giovedì 8 novembre 2012

SEGNALAZIONE
Basta così.
Raccolta postuma
di Wisława Szymborska



Basta così è il titolo della raccolta postuma di  Wisława Szymborska curata da Ryszard Krynicki e tradotta da Silvano De Fanti per Adelphi. Poche poesie prima che sopraggiungesse la morte della poetessa polacca avvenuta il 1 febbraio di quest’anno.
Poche poesie che il curatore presenta nella forma autografa: foglietti scritti a mano con una grafia attenta e minuta, attraversata da correzioni e ripensamenti. Piccoli versi che non hanno nulla di prezioso, dove non c’è nessun struggimento dell’anima ma una precisissima attenzione per i dettagli, gli spiragli del quotidiano che ci aprono abissi di senso, cose che vediamo tutti i giorni senza farci caso. Il viaggio nel mondo della poetessa polacca è il nostro viaggio, quello che tutti ogni giorno facciamo. Traduzione in semplici frasi dell’assurdo quotidiano del mondo. L’assurdo di chi mette «tutto in ordine dentro e attorno a lui», chi crede di avere la risposta pronta per tutti i problemi e «appone il timbro a verità assolute,/ getta i fatti superflui nel tritadocumenti/, e le persone ignote/ dentro appositi schedari».
E poi ci sono quelle esilaranti composizioni rivolte come frecce acuminate contro gli intellettuali che si nutrono di «parole» inutili e superflue: «parole per spiegare le parole», «cervelli intenti a studiare il cervello», «boschi ricoperti di bosco fino al ciglio», «occhiali per cercare gli occhiali».

Giorgio Linguaglossa

Nel sonno
Wisława Szymborska
Ho sognato che cercavo una cosa,
nascosta chissà dove oppure persa
sotto il letto o le scale,
all’indirizzo vecchio.
.
Rovistavo in armadi, scatole e cassetti,
inutilmente pieni di cose senza senso.
.
Tiravo fuori dalle mie valigie
gli anni e i viaggi compiuti.
.
Scuotevo fuori dalle tasche
lettere secche e foglie scritte non a me.
.
Correvo trafelata
per ansie e stanze
mie e non mie.
.
Mi impantanavo in gallerie
di neve e nell’oblio.
Mi ingarbugliavo in cespugli di spine
e congetture.
.
Spazzavo via l’aria
e l’erba dell’infanzia.
.
Cercavo di fare in tempo
prima del crepuscolo del secolo trascorso,
dell’ora fatale e del silenzio.
.
Alla fine ho smesso di sapere
cosa stessi cercando così a lungo.
.
Al risveglio
ho guardato l’orologio.
Il sogno era durato due minuti e mezzo.
.
Ecco a che trucchi è costretto il tempo
dacché si imbatte
nelle teste addormentate.



5 commenti:

  1. Versi che sembrano metafore, e invece sono precise descrizioni del reale come solo la poesia può fare.
    "Conosce questo vuoto
    chi veglia al centro della pietra."
    Vi è descritta la capacità veggente, non vi è rimando a verità sottintese.
    "Ogni momento fioriscono parole"
    Come dirlo diversamente? Fiorire è un termine esatto. Giungere, nascere... mediocri sinonimi.
    "Conoscono alberi e fiumi che non esistono."
    E' semplicemente una verità.
    E via di seguito. Ma non sono metafore, se per metafora s'intende un trasferimento dei significati. Il campo semantico è uno solo ed è nitido.
    Mi sbaglio?
    mayoor



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  2. Mi sbaglio: questa poesia è stata messa anche tra quelle di Maria Benedetta Cerro. Questo potrebbe creare un cortocircuito, se ne subirò dei danni vi riterrò responsabili!
    mayoor

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  3. sì c'è un errore: la seconda poesia pubblicata non è della Szymborska ma di M.B. Cerro. è un errore, prego Ennio di toglierla. tra l'altro è una bella poesia che potrebbe averla scritta anche la Szymborska.
    Il diavolo ci ha messo la coda.

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  4. Sì, è una bella poesia.
    m.

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