Domenico Tempio
(CT 1750-CT 1820)
Il Nostro é il maggiore poeta riformatore siciliano, contemporaneo del Parini in Lombardia. Meno famoso o addirittura sconosciuto perché ha quasi sempre scritto in siciliano. Lingua ufficiale del Regno di Sicilia, quella degli atti notarili, delle bolle e dei regi dispacci. Sparito il Regno di Sicilia, il siciliano come tutte le lingue che non possiedono passaporto è stato declassato a dialetto rendendo “minore” la sua letteratura. Eppure ancor oggi il Tempio lo si chiama all’antica, “Micio” conferendogli familiarità e affetto, riconoscimento e adesione[1]. Micio Tempiu fu “… ammirato e lodato dai suoi contemporanei, ma dopo la morte la sua opera è stata quasi dimenticata, tranne alcuni componimenti di carattere licenzioso che, pubblicati alla macchia, gli hanno dato ingiusta fama di poeta pornografico.”[2]
