mercoledì 14 dicembre 2011

Ennio Abate
Omaggio a
Gianfranco Ciabatti



Faccio circolare anche tra i moltinpoesia alcune  poesie di Gianfranco Ciabatti (1936-1994). Le prelevo dal «medaglione artigianale» curato da Roberto Bugliani a quindici anni dalla sua scomparsa su Nazione indiana (16 aprile 2009, qui), dove si trovano anche informazioni sulla sua vita, la sua militanza politica e un prezioso rimando al n. 34-35 della rivista Allegoria (gennaio-agosto 2000), che gli dedicò una sezione con interventi di Timpanaro, Luperini, Fortini, Cataldi, Commare.
Le riprendo perché Ciabatti, non intaccato né dalla sconfitta politica né dalla malattia, ha voluto e saputo parlare fino al momento della morte in «prima persona plurale», usando un «tu» collettivo e di classe o  il «noi» della storia ormai di un’altra epoca. Ha mantenuto, cioè, un rapporto conflittuale di fronte alla realtà sociale modellata dal Capitale. Non si è “dato pace” (neppure con il "piacere della lettura", aggiungo maliziosamente!).
Quel «noi», oggi, se siamo vecchi, è svanito dai nostri discorsi, tornati fin troppo  facilmente all’«io» o al massimo a un inquieto «io-noi». E, se giovani, non è quasi più pensato come possibile, anzi  è spesso deriso. Lo dico senza moralismo. Come presa d'atto di una realtà (ostile e da combattere per me).
Riporto l’attenzione a questa sua poesia per un’altra ragione. Ciabatti, pur scrivendo poesie (tra altre cose), adottò, come sottolinea Bugliani, «un lirismo rovesciato o negativo» e  mai abbandonò certi  temi “bassi” e “ignobili” alla Brecht. E fu consapevole - per dirla con Fortini - dei confini della poesia . E cioè? Lo spiega bene un commento di ng sotto lo stesso post di Nazione Indiana: «a differenza di tanti autori che pure mirano a politicizzare il segno, [Ciabatti] aveva ben presente la differenza (e la contraddizione) tra la prassi poetica e quella politico-ideologica; ben sapeva che l’azione nella parola, quand’anche condotta in opposizione, è ben poca cosa rispetto a quella nel reale, unica veramente capace di trasformare una situazione». Che, si deve aggiungere, ora che i tempi sono diventati ancora più bui, è ipotesi  più ardua, ma mai da abbandonare, anche se fossimo costretti per quel che ci resta da vivere soltanto a scrivere poesia. [E.A.]

Dal di dentro

Poiché dobbiamo viverci,
teniamo pulita la nostra prigione,
apriamo i vetri all’aria del mattino
zufolando immemori
che un giorno il sole ci accecherà
e la strada sarà troppo grande, per noi,
tremanti passi di convalescente
deboli sotto la madida pelle.
Noi dovremo allora richiamare
gesti antichi alla mente, ricusare
la pace che consente con la legge del silenzio,
tollerare la dura libertà
(aprile 1962)


Consiglio a un compagno

Quando ti accori dell’offesa ingiusta
e cedendo a languori consolanti ti compiangi
per cercare sollievo,
sbrìgati a tornare al tuo costume
di tranquilla freddezza,
perché le offese fatte a chi si batte
sono le giuste offese del nemico.
(1977)

Alla sua compagna

Il rischio non è che tu rompa con me.
C’è il caso che tu te ne vada
Guardando la mia schiena diminuire lenta,
e indietro tu ritorni per ripassare il limite
che varcò il nostro amore.
Più difficile è prendere con te
gioia più ardente o più fredda coscienza
e così provveduta lasciarti alle spalle
quel limite che è il nostro amore,
e me con lui.

La morte dei poeti

Non la serena facies
riflesso di sapienza rinunziata senza pena,
conclusione in arguzia estenuata dall’assenso,
ironia che rimette la sua resa ai vincitori,
ma sguardo che rotea dall’uno all’altro astante
stupori irriducibili di aliene volontà,
attese mantenute oltre la delusione,
astro di calore collassante dentro il petto,
la testa che crolla sulla spalla di chi amò,
una ciànosi e un rivolo di sangue,
mentre intorno i presenti che intesero capire
non capiscono più niente.

Cronaca

Diffondono gli sguardi dei morenti.
Un velo di bambini liquefatti si dilata
sui piani del mio cuore senza sponde,
e mentre mi succede di dissolvermi con loro
domesticato dalla bontà,
domando contro l’urto permanente delle lacrime
la costanza dell’odio,
la verità.

A un privilegiato

Tu vedi un minor numero di cose,
ma il vederne di meno, è codesto
che consente l’azione.
L’onniscienza impietrisce.
I mondi sono quello che sanno,
il nulla immobile riposa occhiuto
nella sua totalità.
Gli uomini ignorano quello che fanno.
Di se stessa sgomenta, e veggente,
ristà
la disperazione, nutrendo
il grido, non il gesto, di rivolta.

Rettifica

Nostra specie non si occupa
del primo dato
ma di quanto ne segue
o giace a latere.
Blando il dio nostro
(o geloso, se vuoi) – ci ispira un dire
elusivo,
ci risparmia (o ci vieta)
un dire conclusivo.

Il materialismo incompiuto di Giacomo Leopardi

L’anima umana, disse,
desidera il piacere, unicamente.
E come il desiderio è infinito, infinito è il piacere
desiderato,
e quello solo estingue con la morte infinita
non questo con sorsi finiti di vita
la natura matrigna.
Benigna, allora, da misericordia
verso di noi fatta,
ci donò la virtù d’immaginare l’infinito
e infinito il piacere e illusioni a saziare
lui sitibondo.
E misericordioso questo vano
sorridere del mondo ai fanciulli, pertanto,
illuminava l’anima e, più che ai conoscenti,
agl’ignoranti.
E proprio così disse: “l’uomo”, “l’anima”.
E non vide, il poeta, il plurale indistinto
dei corpi dominati, non vide il piacere, disceso
da cieli impenetrabili,
fermarsi a questa soglia, disperare di raggiungere una qualche
soglia d’anima, oltre la piaga torpida
del bisogno assordante,
un qualche uomo che fosse
meno che creatura.

19 commenti:

  1. Ennio è molto vero quello che tu dici. Trovo però tanto pessimismo e tanta tristezza nel tuo guardare ai nostri tempi, questo toglierà la forza nel combattere non ci permetterà di trovare nuove armi per un nemico che vuole farci soccombere. Queste poesie rivelano un grande attaccamento alla vita reale ma tanto pessimismo e morte , il noi non è stimolato alla rinascita ma quasi alla fine. Mi chiedo allora non sarà il suo Io indebolito dalla vita e dalla malattia che rende così (almeno perme) debole il Noi? Le poesie mi sono molto piaciute . La gioventù va spalleggiata dalla vecchiaia ma con fervente collaborazione ed esperienza raccontata con entusiasmo. Emy

    RispondiElimina
  2. Ennio Abate a Emy:

    Sarebbe bello poter fare un bilancio storico o anche limitiato alla propria vita personale ponendosi questa domanda: hanno fatto più danni (all'umanità, a me, alla gente che ho conosciuto) i pessimisti o gli ottimisti?
    C'era un bel passo di Simone Weil, che adesso non trovo, in cui lei durante la guerra di Spagna rimproverava proprio ai dirigenti antifascisti di non dire la verità su come stavano le cose per timore di demoralizzare i combattenti antifascisti.
    Ma poi basta vedere a come si è ridotta l'Italia sotto la guida di uno che faceva iniezioni di ottimismo ridens promettendo milioni di posti di lavoro e assicurando che
    la situazione economica era quasi brillante.
    O basta vedere come tutta la sinistra, per timore di apparire pessimista, ha continuato a star dietro al ridens e ora all'agido tecnocrate
    Monti, che sempre ottimistica-mente con le sue misure farà aumentare il numero dei pessimisti.
    E poi come si fa a "rinascere", se prima non si muore?
    Dai, manco Gesù è riuscito a fare questo miracolo (rinascere senza morire).
    E vedi che il pessimista Leopardi non era affatto un piagnone. La sua ginestra resiste alla lava finché può senza piegarsi.
    Invece i fiorellini degli ottimisti
    si piegano subito.
    Infine, "la gioventù va spalleggiata dalla vecchiaia"?
    Boh! E perché non il contrario?
    O perché non un'alleanza giovani/vecchi consapevoli di come stanno le cose contro giovani/vecchi che vogliono a tutti i costi nasconderle?
    Quanto al "noi" di Ciabatti non credo che il suo indebolimento derivasse dal suo "io" minacciato dalla malattia che lo portò rapidamente a morte. Quel "noi" era politico
    e venne disfatto da scelte politiche di compromesso (storico). Ma qui in discorso si farebbe pesante e chiudo.

    RispondiElimina
  3. Emy come mai hai usato la parola pessimismo ?
    era la prima che ti sarebbe stata manipolata e rivolta contro?

    E se non avessi usato quella parola, quali e quante altre ti sarebbero state capovolte per ribadire il (pre)giudizio?

    è pazzesca la tua tenacia con il tuo vero tu a tu, ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. quanti ne hai incontrati nella vita? io una collezione notevole, non è mai stata possibile alcuna costruttiva relazione, solo illusione, dispersione d'energia, amarezza inutile.

    un abbraccio.
    ro

    RispondiElimina
  4. Emy mi viene in mente un'altra cosa e in realta altre mille ancora, ma te ne lascio solo una.

    Quella mia di prima, del primo commento , era valida che tu fossi un uomo, una donna, un vecchio o una bambina. Questa che ti dirò invece è esclusivamente "anima" femminile / maschile armonico quasi androgino.

    Ti è stato opposto un parallelo quasi che tu, con il tuo sentire e riflettere, fossi condizionabile e condizionata dal papisystem sorriso durbans, o prima ancora anni '80 etc....ergo una bella mazzata che mi ha fatto uscire dal silenzio, perche significa aver capito sentito ascoltato assorbito della tua poesia "un cazzo"( è voluto lo sproloquio per quanto segue)

    In realtà quell'argomentazione è una trappola, non per te ma per chi l'ha esposta.

    Le martellate non sono solo quelle falliche strictu sensu intese, tipiche ad esempio quelle dell'"ottimismo" donnaiolo del nonnetto di arcore.

    C'è chi usa il martello fra le gambe come il nonnetto ottimista da mausoleo, c'è chi invece usa quello trasferito a livello testa (o latri parti del corpo) , può essere la professione, la famiglia, l'arte, lo sport etc etc ma non fa differenza alcuna perchè sempre comportamento maschio/cazzo rimane( saturno o crono etc etc che siano) e non è che il nonnetto è peggio , sono sullo stesso piano.

    RispondiElimina
  5. A Ennio:
    Non ho parlato di stupido ottimismo ma di vitalità crestiva ,spirituale .sociale ,politica insomma credere nel cambiamento.Al mondo c'è tanta gente che ci crede non sarà la maggior parte ma se la lasceremo sola sarà una battaglia persa prima di iniziarla. Io sono per natura pessimista ma nella vita ho sempre lottato affinchè il pessimismo non annullasse la forza per cambiare ciò che non andava. L'amicizia il dialogo la lealtà il fervore non sono qualità berlusconiane ...e come si dice a Milano non confondiamo le palle col cervello.

    A Ro:

    Non ho mai fatto distinzioni tra il modo di pensare maschile e femminile, non lo voglio fare perchè credo nell'intelligenza basata sull'intuizione e sulla sensibilità cose di cui tutta l'arte ha bisogno soprattutto la poesia e poi il sessismo mi ha sempre dato molto fastidio, almeno dopo il '68. Ciao Emy

    RispondiElimina
  6. Non si tratta di sessismo , Emy . Si tratta di aver chiaro da parte di chi ha così ha cuore cervello fegato e anche chiappa ma appunto in corpo tutt'uno , la relazione armonica tanto più in tempi capovolti e disarmonici , altrimenti vuoi per l uomo vuoi per la donna , vuoi per l'essere umano, ne verranno in luce l uomo o la donna spezzati, cosa che con CON gli altri ha una sua armonia, mentre non ne ha alcuna confermando il deserto se é un continuo sterile " duello" spacciato per critica sociale . Ennio che ha un grandissimo potenziale femminile quando fa solo il poeta , si rinnega quel tuttuno quando deve metterlo in gioco Con CON gli altri, attingendo tutta la sua energia solo dalla forza tipicamente maschile , per fare cosa ??? Per riconfermarsi meglio che esistono solo i grandi, oppure quelli che devono morire per entrarvi , e quindi per giunta facendo godere i poteri " ufficiali " di quella poesia commerciale che vorrebbe criticare. Autodistruzione in linea con quanto voluto dai poteri forti che hanno creato i deserti umani quindi di conseguenza quelli poetici .... una cosa insopportabile proprio perché siamo in presenza di un Poeta non certo di uno spazio poesia pubblicità .

    RispondiElimina
  7. Cara Ro,

    la forza tipicamente maschile di Ennio, che lui ha secondo te voluto dimostrare si è scontrata spesso anche con forze tipicamente femminili e questo ti dirò che non mi è dispiaciuto. Quando invece parli del poeta, lui ha tutta la mia ammirazione, mi piace molto la sua poesia e non solo a me e non ha solo il potenziale femminile quando fa il poeta ma anche un senso della realtà che fa molto pensare sia da un punto di vista poetico che socialpolitico. Per quanto riguarda i grandi... hai mai visto un grande davvero grande che si espone attraverso altri o cerca strade per apparire sul blog o in pubblicità? Se uno è veramente grande se ne frega dell'apparire percorre la sua strada rimuovendo gli ostacoli a testa alta , non si arrende mai e si espone onestamente ovunque esso sia . Purtroppo andare tutti d'accordo come la famiglia del mulino bianco è cosa impossibile e poi ogni tanto è giusto discutere.scontrarsi, darsi qualche capocciata solo così emergono i problemi quelli veri s'intende. Io sono solo una che scrive per una sana passione per la poesia , agli altri lascio la scena . sai Ro stare a guardare e ad ascoltare a volte è anche divertente. Ciao Emy

    RispondiElimina
  8. Molto divertente , come il mulino bianco infatti .-)

    RispondiElimina
  9. PS
    Muro contro Muro è brutto ma è bello .-)

    RispondiElimina
  10. nonna abelarda che vede sexy babbo natale....

    RispondiElimina
  11. Ma tu non hai mai visto Babbo Natale quando scende dal camino e trova qualche bella donna che lo invita a dormire con lui, me l'hanno raccontata...uno schianto!!!! Emy

    RispondiElimina
  12. tornando ai testi - molto belli - da cui si è partiti, vi si dice:
    [..]
    ma sguardo che rotea dall’uno all’altro astante
    stupori irriducibili di aliene volontà,
    attese mantenute oltre la delusione,
    astro di calore collassante dentro il petto,
    la testa che crolla sulla spalla di chi amò,
    [..]
    Questa è (dev'essere) per l'autore la morte del poeta. E la sua vita, aggiungo.
    Emy, non c'è pessimismo secondo me. Ci sono strenua intenzione di conoscenza, di verità, capacità di stupirsi (e di stupire), irriducibilità nel proporre desideri diversi dal dominante, intenti che permangono (vengono tenuti vivi) nonostante le delusioni, una forza del desiderio che sostiene di calore e strema, la stanchezza estrema del fare insieme...
    un abbraccio
    Marcella

    RispondiElimina
  13. Cara Marcella
    quelle strenui intenzioni sono magnificamente esposte dall'autore che apprezzo davvero tanto ma quel noi che Ennio vuole sempre giustamente sottolineare qui ha un altro segnificato, mi sembra più vicino ad un io che cerca fiducia in se stesso , in quello che crede e disperatamente lontano da chi ascolta non per intensità ma per grande sfiducia nell'umano. Cia Marcella un abbraccio da Emy

    RispondiElimina
  14. mi era sembrato che tu estendessi il pessimismo a Ciabatti. Ma se ci pensi bene, anche Ennio: perché farebbe quello che fa se avesse così grande sfiducia nell'uomo?
    ciao
    marcella

    RispondiElimina
  15. Ennio a Marcella ed Emy:

    La vera domanda (atroce!) da fare sarebbe questa:
    perché quelli/e che dichiarano "grande fiducia nell'uomo (o nella donna)" non fanno quello che fanno i "pessimisti" (come Ciabatti, Ennio, etc.)?

    RispondiElimina
  16. Ad Ennio:
    Perchè percorrono altre vie e spesso non ci si incontra ,qualche volta ...ci si scontra.Emy

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.