martedì 14 giugno 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Massimo Guidi
Non si sa dire più

 
Non si sa dire più
di quanto già si dica,
e si dice per dire,
come non si dicesse.
Si dice per non dire,
forse, dicendo ancora
ciò che si sente dire
e tutti sanno dire.
Così, chi dice, dice
e non fatica a dire,
o parla senza dire,
dicendo e già tacendo.
 * Nota

Ennio Abate @  Massimo Guidi
  Trovo Non si sa dire più come sospesa in un limbo, un po' sofisticata e...solinga.
 
Massimo Guidi @ Ennio Abate

Caro Ennio,
intanto grazie per l'onestà e la franchezza, davvero.
Effettivamente questi ultimi versi sono anche per me
'diversi', in realtà poco frequentati dalla mia solita tensione e dal
mio solito vaglio semantico e strutturale, ed anche per questo motivo
ho voluti proporli.
Ma, in generale, avverto ora, con sempre più
insistenza, il bisogno di un riscontro.
Forse perché non ho avuto il
coraggio di dedicarmi, ancora, ad una scrittura a tempo pieno, o alla
letteratura o alle scienze umanistiche in genere, o ad una qualche
professione attinente.
Forse perché non ho mai ceduto definitivamente
a questa che è, comunque, una mia necessità connaturata a ciò sento e a
ciò che credo di essere.
Al di là di un corpo di poesie da modellare,
che già in parte conosci, alcune pubblicate su altre riviste, al di là
dell'amore per la poesia italiana del novecento (a cominciare dagli
'scolastici' Ungaretti e Montale, culminando con una parte di Sereni,
di Pavese, di Luzi, di Fortini stesso o anche di Raboni, ma 'studiando'
anche i Ruffilli, i De Luca o i De Angelis più recenti), al di là di
una spinta sociale anche questa da far sgorgare più onestamente verso
un consapevole coinvolgimento sociale e politico, il mio 'rovello', per
certi versi elementare, verterebbe intorno all'ambizione di una sintesi
istintiva, banalmente utopica, tra un dovere di dire, in senso civile e
solidale con i miei simili, e un desiderio di bellezza, sciolta e fine
a se stessa.
Queso probabilmente  mi attrae, la
ricercatezza della lingua, i fondamentali della poesia, il ritmo della
lirica, ma insieme alla forza dell'espressione che si realizza
attraverso la qualità evocativa della parola stessa, nel suo impatto
vocale, adempiendo a un dovere di comunicazione altamente 'umana'.




3 commenti:

  1. Gabriele Zanolla30 agosto 2012 18:57

    Ciao Massimo, ho letto una brevissima recensione sull'ultimo numero della rivista "Poesia" che faceva riferimento ad una tua raccolta del 2004, "Vulnerabile". Purtoppo è fuori catalogo e non ho idea di come potermelo procurare, ho fatto delle ricerche su internet ed in varie librerie ma non sono davvero capace di trovarlo. Sapresti come aiutarmi? Non so se tramite questo commento riuscirò a contattarti ma mi farebbe davvero piacere poter leggere le tue poesie ed essere aggiornato sulla tua produzione. Lascio la mia mail: zannaorpheus@hotmail.com
    Ti ringrazio
    Gabriele

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  2. di questi pochi versi, anche se frizzanti e brillanti non si può dire nulla perché nulla c'è da dire che non sia stato già detto... ma, a parte gli scherzi, non si può esprimere una valutazione da questi pochi versi.

    giorgio linguaglossa

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    Risposte
    1. Caro Giorgio, grazie per il suo intervento divertito e pertinente, assolutamente in tema. Posso permettermi di proporle altri versi da leggere?

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