venerdì 4 novembre 2011

SEGNALAZIONE
2° Incontro del Laboratorio Moltinpoesia
alla Palazzina Liberty

Giovedì 10 novembre 2011 ore 18,30

alla Palazzina Liberty, Piazza Marinai d’Italia, 1

Milano

 

il Laboratorio MOLTINPOESIA, FAREPOESIA, Milanocosa e Il Segnale

invitano a discutere

il libro di Giorgio Linguaglossa
Dalla lirica al discorso poetico.
Storia della poesia italiana (1945-2010)

 


Roma, EdiLet, 2011

Sarà presente l’autore

«Che cosa è successo nella poesia italiana degli ultimi 65 anni? La poesia che si è trasformata in discorso poetico, ha un futuro? È in grado la forma-poesia di accettare la sfida posta dai linguaggi della modernità?» (G. Linguaglossa)


5 commenti:

  1. "È in grado la forma-poesia di accettare la sfida posta dai linguaggi della modernità?"
    Per ora mi vien da dire che 65 anni d'allenamento dovrebbero essere stati sufficienti. I poeti han perso le stampelle da che s'è scombinata la sintassi, e ora possono tentare di stare in piedi ciascuno sulle proprie gambe.
    Io sono per "l'arte di recupero" dei linguaggi correnti. Indagando nel dicibile mi rendo conto di offrire una poetica di consumo, tuttavia ho fiducia nelle risorse infinite del processo creativo. Conta la semiosi quanto la semantica ( dio, questo libro di Linguaglossa è una vero glossario enciclopedico).
    E non mi disturba che si parli anche di comunicazione. Troppe volte ci sono rimasto male quando, in certe letture davanti ad un pubblico non preparato, fin dai primi versi mi rendevo conto che nessuno ascoltava. Eppure erano i miei esperimenti, quelli a cui tenevo di più.
    La poesia non ha la puzza sotto il naso, è un fatto creativo che si può disseminare con fiducia. Cercare di restaurare una finalità formale e procedurale ha a che fare con la nostalgia? Il nuovo non è rinnovamento, ne' mi sembra giusto lasciare la poesia in mano ai folli o alle sole metafore. Ne parleremo.

    Ringrazio Linguaglossa per questo libro appassionato. A tratti mi ha lasciato dentro sensazioni che quasi avevo dimenticato, dai tempi in cui leggevo "memorie del sottosuolo".
    Davvero avvincente e istruttivo. Domande senza fine a cui i poeti tutti dovrebbero rispondere.

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  2. Commento di mayoor.

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  3. La poesia non è una telefonata o un messaggio cifrato . E'rivolta ad un interlocutore , quindi gli si chiede , quantomeno , di "metterlo sulla strada " della recezione senza per questo fagocitarlo a livello di settimana enigmistica . Conosciamo l'efficacia di tutti gli strumenti retorici ( i ferri del mestiere ) che concorrono alla produzione di senso . Ben vengano ; come l'azzardo intellettuale , l'invenzione verbale ecc. , senza però perdere di vista il "diritto" ( l'esigenza ) del fruitore che desidera condividere una esperienza o quantomeno avvicinare la propria "verità" a quella individuata o intravista nei versi che ha letto .
    Partendo da questa assunzione di poetica ( a prescindere da canoni correnti ismi ecc. ) Linguaglossa ha tentato una pervicace oggettivazione del suo discorso critico con risultati in gran parte condivisibili ; certamente legati all'approfondimento dello studio del linguaggio e inversamente proporzionali alla celebrazione delle buone intenzioni che lo hanno suscitato . Operazione , oltretutto , lontana dai canti di sirena degli uffici stampa dei "grandi" editori .
    Una sana anarchia critica che si legittima per la sua eccezionalità ( fisiologica e non costruita ) .

    leopoldo attolico -

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  4. Ieri sera sono uscito dalla Palazzina Liberty perplesso e preoccupato. Il quadro che si profila per la Poesia è di quelli apocalittici. La prospettiva è di una caduta libera fino al suo totale annichilimento. La Poesia è dunque moribonda o addirittura già defunta? Parrebbe così dalla discussione di ieri.
    Pur conscio del degrado culturale degli ultimi decenni mi sono domandato se una incapacità di base a vedere le cose in prospettiva impedisca anche ai migliori di comprendere cosa sia oggi la poesia, ma soprattutto cosa sarà nei prossimi decenni. Osservare un elefante con un microscopio, come fanno spesso gli studiosi (in tutti i campi scientifici), rende difficile comprendere il quadro d’assieme, e risulta spesso fonte d’incredibili equivoci.
    Sono nato negli anni '60 ma molti meccanismi comunicativi dei giorni attuali mi sono oscuri: non nascondo di far fatica a comprendere il mio tempo. Questo è un problema, ma non penso sia un problema solo mio.
    Pensare ancora oggi che le "major" dell’editoria, Mondadori ed Einaudi, possano essere portatrici di cultura e conoscenza, e sorprendersi della loro povertà d’idee e di strategie (se non quelle economiche), è semplicemente fuori dal tempo. Esse rappresentano solo se stesse, aziende come tante altre, anche loro all’affannosa ricerca di nuovi punti di riferimento, di nuovi approcci, sopravanzate a passo di carica dalla realtà.
    Forse la comunicazione poetica, così come il suo linguaggio specifico, seguono un'evoluzione sottotraccia che richiederebbe un ulteriore sforzo di comprensione di tale realtà. Non credo ai poeti come a monadi, impermeabili a ciò che accade intorno a loro e ininfluenti gli uni rispetto agli altri. E’ normale che un poeta, come qualsiasi altro essere umano, abbia un suo ciclo produttivo ben definito, con una crescita, un apice e una decadenza. La “finitezza” del singolo individuo (poeta) nulla toglie all’esistenza della poesia come necessità fondamentale dell’uomo.
    Per questo non penso che la Poesia, intesa come approccio alla vita e alla realtà, e come specificità comunicativa, sia morta, e non penso che morirà mai. Forse sono morte (o stanno morendo) le nostre idee e i nostri sistemi interpretativi e classificatori della Poesia.
    Flavio

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  5. Enzo Giarmoleo:

    volevo solo mettere in evidenza il successo dell'iniziativa. Notevole afflusso
    di pubblico,interesse per i libri di Linguaglossa e vivacità degli interventi.
    Per questa volta evito di enumerare i difetti logistici e tecnici della
    palazzina Liberty. enzo

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