venerdì 18 marzo 2011

CONTRIBUTI
Fabiano Braccini
Scrivere al presente 2


GIOVEDI 17 MARZO 2011: TRA INNI E BANDIERE PENSO

Il droghiere testaquadra ha terminato la mortadella, l’ha finita il tapino!
Io desidero la mortadella ora, subito, la voglio sentire saporosa in bocca,
la voglio masticare con quaranta denti, la voglio deglutire con rumore;
la voglio come una incinta d’improvviso vuole un cioccolatino fondente
rincartato di blu, da succhiare per il bene del bambino che si muove.

Mi guarda l’orologio dell’incrocio Ripamonti-Bligny-Sabotino:
sa che oggi non è giorno giusto con i morti giapponesi, i morti libici,
i morti in autostrada, tutti i morti del mondo di questo momento.
Con l’aggiunta delle ragazzine sparite, uccise (stuprate sì, stuprate no).
Con i pataccari estracomunitari che vendono ombrelli garantiti mezzora.


Accidenti al 24 che strigola sui binari in curva della Crocetta.
Eccoti infine, droghiere di Porta Romana con mortadelle dipinte di rosa
col pepe e senza pepe, con o senza pistacchi verdi profumati di verde.
“La mangio qui, tagliami un francesino: svelto che non ce la faccio più.
Sì, sì, va bene pure una michetta vecchia dimenticata da ieri!”

Mi arrivano i suoni del Centocinquantesimo dell’Unità d’Italia
e ora che mi si scioglie in bocca il gusto di ‘bologna’ canterei anch’io,
sventolerei anche io il tricolore e canterei stonato col boccone in bocca,
in mezzo a tutti i contenti della vacanza, della Piazza piena, del baccano: 
canterei “stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò!”

Basta poco a me per star bene! A me la mortadella mi cambia l’umore:
passo dall’ansia per le case galleggianti sull’onda vigliacca dello tsunami
alla serenità  della digestione tranquilla, pacata, anestetizzante.
Con lo stecchino che distrattamente passa e ripassa tra i denti,
‘passo’ dall’inquietudine per le ombre vaganti al ‘che me ne frega a me’.

Ma vedo altri che con tre note di hip-hop e un culetto che sculetta davanti,
con un giornale piegato in tasca del giaccone e una sigaretta penzoloni,
con la mostra di sé in Galleria, con la squadra che se vince va ai quarti,
col biglietto del tram che paga lui per chi non lo paga mai… …
vedo tutti ‘gli altri che se ne fregano della cacca che incombe sul mondo.

Fabiano  Braccini



3 commenti:

  1. LITALIHAFAMEMORTADELLAIUTACITUNAFETTAMARHACHIUSOGGILAVORODIOSOPEROSONESTORANNACASANSIMAFFRANTA. eMY

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  2. con un giornale piegato in tasca del giaccone e una sigaretta penzoloni,
    con la mostra di sé in Galleria, con la squadra che se vince va ai quarti,
    col biglietto del tram che paga lui per chi non lo paga mai…

    ecco, per questi tre versi il mio personale applauso.

    mayoor

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  3. ... ma oltre alla "cacca che incombe sul mondo" vi sono coloro che curano gli altri, li accolgono, li amano. Frequentano in silenzio le tavole deserte senza fare ciclostili e proclami.
    Metrolopitani e belli i tre versi che ha segnalato Mayoor: vogliamo ricostituire le percentuali di "cacca" e - almeno almeno - sperare?

    Giuseppe Beppe Provenzale

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