martedì 5 ottobre 2010

L'ALBERO GRAMO di Ennio Abate


Non fate morire
quell'albero gramo,
che nella mente matura
ribelli semi vermigli.
Ambascia ci porta,
ma insieme pensieri
tolti alla morte;
e carezze al futuro.

Fra lugubri tonfi d'eventi
l'ombra sua mitoleggia
nel tutto del mondo.
In brio, in brina, al buio
o nel bianco solitario,
slimitato, come potato
dal logico gioco, sta.
La sua radice non dice
più a che ramo conduce,
ma, sol per lui, uomini puliti,
miti, oscuri nostri gemelli,
fra noi ancora vanno;
e, operosi, su incerti sentieri,
accendono luci tutto tatto
nelle celle cupe di sera,
dove ondula austera,
minacciosa, la biblica mela.

Lo scriba, arrestato
da immoti, dolosi discorsi,
dell’albero descrive a stento
un suo calco,  che subito stinge
e s'addossa al buio.
L'albero gli sfugge
in traballanti visioni,
freme negli scarabocchi,
sviene in canti alti;
né nenia l'intrattiene.

Per terra finito,
vien dato da molti,
da morte atterriti,
esso pure interrato,
sottomesso, sotterrato.
E noi volentieri,
solo a tratti furenti,
la poderosa fossa,
da lui ereditata,
colmiamo per finta
di minuscoli affetti,
gioie più prossime
e stenti sentimenti
senza sementi.

Ma, ohilà,
l'albero svetta là,
sulla strada dimenticata!
Orrido non è.
Alle belle onde non cede.
Non gocciola spiccioli
d'imposti doveri.
E dà dolore vero,
poiché innalza
il Conflitto sconfitto,
scorcia il nostro sgomento
e fermo ve lo ritorce.



2 commenti:

  1. Sembra di vederlo quell'albero, non in un verso ma lungo l'intero percorso di questa poesia; come si fosse in viaggio, passando in automobile, come ci fossimo fermati allo stop di un casello ferroviario.
    "Non fate morire quell'albero", è il primo verso, quello più importante, quello che arriva dal cuore prima ancora della poesia, quello che di solito si mette in chiusura.
    Caro Ennio, così combattivo e gentile... qui fai ragionare, ecco dove ravviso una differenza dalle poesie confidenziali che spuntano da ogni parte. So cosa vuol dire e perché, ma questo meriterebbe un discorso più ampio che qui non è forse il caso di fare.
    Complimenti per la metrica, è perfetta e usata con "naturale" sapienza... solo mi sembra che proprio l'uso di questa metrica consegni questa poesia un po' troppo nella tradizione. E anche qui sento che si potrebbe aprire un altro discorso..
    mayoor

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  2. "..che nella mente matura
    ribelli semi vermigli..."
    Questi sono i versi che più mi hanno colpito, (non che gli altri non lo abbiano fatto...)
    Mi piace comunque tutta...Triste perchè triste è la realtà...ma anche piena di speranza.
    Spero in una veloce maturazione di quei semi...
    Scorrevole nella lettura, ben scritta.

    Augusto.

    RispondiElimina

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