sabato 26 marzo 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Scrivere al presente 8:
Marzo 1821 - Marzo 2011




«Fra un secolo si immaginerà che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva sulla nuova costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri, di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovanetti partigiani »
(da un discorso di Pietro Calamandrei all’Assemblea Costituente nel 1947)


Cancella, o Marcella
la Libia, stantio pane nostro quotidiano  televisivo.
Le facce belle di uomini e bambine
ridevano per noi (ma anche di noi) 
nell’attimo delle foto di  allora.
Poi nelle notti tremarono, urlarono
disfatte tra le macerie.

[«L'ultimo è il W-80 3, utilizzato,
 a quanto pare, anche come carico
per i moderni bombardieri B-52.
A tutt'oggi, fonti statunitensi militari
e scientifiche, calcolano la sua potenza
di esplosione intorno ai 200 kt.»]
 
«Li lasciamo tutti ammazzare?», chiedesti
ansiosa. «Nulla per loro possiamo più fare»,
ti risposi. Perché  eravamo già tutti morti.

« Finché permettiamo alla guerra
(che è sempre cosa molto diversa
dalla resistenza) di tracciare
il solco tra il giusto e l'ingiusto,
siamo già tutti morti.
Siamo cadaveri che pontificano.
Che danzano sui teschi di tutti
gli insorti che verranno».

Luca ebbe ragione a scrivercelo
in quel lontano, amaro, marzo 2011.

“Volenterosi” bombardammo Tripoli
e tornammo popolo dei morti semper
presdellarep in testa, benedicente:
«Non siamo entrati in guerra.
Siamo impegnati in un'operazione
autorizzata dal Consiglio di sicurezza 
dell'Onu».

Erano 150 anni esatti dal primo
albeggiante nostro Risorgimento,
ricordi?


 *
Marcella è Marcella Corsi  di Roma.
Luca è Luca Ferrieri di Milano.

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