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lunedì 23 gennaio 2012

Giorgio Linguaglossa
Su "Sbarco clandestino"
di Dante Maffia


Dante Maffìa Sbarco clandestino Tracce, Pescara, 2011 

Certo, come ho scritto più volte, più il testo si de-letteralizza (prende le distanze dal reale), più il rapporto col reale diventa problematico, e più la problematicità, che è comunque sempre un fatto stilistico-formale, si dà una risposta che è sempre problemato-logica, e retorico-stilistica. Per contro, più il testo si letteralizza (tende a riprodurre mimeticamente il reale), più la problematicità e la conseguente resa iconica e figurativa, tenderà verso forme di «realismo». Ora, non c’è dubbio che Sbarco clandestino di Dante Maffìa oscilli tra queste due dimensioni della scrittura poetica.

martedì 19 luglio 2011

CRITICA
La poesia
secondo i critici
del "Corriere della sera"
e secondo noi o altri.
Dante Maffia
sul libro di G. Linguaglossa


Avevo appena scritto questa nota per la mailing list di Moltinpoesia sulla discussione aperta e subito chiusa sul Corsera:"Mi pare che le ultime considerazioni di P. Di Stefano (qui) fotografino ancora una volta la superficie del problema. Dicono che a scrivere poesia o "simil-poesia" sono/siamo in tanti. Che  c'è conflitto anche tra i poeti o i gruppi dei poeti.  Che i poeti non riescono a discutere ("Poche, per la verità, le osservazioni serene e costruttive, la netta maggioranza tra lo snobistico, l'irritato-aggressivo e il lagnoso-frustrato").  Succede così in tutte le "buone famiglie" (religiose, politiche, ecc.). Lo si sapeva. Ma concludere in fretta il dibattito (ristretto) con un niente affatto salomonico "Per dieci copie in più, per un premio di provincia, per una presenza in antologia ci si accoltella. Girano interessi enormi: non soldi ma la gloria eterna. Tutto molto (poco) poetico", a me pare non solo poco critico, ma confermare che lì, al Corriere o tra i critici del Corriere, non ci si voglia  sporcare più di tanto le mani con questa plebaglia rissosa dei poetanti.  Hanno ospitato per  qualche giorno una tantum (quando sarà la prossima?) i tre o quattro "addetti alle relazioni umane" con la  cenerentola poesia e ora tornano alle cose serie: soldi, potere, guerre ed euro (padronali) da sostenere, ecc. Ora, qui in basso, che dire?  Se ci teniamo a proseguire il nostro lavoro, rileggiamoci i 4-5 interventi che Giarmoleo ci ha gentilmente inoltrato e usiamoli come specchio: colgono delle verità? c'è da imparare qualcosa? sono da cestinare? Ha cominciato Mayoor.  Chi prosegue?".
Ed ecco che capita a fagiolo la riflessione di Dante Maffia* sul libro appena edito da G. Linguaglossa che ho già segnalato su questo blog (qui). Prosegue dunque lui e in modi pungenti, a volte pepati nei confronti di poeti e critici "milanesi", approvando o dissentendo   anche con lo stesso Linguaglossa. Come si deve fare. Come una volta si faceva nelle nostre defunte patrie lettere. A lui la parola. [E.A].  

venerdì 18 marzo 2011

CRITICA
Giorgio Linguaglossa
Il discorso poetico nel '900.
Con un'introduzione di E.A.





Premessa. I lettori di questo blog non si spaventino né si urtino per la frequenza di termini non comuni in questo scritto del critico Giorgio Linguaglossa. I linguaggi “speciali” hanno una loro necessità, non sono sempre latinorum per tenere alla larga il “popolo” dai saperi che contano. Ai finti tonti, che eventualmente protestassero invitando polemicamente a parlare “semplice”,  come si fa in TV o a scrivere  “chiaro” come fanno (mistificando) i pubblicitari, ribatterei: perché non fiatate di fronte a certi linguaggi  specialistici, dei medici ad es.? Provate a leggere un qualsiasi foglio di’istruzioni per l’uso di  un medicinale. E allora perché tanta presunzione di saperla più lunga di fronte a un testo di critica letteraria?
Linguaglossa   ci dà qui un esempio del suo discorso critico, che ha radici in una visione filosofica  e utilizza un grado di astrazione elevato ma non irraggiungibile. Per chi tra noi di filosofia poco masticasse ho pensato a questa introduzione che semplifica e riassume  il suo pensiero in modo da permettere almeno ai più volenterosi un primo accostamento.