domenica 19 agosto 2012

Lucio Mayoor Tosi
Stasera cucino io




Stasera cucino io. 

Orchestre di ziti africani
su carne umana in povertà tra fontanelle di diamanti
e iniziali d'oro massiccio per sandali posati 
su criniere di leoni acconciate da stilisti italiani
vaporizzate da liquidi anteguerra
ottenuti pazientemente da uve ex contadine.
E frullato di contratti ghiacciati per sempre
di gusto extraterrestre. Dopodiché non si muore più 
e che facciamo? Chi va a prendere lo yacht?
Chi si unisce per un safari in gondola nel deserto?



Stasera cucino io.

Estratti-conto vermigli da succhiare
cotti tra le quattro e le sei del pomeriggio
quando sembra di aver sbagliato tutto nella vita
tranne che i miei piani media, ma pazienza: 
ci sono i saldi, e me non mi licenziano.




Stasera cucino io.

Non ci sono più le orfanelle di una volta
ma un maschio brodino lo si può ancora trovare
facendo un salto in qualche dintorno 
avendo cura di non sbavare
perché le orfanelle d'oggigiorno non abboccano 
a facili promesse d'amore, che già le conoscono 
ma non quelle in decappottabile d'importazione
con cenetta io-e-te sul lago e tanto vino
prima del dessert che sembra tutta cocaina.
Ma non dire sciocchezze, prova
e mi ringrazierai.  




Stasera cucino io.

Pinocchio in salsa di noci
per una primavera spensierata all'insegna
dei sapori di una volta
quando il babbo non c'era, e se c'era dormiva
intanto che la mamma giocava allegramente 
alle slot machine.
Si mettano tre monete d'oro nel superenalotto
e sera verrà che saremo tutti felici. 
Il piatto è detto anche "cuscino di Pinocchio"
per la gran quantità di gusci vuoti che se ne ricavano.




Stasera cucino io.

Topine svuotate, caramellate e appiattite
su piastre ferroviarie insieme a tre monete d'oro
rubate alle orfanelle licenziate da contratti
extraterrestri proprio nel momento dei saldi
che sembrava già mia quella camicetta
e invece non hanno abboccato 
per quanto abbia fatto di tutto 
per sembrare una brava slot machine. 




Stasera cucino io.

L'insegna è quella del babbo che non c'è.
La si riconosce per via delle criniere di leone
appese insieme a tante marionette
costruite mirabilmente tra le quattro e le sei
intanto che a voi sembrerà di aver sbagliato strada
perché intorno si vedono soltanto fabbriche in svendita
con l'e commerciali tra iniziali che mancano.
Ecco, siete arrivati. 
Un'insalata di uva ex contadina e gherigli
gusci compresi, servita su un badile
nouvelle d'importazione, seguita da un dessert
pieno di vere sciocchezze, caramellate e appiattite
topine in camicetta bianca che sembra 
cocaina per stilisti italiani che abboccano 
come orfanelle vermiglie ad ogni frullato d'amore. 
Per una volta vi sentirete come extraterrestri 
venuti qui soltanto per una cenetta. 


9 commenti:

  1. Da Rita Simonitto
    Trovo interessante questa ‘cucina’ di L.M. Tosi i cui ingredienti base sono le sfatte relazioni familiari e sociali che sono sotto gli occhi di tutti a partire da * L'insegna è quella del babbo che non c'è* … * intanto che la mamma giocava allegramente/alle slot machine* e, a seguire, * perché intorno si vedono soltanto fabbriche in svendita/con l'e commerciali tra iniziali che mancano*…., * E frullato di contratti ghiacciati per sempre/di gusto extraterrestre *.
    Nel brodo primordiale, primordiale nel senso di questo strano nuovo che avanza (* non ci sono più le orfanelle di una volta*), nel calderone, vengono via via buttate, come in un rituale di magia nera,
    tutte le cose buone ormai invertite nel loro senso (le ex uve contadine).
    *Ecco. Siete arrivati*. Il pasto ‘totemico’ è servito.
    E poi? * Per una volta vi sentirete come extraterrestri /venuti qui soltanto per una cenetta.* E poi?
    Sì. Il giocoliere della parola, ha preso tutti questi elementi, li ha fatti librare nell’aria e poi ce li porta in tavola con l’intento (o senza intento) di farci inorridire come a ripetere il mito di Tieste a cui vennero ammanniti in pasto i suoi figli (metafora di questa società che divora se stessa).
    Basterà questo tipo di denuncia a darci coscienza?

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    1. Probabilmente no, serve l'apporto della ragione. Ma questo grappolo di poesie deriva dal divertissement, non a caso ho scelto l'immagine di Nosferatu quando l'ho postata. Ho saputo che Joyce rideva moltissimo mentre scriveva il suo Ulisse, fatte le dovute distanze è anche quello che capita spesso a me mentre scrivo. Non mi sono prefisso altri obiettivi. Non ho una visione classista, organizzata, della società, mi disturba perfino l'uso scontato del bavero delle giacche, mi disturbano i comportamenti allineati, l'automatismo portato all'eccesso, la mancanza di verità individuali... quindi, di cosa si dovrebbe avere coscienza se ogni cosa sembra espressione dell'assurdo? Parte da qui l'osservazione extraterrestre, ma qui siamo al microcosmo, sul macro ci sto lavorando.
      mayoor

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  2. Caro Mayoor ti sarai anche divertito... Ma da queste poesie non emerge solo il divertimento.
    C'è divertissement,nonsense,ma dal tuo osservatorio "urbano" riporti una realtà frammentata,anche nella forma poetica, una visione disincantata,cinica.
    Mi ha colpito in questi scritti, presente quasi come un lietmotiv, il riferimento all'oro:"iniziali massicce d'oro", "tre monete d'oro"," su piastre ferroviarie insieme a tre monete d'oro","le monete d'oro nel superenalotto".
    Un nuovo Re Mida trasforma in oro ciò che tocca,tutto si può vendere ,comprare. Ci si sazierà?.
    Fra i piatti preferiti della tua cucina:"Pinocchio in salsa di noci", per la giocosità ,il realismi. la valenza anche simbolica.
    Peccato.. Manca l'albero degli zecchini d'oro.
    Ciao .
    Maria Maddalena Monti















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    1. Ti ringrazio per il commento, Maria Maddalena. Voglio dirti anche che sono favorevole alla ricchezza ( a meno che qualcuno non mi convinca sul valore e le gioie della povertà, qualcuno che l'abbia scelta e non sia San Francesco, che ricco lo era stato), ma considerandola un bene comune (prodotto dal lavoro della comunità) non posso che prendermela con chi la privatizza a dismisura. Quindi il mio interlocutore è un gran figlio di... e in buona misura il mio facile cinismo parte da qui, facile perché sorvolo sul ceto medio preferendo il contrasto netto del bianco/nero.
      Invece riporto una nota che ho tratto da Bachelard (ma resto un pittore, non sono così istruito nelle lettere, e credo lo si capisca):
      Verso la fine del primo capitolo della Filosofia del non, Bachelard dice che nella regione del surrazionalismo dialettico trova origine la trasognanza anagogica , «quella che si avventura pensando, che pensa avventurandosi, che cerca un’illuminazione del pensiero nel pensiero, che trova un’intuizione immediata nell’al di là del pensiero istruito». Qui un po' mi ci ritrovo.
      Questa "trasognanza" potrebbe creare problemi all'identificarsi del lettore perché offre pochi spunti per il coinvolgimento ( fatta eccezione per alcune immagini realiste e frasi tratte dal linguaggio quotidiano, che sarebbero i soli punti di ancoraggio). Ma niente di me, nessun io... perché m'interessa poco e perché lo dò per scontato che s'intraveda. Questo cinismo non è dovuto a ragionevole nichilismo, se mai dal pudore nel dire cose positive, che sarebbero altrettanto vere, ma comportano maggiori responsabilità, a partire dall'ampiezza delle vedute.
      mayoor

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    2. nb.
      A Bachelard sono arrivato grazie a una nota di Linguaglossa... non vedo come altrimenti.
      m.

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  3. Caro Mayoor, non conosco Bachelard, ma mi attira il concetto di " trasognanza anagogica" che hai citato riferendoti a lui.
    Vorrei aggiungere che le tue poesie mi sono piaciute. Giocare con le parole come fai tu è un modo originale ( anche se non nuovo in letteratura) di prendere le distanze, di avventurarsi, esprimendo il proprio pensiero. La frase :..Ti sarai anche divertito..." non voleva essere una critica negativa,ma voleva puntualizzare che i contenuti trasmessi, al di là del gioco, erano seri e descrivevano una realtà assurda.
    Per questo, secondo me il tuo divertissement è tale nella forma( che apprezzo),ma ha come oggetto la complessità del presente.
    Maria Maddalena Monti

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    1. "Per questo, secondo me il tuo divertissement è tale nella forma( che apprezzo),ma ha come oggetto la complessità del presente."
      In poche parole è così. L'esito non corrisponderà sempre alle aspettative, come mi sembra di capire da quell' E poi? di Rita Simonitto, ma vedo che non sono il solo ad avere difficoltà nell'offrire risposte. La sintesi "arcaica" ideale, resta per me quella di Majakovskij.
      mayoor

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  4. Caro Mayoor,

    come si suol dire ...tu a lasciarti andare...Vaiiii! Voli, sprigioni, guardi , ti spingi fuori e dentro una realtà che diventa quasi follia o una follia che diventa realtà il messaggio è chiaro la follia aspetta ognuno di noi ma non tutti ci cascano (o no?) Bravo! Sono curiosa di leggere le prossime BOMBE . Sento la Belen in televisione...il mio compagno dice che saprebbe come cucinarla , poi ti passo la ricetta. Emy

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    1. Normalmente a queste cenette io non tocco niente, ci capito inevitabilmente come può succedere a tutti. Tutto mi sembra eccessivo, inutilmente sovrabbondante, il chiasso dà una sensazione distorta della libertà, ci rende invisibili come Harry Potter e lontani come eremiti. O come extraterrestri. Ma è solo un affresco estivo, scusa il gioco, come nel quadro di Brueghel che mi ha inviato Maria Maddalena Monti a corredo di una sua poesia. Ciao
      mayoor

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