domenica 10 ottobre 2010

Stelvio Di Spigno: 3 poesie da “La nudità”



 

Fine settembre


Si presentano a orari in cui ognuno prende il volo,
verso le sette di sera quando ancora c’è il sole,
e con i loro gridi prendono forme umane,
un gigante, per esempio, o un volto conosciuto,
tanto che l’occhio non distingue il perché del movimento
e vorrebbe saperne di più, ma questi stormi
fanno a gara con corriere e treni di fortuna
a sparire per primi, risucchiando                         
il brusio dei pendolari, la stanchezza dei passi,
la finzione di tutto.

Vanno dove si disperdono altre voci,
questa volta scaturite dalle case in lontananza,
e c’è chi come noi ricorda vagamente
dove abbiamo ascoltato per primi
le parole che non hanno ritorno. 


Lettere inverse

Se a mezz’aria nel freddo e nel sole di febbraio si dessero
feste e compleanni con personaggi strani e depravati
in latrine e club privati per amori a ore                                        
così da farne un libro alla Houellebecq,
forse anch’io avrei molto da dire, anche i particolari
delle cose accadute veramente e le direi
senza farmi violenza, finalmente, facendo
quello che meglio mi riesce, stare a guardare il cielo,
attraversare l’aria, senza badare a niente,
non pensando a quanto perdo proprio in quel momento,
sentendo che è trascorsa e non è mia
questa bocca cucita sulla vita
che rimescola se stessa ora dopo ora, rimpinzata
di celeste al tramonto,             
quando si passa infiniti e inosservati.     
 Riposo

Certo vedere piovere è già dopo la meraviglia della pioggia
e quando si spara alle nuvole vengono fuori solo fulmini
ma anche la natura sa fingere, come finge la bassa marea,
non puoi dirle di lasciarsi andare, lo sta già facendo,

non è incredibile fare a meno di tutto e lasciare l’orecchio
sul cuscino, durante un forse, un perché, un quando,
la terra brilla tutta di luci di notte e non sono luci amiche
ma neanche il nero è un colore da interstizio, quindi

è meglio dare buca a questa giornata che non passa mai,
battere le lenzuola e non pensare a niente e nessuno,
come è vero che pensare a se stessi è sempre un niente
che si pensa inutilmente, tanto non siamo, non viviamo

e mentre siamo murati una luce si scolla, pensiamo sia
quella del balcone di casa, la spegniamo, rimane un alone,
non lo si può tenere in vita, bello è fingere di essere felici,
ma ancora di più restare vivi, mancando a se stessi
finalmente.
 





























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