appena e subito tralasciato. Ho apprezzato i riferimenti
alla storia dell'arte (il dadaismo a cui si può riportare la poesia di Bukowski)
di Leonardo, e il  suo duetto spumeggiante con Simona Viciani. 

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