venerdì 12 marzo 2010

FOGLIETTONE "MOLTINPOESIA" N.3 novembre 2009

SAGGIO, PROSA, POESIA
Palazzina Liberty 14 maggio 2009
di Ennio Abate

Giovedì 14 marzo 2009 alla Palazzina Liberty di Milano la Casa della
poesia ha proposto un «Trittico di genere: saggio, poesia, prosa». Sulla
ribalta tre autori: Gherardo Bortolotto, Andrea Inglese e Massimo Riz-
zante, rispettivamente nelle vesti (strette, a quanto poi si è capito) di
prosatore, di poeta e di saggista.

Presentati da Giancarlo Majorino, che ha indicato nell’«intelligenza» il
tratto comune della loro ricerca letteraria, essi hanno letto brani di loro
opere recenti e discusso poi tra loro e col pubblico.
Nei testi di Bortolotto e Inglese era evidente la volontà di fissare da una
certa “distanza letteraria” spezzoni di realtà metropolitane visti dall’in-
terno e dall’esterno (oggettiva/soggettiva).
Rizzante - polemico contro la «Letteraturistan» (termine – credo -rical-
cato su bantustan: i ghetti dei neri nel Sudafrica razzista pre-Mandela),
la “pietrificazione” della poesia a lirica e l’etichetta (svalutativa a suo
parere) di “sperimentalismo” – ha accennato a Montaigne, «padre dei
saggisti» e all’inseparabilità del saggio dalla modernità e dalla prosa
(«il saggista è uomo di prosa: il contrario del poeta lirico»).
Per tutti e tre la “bestia nera” oggi da combattere è la Comunicazio-
ne dei mass-media, che ha contaminato la Letteratura spingendola ad
adottare le regole del Mercato e dello Spettacolo. Quale l’antidoto pro-
posto? Mi è parso di capire che essi propongano un “ritorno all’arte”
o almeno alla “passione artistica”: un recupero, dunque, della «visione
letteraria del mondo» andata in crisi.
Non c’è motivo di svalutare il loro tentativo.
A patto che si tengano i piedi per terra. Non ho capito, infatti, perché
i pochi scrittori oggi capaci, secondo Rizzante, di vivere la lingua come
«patria» e di dedicarsi alla fatica etica della forma debbano polemizza-
re un po’ visceralmente non solo con il mercato e la caccia al successo,
ma anche con una cosiddetta «grafomania di massa», e cioè – intendo
io – coi tentativi dei tanti scriventi (compresi noi di MOLTINPOESIA), che
sguazzerebbero (inevitabilmente?) nella palude (quanto indagata?)
del «bovarismo di massa» (Inglese). Io penserei piuttosto a un’alleanza
tra i cosiddetti scriventi “barbari” e gli scrittori critici ancora in possesso
delle “armi del mestiere”.
Un verso di Majorino («somiglianze fate un passo avanti»), da lui ri-
cordato a conclusione della serata, mi è parso un buon avvertimento
contro la facile tentazione dell’”artista” di ricollocarsi in una «solitudine
esiliata» lasciando nel loro brodo i comuni mortali, “grafomani” com-
presi.

AL DI LA’ DEI FILARI
di Rocchina Spellecchia

Chissà se le allodole
hanno il loro nido
sempre al di là dei filari,
tra cielo e terra,
dove tendeva candida
la mano bambina
cercando di toccar con dita
l’orizzonte …
China sul vitigno
portavi nuova linfa ai tralci,
tagliando il vecchio
per far largo al nuovo …
Il tuo profumo
si fondeva con quello della vite
in un unico destino.
Mirabile passaggio
nel succedersi delle stagioni.
Racchiudevi

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