lunedì 15 ottobre 2012

SCRITTURE DI SCENA
Angela Villa
Su "Push Up (Spintarelle)"


Oltre a dare di tanto in tanto un'occhiata alla narrativa, perché non darla anche al teatro? Angela Villa se ne occupa da tempo e ci darà qualche dritta. Cominciamo da questa...[E.A.]
A Milano il Teatro Filodrammatici apre la nuova stagione teatrale con “Push Up  (Spintarelle)”, dell’autore tedesco Roland Schimmelpfennig. Roland Schimmelpfennig è uno degli autori emergenti della nuova drammaturgia tedesca, nato nel 1967 a Gottinga. Le sue drammaturgie mescolano iper – realismo ed espressionismo, facendo leva soprattutto sull’estrema frammentazione delle unità di tempo e di luogo. Quello che conta è il presente, un eterno presente, dove i personaggi agiscono senza capirsi, ognuno chiuso nel piccolo mondo dei propri desideri insoddisfatti. Legarsi al presente è l’unica sicurezza possibile, ma anche l’errore più grave, sembra suggerire il giovane drammaturgo, l’ossessione per il presente, impedisce di proiettarsi nel futuro, svilisce l’impegno politico e l’azione collettiva che necessita di sguardi futuri, di immaginazione, di “pensiero trasformatore” capace di riesaminare e cambiare lo stato attuale.
Un testo difficile ma di grande attualità, che esplora il mondo del lavoro all’interno di una grande azienda. Si parla del lavoro. Del lavoro che non c’è. I giovani manager di spintarelle il lavoro invece ce l’hanno, vivono per il lavoro, per fare carriera, vivono per l’azienda e hanno perso in questa forte dimensione individuale, il senso del sociale. L’assenza della dimensione sociale, la perdita dell’aggregazione, della solidarietà fra i lavoratori stessi, in  nome della globalizzazione, annuncia la fine dell’organizzazione sindacale. Tutti sono in gara e in questo continuo gioco di apparenza, ognuno perde qualcosa, affetti, emozioni, rispetto di sé. Il testo coglie tutte le parole d’ordine che hanno portato a questa perdita: competizione generalizzata tra lavoratori, al fine di incrementare profitti; competitività come nuova forma della lotta contro i lavoratori, ma anche come fattore che alimenta conflitti tra i lavoratori stessi; efficienza e affermazione di sé “peack performance”; flessibilizzazione del lavoro che rende i giovani molto meno tutelati,  tutti temono di essere licenziati da un momento all’altro.  Nel racconto teatrale ogni personaggio spinge per  dirigere la filiale di Nuova Delhi, ognuno mira a raggiungere il 16° piano, quello con i tappetti che attutiscono i rumori, quello arredato con gusto e lusso. Il giovane drammaturgo, racconta luoghi reali attraverso una parola scenica veloce e tagliente, frammentata, persa nell’unità di tempo del presente, luoghi di lavoro nevrotici, luoghi di carriera, lotte per il potere, dove i desideri di vita vera, relazioni affettive, emotive sono completamente annullati dagli obiettivi dell’azienda, efficacia e efficienza personale in nome degli standard di qualità, in nome del mercato. Il testo teatrale gioca molto sulle ripetizioni ossessive, nel dialogo ma anche nel monologo, che diventa una fuga onirica da una realtà tagliente.  I monologhi, come negli “Esercizi di stile” di Queneau, si duplicano rivivono come in uno specchio in un altro personaggio, cambiano i toni, le espressioni, la gestualità. Ma la realtà resta sempre quella: uomini e donne che vivono solo per l’azienda, ostaggi del miglior rendimento.


2 commenti:

  1. Premetto che il mio commento non vuole dimunuire né Ennio, né la proposta, né Simona Villa, però visto il luogo proposto/teatro filodrammatici milano, visti ( parimenti e di più) i temi della proposta, è doveroso, se non si vuole l'oblio, ricordare cosa è successo nel 2007 e la COMPAGNIA STABILE DI INNOVAZIONE FILODRAMATICI che "gestiva" quel luogo da decenni e che ne fu sfrattata in modo che dire indecente è poco. I testi che proponeva, italiani e stranieri, erano fra i piu all'avanguardia su certi temi, e soprattutto per quello in oggetto di certo tipo di aziendalismo, fu profeta..non solo per la spiegazione data dal giovane drammaturgo tedesco che qui si vuole proporre, ma sorpattutto perché in certe realtà azienda, tutto quest'aziendalismo ha portato per giunta al fallimento ( per mancanza di competenza e di vera classe dirigente).

    Quello che avvenne nel 2007 non va dimenticato...togliere una compagnia dal proprio luogo, è qualcosa di una violenza paragonabile a a tutte quelle che qui con questa proposta si vorrebbe denunciare alla coscienza poetica dello spettatore ignaro del gioco degli specchi.

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.