venerdì 18 maggio 2012

Lucio Mayoor Tosi
Stella che...


Stella che non vedi nel cielo notturno annuvolato
ma c'è, come qualcuno s'accendesse una sigaretta 
nel bosco degli alberi non più morti. 

Questo agglomerato tutt'intorno ai supermercati  
è solo spazio da riempire. Non fondamentale, dice l'architetto. 
Da qui a qui zona franca, posteggi, aiuole e divieti. 
Area per bimbi e cani, consolati e sedi della ASL. 
Tutto ciò che potrebbe servire, ma che non serve 
tra vita e non vita. 

Eppure lì, ne sono certo, c'è una stella che s'è tradita.

6 commenti:

  1. Avevo inviato questa poesia alla mailing list dei Molti per rispondere al saluto di Giorgio Mannacio che scriveva tra l'altro questo verso:
    "Perché dovrebbe se di una stella spenta
    oggi soltanto arriva lo splendore ?"
    Naturalmente il senso della sua poesia è assai diverso e non c'è relazione con quanto ho scritto, ma avevo colto la coincidenza tra l'immagine metaforica della stella con questa mia che avevo appena scritto.
    mayoor

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  2. Che fortuna che quella stella si sia tradita!Dà un senso bellissimo a tutto il tuo scritto. Emy

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  3. ...é forse la stella di tante speranze disattese della gente di periferia? Là dove i sogni di una vita a misura d'uomo sprofondano in scarabocchi incompiuti? La geometria delle strade chiuse? Il labirinto in cui prima o poi ci imbattiamo? La stella é la sfida del continuo riprovarci o sperarci?...Sono solo impressioni
    Annamaria

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    1. Può essere, Annamaria, ma non ho tentato una metafora. La stella nella poesia di Mannacio è una metafora, questa invece vuole essere una stella vera. Ma può essere interpretata anche come dici tu.
      Le immagini sono di tipo iperrealista. Si ottengono evitando gli aggettivi che suonerebbero come giudizi, ma il giudizio è implicito nella scelta stessa delle immagini: "posteggi, aiuole e divieti / Area per bimbi e cani, consolati e sedi della ASL." Non c'è un aggettivo, ma l'accostamento delle immagini dovrebbe bastare a trasmettere l'angoscioso stato esistenziale di chi osserva. E' iperrrealismo alla Hopper, non tenta virtuosismi fotografici. Il linguaggio non cambierebbe se, anziché descrivere un ambiente di periferia, avessi scritto di immagini nel centro urbano commerciale. Per tentare il gioco critica di questo laboratorio, direi che è ancora scrittura del novecento. Ma non del tutto, infatti l'assenza degli aggettivi vorrebbe essere, per me, anche la rinuncia all'abbellimento onirico delle parole, che vorrebbe essere ricerca di verità. Ma non ci sono riuscito perfettamente, versi come " ...alberi non più morti." e "Tutto ciò che potrebbe servire, ma che non serve / tra vita e non vita." mi sembrano romanticherie.
      Grazie per i commenti.
      mayoor

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    2. Correggo:
      Ma non del tutto, infatti l'assenza degli aggettivi vorrebbe essere, per me, anche la rinuncia all'abbellimento onirico delle parole che considero sovrastrutturale, per restare quanto possibile nella ricerca di verità.
      m.

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  4. Sempre più bravo Mayoor a proporci la novità della tua ricerca.Il paesaggio urbano che descrivi non offre appigli e sicurezze.
    Esiste, è lì da descrivere con le sue banalità ,con il suo respiro e non respiro.
    La stella, c'è, come tutto il resto.
    In questa poesia, fatta di cose si sente una sospensione, come dici tu, anche del giudizio
    Maria Maddalena Monti

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