domenica 4 dicembre 2011

SEGNALAZIONE
Marina Massenz,
La ballata delle parole vane

Lunedì 5 dicembre, alle ore 21,

alla Libreria popolare di via Tadino 18,
a Milano, 
 Marina Massenz presenterà
la sua nuova raccolta poetica
(casa editrice L’Arcolaio)
Intervengono
Ennio Abate e Paolo Giovannetti.

Con garbo

Noi che siamo quelli che si amano
che sempre la sera si lavano i denti,
noi che rimbocchiamo il letto prima di
iniziare a litigare, serviamo
il garbo solo come antipasto. Poi io
parto con lo scoppio, esplodo nell’urlo,
“l’aguzzo nasino” ti fracasserei,
ti vorrei fare nero, pesto di pugni
per ridurti in poltiglia, azzerato,
assoluto finalmente il silenzio.
Prego, non c’è di che.


*
Una sfuriata
E tu provaci, se vuoi,
ad andare con un’altra!
Vedrai i miei canini
allungarsi in zanne
e i miei capelli
come serpentelli guizzare.
Vedrai le mie mani deformarsi
le unghie allungarsi in artigli
e la bocca sputare fumo e fuoco.
E tu provaci, se vuoi.
Ma poi non dire
“non volevo non sapevo”
non fare quello sguardo
dimesso e non avvicinarti
non toccarmi… è tutta
scaglie di vetro la mia pelle!
E tu provaci, se vuoi, che io
rido, rido, rido.
*
Banalità
Il sapore scialbo
di quelle quattro frasi
il sorriso svagato
la compostezza
il gesto levigato
molto sfumato
l’esserci sempre
in apparenza.
Era fatto di pasta e patate.
Mancavano rape, rucola
e carciofi. Una dieta
ipercalorica, ma senza sale.
*
Gelo
Una porta nuovamente chiusa
il rumore secco della serratura.
Smettetela, non fatemi più sentire
le grida di questi bambini morti.
Quella tua mano alzata,
ma non a benedire, a dividere,
quel tuo gesto inappellabile,
conclusivo. L’uscita.
Come si è girato il dolce
miele in amaro tra i denti
le carezze in scosse
il tenero in furente?
La nostra fenice
(muore e risorge muore e risorge)
è stramazzata al suolo.
Si è fatta pietra, come diecimila
anni dopo l’eruzione. La cenere
non genera più, sepolta nel ghiaccio.
La notte incombe. Troppo tenero
il frutto e piccolo il bambino
per tollerare, dopo la bufera,
il gelo.
*
L’ora del fuoco
Ci siamo uniti
molte volte nell’acqua,
assetati e dissanguati,
a volte nella terra,
esploratori senza mappa
di caverne.
Siamo stati vento:
molte brezze spiravano
tra i nostri corpi abbracciati
da tutti i punti cardinali,
impossibile distinguersi
impossibile raggiungersi
completamente.
È tempo ora del colore
porpora stillante oro
delle braci, da tempo in noi
rannicchiatesi sordamente.
*

Lisciami

I
lisciami
come fossi la tua pelliccia preferita
e raccontami piano la storia dell’orso
e quella dell’igloo, storie che all’alba
non ricordi più, quelle che navigano la
mente nella semioscurità e alla luce
si sfilacciano, trame e tele sparpagliate.
Raccontala all’orecchio, perché nessuno
senta e pazzo ingelosito ci separi.

II

Io ti dirò invece delle case,
che nel mio sogno si aprono in spazi
sempre stranieri, sconosciuti;
un nuovo corridoio, la stanza che
non c’era, e l’arredamento, dal nulla
francescano al drappo di broccato, quel
mobile della nonna ritrovato,
il puro acciaio, l’high-tech. Perciò
raccontami la storia dell’igloo,
la notte non so mai dove sto
e smarrita vago senza
nulla far trasparire.
III
Ma quando invece ti sollevi cacciatore,
e punti il cervo, il suo palco mal celato tra
le foglie, allora abbassa l’arma e lasciami
fuggire; guarda come corro, verdi balzi
in ogni direzione, elastici appoggi…
ho una mia grazia selvatica!
* * *
Marina Massenz è nata nel 1955 a Milano, dove vive. Psicomotricista, si occupa di terapia e formazione. È autrice in questo ambito di tre libri e numerosi saggi. Ha pubblicato nel 1995 la sua prima raccolta poetica: Nomadi, viandanti, filanti, ed. Amadeus, Cittadella (Padova). Suoi versi e prose poetiche sono state pubblicate su: Accordi, Inverso, Qui-appunti dal presente, Il Monte analogo, Poliscritture, Le voci della luna, La poesia e lo spirito, X Quaderno da fare (di Biagio Cepollaro).

12 commenti:

  1. Davvero dirette come proiettili queste parole mi fanno pensare a qualcosa di mio non so , neanche troppo lontano, il femminile irrompe come una frana e spezza anche la più forte certezza , non si ferma ma potrebbe anche commuovere . anzi sì commuove , anche dietro alla risata.Anche la musicalità è di scoppio e poi pioggia lenta. Dovrei parlarne con l'autrice. ma purtroppo lunedì...riunione condominiale... . Massens, mi piace. Emy

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  2. belle poesie, soprattutto per certi dettagli antiromantici, che stravolgono il tutto....e si sente una certa tesa costruzione della struttura lirica: mi piace l'uso della cesura. questa guerra ferina interna alla casa...come un delirio a due. alcune di queste poesie compongono una sola poesia. è un discorso frammentato e ripreso e poi di nuovo spezzato (con il partner antagonista) - si sente la belva che marca il territorio. l'evento-belva!
    ;))

    erminia

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  3. Non amo l'aggressività e istintivamente davanti ad essa ,in qualsiasi forma mi si presenti mi ritraggo. Questo mi è successo al primo approccio con queste poesie.Poi ad una lettura successiva mi sono lasciata catturare invece dalla loro forza e incisività. Da quella lotta espressa da immagini piene di "fisicità", espressioni di una lotta che appartiene all'autrice, ma anche a noi.
    Il linguaggio franto, a volte duro sempre concreto e sorvegliato si ricompone ,secondo me nelle poesie in una forma fluente .
    E così..Molto belle e originali queste poesie.
    Maria maddalena Monti

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  4. Io vi sento anche un enorme struggimento di sconfitta dell'essere nel "mondo", perché là, dove la coppia infuria, vuol dire che l'esterno, il politico, il sociale, è gravemente difettoso, carente. e questo sempre dispiace registrare, in una poesia, che non sia poesia 'assurdista'. erminia

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  5. A Erminia:

    davvero non avevo pensato all'aspetto politico,sociale, esterno , leggendo queste poesie. Mi fai davvero riflettere. Sono punti di vista da considerare molto seriamente. A riguardo mi piacerebbe sentire il parere della Massenz. Emy

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  6. A Emy: grazie Emy. Io penso che quando c'è troppa infelicità di coppia in generale ci sono cause esterne, nel tessuto sociale appunto, come dicevo, o anche più ampiamente familiare, in senso di comunità. Ho un appartamento intrappolato tra due famiglie vicine in cui regna la lite coniugale: mi sembrano due inferni, ...ogni volta tremo, pensando: oddio qua ci scappa il morto o altro peggio ancora....ma poi quando escono, e li vedi sul pianerottolo o nell'ascensore, o in strada, nei negozi, sono tutti perfetti e borghesemente sobri. Ma non è per ipocrisia, solo per necessità.In entrambe le sue coppie che sento litigare, è sempre la moglie però la più violenta, e forse anche la più innamorata. e.

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  7. devo dire però che quando li sento litigare vorrei andarmene a vivere nella fortezza della solitudine con mio marito, e penso: ah no, io con il mio maritino voglio solo grazia ed armonia: nel senso che i loro litigi mi motivano a mantenere la perfetta armonia: dunque sono socialmente esemplari del contrario esatto di quanto si debba creare in una coppia.

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  8. Già la perfetta armonia... . Nei rapporti violenti nessuno è innamorato è solo dipendenza, assurda, mortificante,agghiacciante dipendenza.Anche la violenza psicologica fatta di silenzi, regalini al momento "giusto", rapporti sessuali senza nessuna soddisfazione, baci davanti ai figli perchè non capiscano( e loro capiscono eccomme!) è terribile , ma di botte si può anche morire. Ciao Emy

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  9. Rifletto sul fatto se non sia un caso che vi sia" un coro" senza Achille o Ettore, etc etc.
    Antifone ovunque anche qui, intimo e politico, personale e pubblico, oltre la tragedia e il dramma.
    Il conflitto maschile / femminile nelle varie relazioni di essere al mondo, era già eredita pesante. Il falso progresso lo ha reso manifesto in modo ancor più lacerante.

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  10. già già!


    laddove, "più innamorate", Emy e Ritarò, per me significava, appunto, "più sottomesse, dipendenti, risentite..."

    infatti, se una o uno sta normale in un rapporto, secondo me, prima di essere "innamorato", semplicemente "ama", vuole "bene".

    una sera, due anni fa, con una mia amica americana del Montana, tale Sabine, di origine tedesca... - madre di una bimba di 9 anni, e vedova a soli 32 anni - siamo pervenute alla traduzione in inglese di "ti voglio bene" (espressione che in inglese non esiste come distinzione da "ti amo":

    abbiamo fatto una specie di seminario domestico quella sera davanti a una bella camomilla, ed il risultato fu:

    "I wish the "good" (the "best") for you...I wish you the good..."

    che significa,

    "mi auguro il meglio per te, ti auguro il bene"

    : ecco cosa significa il nostro "ti voglio bene": "ti auguro del bene..."

    ora, questo non è esattamente il sentimento (di augurare il bene all'altro) e la disposizione di animo di uno o una "innamorato/a" in una coppia.....(da qualsiasi latitudine del mondo si inquadri la questione)...

    quanto piuttosto "ti voglio mio/a"... "devi essere mio/a": ti auguro di rimanere mio!

    ha un aspetto di paradosso, in quanto la mancanza di libertà, che viene dall'appartenere, nella coppia, all'altro, in questa specie di amore-possesso, è la negazione dell'amore.
    Saluti con tutto il sole.
    erma

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  11. È da cento vite cara Hermione che non risolvo l assurdo dentro fratelle e fratelli... Anziché stare al gioco più vitale, così come dicono di volere, lo negano agli altri e in fin dei conti a se stesse/i . Che sconfitta.Eppure , sarà per la tua H o la vostra E risulta meno dolorosa. Grazie . Vostra ritaró

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  12. A un uomo non passerebbe mai per la testa di scrivere "e tu provaci ad andare con un altro". Sarebbe un padrone, un maschilista, una persona che non ha fiducia in se' ( e quindi negli altri). Nella donna sembra un gioco di seduzione, Marina Massenz però ci mette ingredienti naturali ( l'orso, il cervo...) e quindi il messaggio ne risulta rafforzato. Nelle relazioni i giochi primordiali sono ancora intatti, per fortuna, è quando ne mancano che ci si mette gli occhiali per guardare altrove. Ciao

    mayoor

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