giovedì 5 luglio 2012

Raffaele Piazza
Poesie



Nuvole e Alessia


1
Da dove tu sei, in via Petrarca,
vedi la stessa nuvola, mi dici,
nel mio da Piazza Dante
scorgerla e

2
il telefono a unirci in voci
nel coro di questo postmoderno
occidentale. dici la nuvola
si sfiocca in forma di cavallo
candido il cielo sopra Napoli e


3
sarebbe bello se fosse Roma
o Firenze, mia Alessia rosavestita
come le nuvole di Ischia della
villeggiatura duale delle conchiglie e

4
oltre le cabine telefoniche incielate
dove ridesti come una donna
a inizio primavera nel deserto
riseminato che ora è il segreto
giardino e

5
non chiedermi, Alessia, tra i campi
di grano profani se è solo un azzurro
ad accentuare la voglia nel fieno
l’incanto duale e poi viene la nuvola
in forma di pesce, nuvole, nuvolette e

6
piove, Alessia, amniotica pioggia
sul tuo grembo per redenzioni
ad ogni passo e resurrezioni e c’è
dio che cammina in lontananza e

7
invita alla gioia, che poi ne sporga
anche felicità per quella foglia
d’alloro sul tuo braccio che prendo
per un erbario nuovo, dopo quello
archiviato per le teche e

8
dietro la densità dell’aria in  splendore
del tuo volto, Alessia, attimi fantastici
e spicchi di melarancia sul tuo amore
di viso di madonna barocca
in un incrocio di forme, a iridarti
degli occhi la bellezza ad estendersi
in quel bianco agglutinato e

9
allo sguardo dove traspare di fiume un greto
e di scalinata un’altra nuvola, stavolta
grandiosa che ci ingloba in un’unica
messe che dà pane in salite fino al cielo e

10
vedi, Alessia, sgronderà la pioggia e il tuo
di gioia pianto bagnerà i miei occhi per seminare
pari a lente per della nuvola la forma
mutarla da geranio in rosa.

*

Estate 2012 di Alessia


1
Prologo

Scende il caldo fino alle fibre
dell’anima di Alessia nella casa
dell’albereto. Silenzio e dopo cinque
minuti il telefono squilla.
Dalla doccia amniotica esce
per rispondere a Giovanni
lontano un quartiere di città.
Ragazza Alessia al colmo
della grazia, capelli biondi
ed occhi azzurri campiti nello
specchio fino ad altre destinazioni.
Prima di dire pronto il segnale
degli amanti, suono di bacio
al varco delle labbra, la linea della
gioia.
Oggi non è andata a fare la commessa
il tempo attende la disadorna
via serale, aggiungete un salice
agglutinato alla forma
del sorriso, Alessia rosa vestita
per la vita.

2
Nel Sud Alessia vive e salva
Giovanni dalla selva. Oggi
corsa  al Virgiliano felice
come una donna, sedici anni
contati come semi. La corsa,
il moto delle onde di un mare
da guardare a contenerla.
Alessia tra le cose di sempre.

3
Alessia e Giovanni in auto
nera scatola a contenerli
per fare l’amore al Parco
finestrini ricoperti dai fogli
dei giornali mai letti.
Libertà di Alessia pelle
a godere pensando (e se poi
mi lascia?)

4
I gabbiani nei pressi dell’auto
urlano: attenzione a non fare bambini!!!

oltre  la chiave di una foschia che sale.

5
Estate che leviga le menti delle
camere
 e ci sarà raccolto per Alessia
oltre le geografie
delle anime infinite.
Alessia, presagio di vittoria,
esame superato prima del
tempo e si resiste
(e tu, lettore, non pensare
che sia l’esame di maturità
della scuola).





* Raffaele PiazzaPoeta e critico letterario. Vive e lavora a Napoli presso l’Università Federico II come tecnico elaborazione dati. Collabora e ha collaborato con numerosi settimanali, mensili, quotidiani. E’ poeta e critico letterario. E’    redattore di Poetry Wave Vico Acitillo 124 www.vicoacitillo.it. e de La Mosca di Milano. Ha pubblicato poesie su varie riviste e le  raccolte poetiche Luoghi visibili (Amadeus, 1993), La  sete della favola (Amadeus, 1994),  Sul bordo della rosa (Finalista al Gozzano 1998 e Selezionato al Camaiore 2000) e Del sognato (La vita felice 2009) .

  

14 commenti:

  1. Interessante poetica. Una struttura solida, funzionale ad un verseggiare che erompe in evanescenze, sogni, ricadute, incarnazioni...Una lettura stimolante, insomma.
    Grazie

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  2. Interessante l'uso del frammento sì. Ma leggendo non riesco a togliermi dalla mente Gigi D'Alessio, o Federico Moccia. Poco male, non so... c'è qualcosa di pop, anzi ce n'è molto. Troppo. E non basta l'uso di bizzarre aggettivazioni (cabine telefoniche incielate, amniotica pioggia, e quell'altro davvero zuccherato Alessia rosavestita... ). Non basta perché resta nella superficie scelta dall'autore, che a me sembra ovattata e fintarella. Magari piace alle ragazze.
    mayoor

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  3. Uno strano ibrido, mi stimola reminiscenze della ragazza Carla - alla lontana, s'intende - la ragazza Alessia degli anni duemila; ma anche rimandi a un sentimental-pop tipo Anna e Marco di Lucio Dalla, anche se quella mi sembrava più poetica (forse complice la musica...). Non riesco a dare troppo torto a Mayoor.
    Ciao
    Flavio

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  4. l'idea di dedicare un poemetto a una ragazza del nostro tempo può suggerire certe riminiscenze, ma non mi sembra il fattore più importante di questa poesia dove prevale una bella liricità che ci comunica con la sua scioltezza discorsiva e tenera, il clima psichico tra incantesimo e incertezze di un adolescente innamorato. Versi di grande garbatezza e lievità che sorprendono positivamente per la loro "inattualità"(e per me questo è solo un complimento).
    lucetta frisa

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  5. la prima lettura non mi ha convinto, però non sono un critico, ignoro i canoni, le scuole, le correnti e insomma mi vivo la poesia così come indispensabile mi è il solido e il liquido, il cibo e le bevande...ritengo tutte le questioni per lo più menate e le riduco alla fine a questione di gusti e di buon gustai per ogni gusto appunto...in tavola per me va bene dalla polenta al manicaretto più "aristocratico" dipende dla momento, dalla compagnia, dalla necessità, dalla possibilità di scelta, compresa quella di digiunare.
    Potrei andare avanti ma tutto sarebbe per concludere - ovviamente concludere "provvisoriamente"-che mai e poi mai mi sentirei di tagliare un "altro", un altro cibo diverso dal mio, solo perchè a me la coratella o i fegatini , la trippa o il cervello o il pollo, o un non si sa bene cosa hanno portato in tavola, dà un rigetto tale per cui sputtano il tutto, la fatica, il cuoco che ha sudato come un pazzo in cucina a 1000 gradi. Poi per carità capisco che i luminari, ricercatori o specialisti di cucina fanno la vivisezione dall'aperitivo all'ammazzacaffé fino alle pulci di chi ha apparecchiato e come ha messo quel cucchiaino e non un altro, ma di solito questi apparati non destano la mia attenzione, non ho mai ben capito perché. Di solito finisce che la mia reazione in situazioni del genere è il silenzio, tanto quanto e come mi capitasse che qualcosa non mi convince, che sia un piatto o un foglio, una poesia o una romanzo. E' perchè preferisco dirmi che ignoro? Mi fa sentire meglio? et cetera et cetera un mucchio di domande.

    Per queste poesie a una seconda lettura decido di lasciare il commento come sta avvenendo....perché?
    perché a un certo punto : "Oggi non è andata a fare la commessa,il tempo attende la via serale" , senza disadorna, e saltando qui e la alcuni suoni/parole, me la sono messa a cantare come una canzone di Battisti, anzi come se fosse lui a cantarle...non ho avuto bisogno di immagini sofisticate per allucinarmi la mente o sofistificarmi il cibo.."c'ho" letto Mogol. Non si chiamava più Raffaele Piazza(mi perdoni il poeta)...sono ritornata a certe arie e ariette. La cosa è stat piacevole. Ringrazio dunque Raffaele Piazza per questa luci a battente commozione.

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  6. Ennio Abate:

    A me queste due poesie hanno colpito per la loro leggerezza.
    Ci trovo un linguaggio, che allo stesso tempo tende all’antico pagano e sensuale, allo stilnovo spiritualista o alla lirica amorosa più tradizionale.
    In modi forse anche sapientemente finti, ma ancora abbastanza puliti.
    Tranne certi tocchi di lessico che mi pare sfuggano a questa qualità generale. Io qui parole “intellettuali” come «postmoderno» o «duale» non ce le vedo bene. Implicano altri sviluppi e restano spaesate. Come troppo scoperto nel primo testo è voler creare la sospensione a fine strofa con quella «e», che dovrebbe dire chissà cosa.
    Nel sensualismo intravvedo echi dannunziani (quindi letterari) che poi mescolati al lessico spiritualista (grembo per redenzioni/ ad ogni passo e resurrezioni; dio che cammina in lontananza) e a
    una sofisticata voglia d’ammirazione com’è sempre della lirica d’amore (felicità per quella foglia/
    d’alloro sul tuo braccio che prendo/ per un erbario nuovo) e ad altri preziosimi (spicchi di melarancia sul tuo amore/ di viso di madonna barocca; bianco agglutinato; sgronderà la pioggia)
    mettono un po’ in secondo piano la ricerca di un dettato semplice e pongono il problema: è una crosta di semplicità che cela molta letterarietà o la semplicità è appena disturbata da queste preoccupazioni di cultura letteraria assorbita o in assorbimento?
    Due testi non bastano per dirlo.
    Altro problema più grosso: dove punta questo lirismo? Come si colloca nel paesaggio caotico della poesia italiana d’oggi?
    Il secondo testo mi pare più “finto adolescenziale” e ammicca tanto al lettore, ma leggero resta.

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  7. Bellini questi testi. Il CD è già in vendita?

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  8. @Ennio: mi sorprende un po' questo tuo elogio della "leggerezza" in riferimento ai testi di Piazza. Ammetto che possa essere un'auspicabile qualità di un testo poetico, non è tuttavia condizione sufficiente, ma neppure necessaria per rendere poetico ciò che non lo è o lo è solo in parte.
    Quando nel mio precedente intervento parlavo di "ibrido" intendevo dire che questi mi sembrano testi a metà fra il "letterario" (citavo, a torto o a ragione, "la ragazza Carla" come modello narrativo) e il "sentimental-giovanilistico-pop" (per questo citavo, credo in modo non offensivo Lucio Dalla). Detto questo, mi sembra che gli aspetti "sentimental-giovanilistici-pop" prevalgano di gran lunga sul letterario che mi sembra un'intenzione e niente più, alla faccia della "doccia amniotica" e degli altri "preziosismi" poetesi a cui tu stesso fai riferimento. Ed è forse proprio questo infiorare poetico la debolezza di questo testo, che da leggero potrebbe farsi pretenzioso.
    Certo, tutto ciò che dico può essere messo in crisi se incomincio a pensare che testi come, tanto per fare un esempio, quelli di Jovannotti possano essere considerati a ragione testi poetici. Ieri sera, in coda in autostrada, ascoltavo una sua canzone alla radio: il modello era simile a quello dei testi di Piazza (due adolescenti, lui decanta le doti di lei contrapponendole in modo non del tutto banale a quelle false delle modelle, etc.), ci sono perfino citazioni letterarie fra le righe (Jovannotti è uno che legge, è evidente), ci sono situazioni ed emozioni in cui ci si può rispecchiare ripensando alla propria adolescenza. Dov'è la differenza? Forse non c'è.

    @in soffitta: per rimanere nel gastronomico: se vado al ristorante ed esco con i bruciori di stomaco m'incazzo, e magari lo dico pure, mi sembra che il cuoco se ne debba fare una ragione, indipendentemente dalla fatica che ha fatto per cucinare.

    Ciao
    Flavio

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    1. se io ascoltassi il Lucio 24 ore su 24 , altro che bruciori di stomaco eh eh eh eh , ma per fortuna in musica posso sbizzarirmi passando da battisti a bach , come per la poesia da quella di emy alla tua, o da quella di omero ad antonia pozzi o l' achmatova..così pure per la mia adorata pizza, se mangiassi solo pizza sarei un'unica piaga gastrica dentro e fuori eh eh eh eh

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  9. @Francesca: se hanno musicato una poesia di Mario Benedetti (il Benedetti italiano), tutto è possibile.
    F

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    1. Già, quello assurto a umana gloria nello Specchio.
      Comunque, qui si parla con tanta facilità di "leggerezza", senza tener conto del fatto che la leggerezza è il risultato visibile di sotteso e invisibile lavoro durissimo, di un'estrema sapienza, di una conoscenza profonda degli strumenti e delle tecniche. Non un coacervo di ovvietà, di ammiccamenti giovanilistici e di un uso delle parole che scadono nel kitch e perfino nel ridicolo.
      La leggerezza è il dono di pochi grandi. Come i grandi danzatori che nel librarsi nell'aria non rivelano le ore e gli anni dedicati a uno sforzo sanguinoso e faticosissimo, i piedi deformati, la fatica.

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  10. Abate Ennio a Flavio:

    Essere 'colpito' dalla leggerezza non equivale a 'elogiare' la leggerezza.
    La riconosco negli altri. e posso anche apprezzarla.E ho indicato nel caso di Piazza anche il rischio: una leggerezza fine a se stessa (perciò le domande finali) o che si sovraccarichi di echi letterari.

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    1. io no, io elogio anche la leggerezza..dipende ovviamente dal contesto, ma è un ingrediente essenziale anche questo al rapporto poetico con la vita addirittura prima che con la scrittura, e addirittura necessario ancor piu. laddove "la caduta" delle leggi di gravita è gia cosi un tonfo, che per contrasto è ancor piu arte farlo sentire bastando una piuma...

      non so se il connotato "artistico" c'è o meno in queste due ..ovviamente se ci fosse, giudizio che lascio ad altri, renderebbe le due "canzoni" virtuose, però davvero consiglio di cantare queste due(solo due che per un giudizio anche da "ignorante" sarebbero poco materiale a disposizione)...a mio avviso senza togliere nulla al poeta, andrebbe fatto il canto saltando a pie pari alcune parole( per lo piu gli aggettivi). A volte questa scarnificazione, anzi dimagrimento, è un esercizio che faccio, capisco che significa stravolgere il testo originale, ma mi aiuta a cogliere l'essenza, sia in caso di troppa leggerezza che in caso contrario.

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  11. Essere leggeri senza esse frivoli è molto difficile. Qui la leggerezza è stupore. Non so sarà che mi ricorda qualcosa...ma devo ragionare, l'emozione si fa avanti e i testi mi piacciono, che faccio? mi metto in un angolino per rileggerli , come facevo da bambina ? Ciao ragazzi. Emy

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