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martedì 7 giugno 2011

CONTRIBUTI
Donato Salzarulo
"Meteo" di Zanzotto:
le previsioni della poesia



1. Innanzitutto il titolo[1]. Tratto di filato dalle note rubriche televisive di previsioni del tempo. Ma anche ME-TEO, ME-DIO, conoscendo il presupposto teorico di base della ricerca zanzottiana che, a partire da La Beltà, istituisce il significante come produttore e depositario in proprio di senso. Evidente l’intento di instaurare un legame tra l’atto poetico e quello scientifico-conoscitivo del fare previsioni. Poesia come meteorologia, quindi. Come presa diretta, dal vivo, live delle alte e basse pressioni affettivo - sociali, dei loro nuclei di condensazione, della loro distribuzione, dei loro moti e precipitazioni.
Poi la Nota in fondo, di pagina 81 «Questa silloge vuol essere soltanto uno specimen di lavori in corso, che hanno un’estensione più ampia. Si tratta quasi sempre di ‘incerti frammenti’, risalenti a tutto il periodo successivo e in parte temporaneo a Idioma (1986). Non tutti sono datati e comunque sono qui organizzati provvisoriamente per temi e non secondo una sequenza temporale precisa, ma forse ‘metereologica’ ».
Il lettore di Zanzotto è ormai abituato a queste “note che fanno testo”. Ne ha incontrate di simili sia nella prima raccolta della “pseudo - trilogia”, Il Galateo in Bosco, che in Fosfeni e in Idioma. Sebbene qui l’autore usi il singolare, non ne appare mutata la funzione. La Nota, più che consentire una maggiore intelligibilità dei testi antologizzati e, per l’occasione, offerti come campioni o prove di lavori in corso, ne incrementa le ambiguità.

sabato 21 maggio 2011

SEGNALAZIONE
martedì 24 maggio 2011 ore 18


La casa della Poesia

Milano

stagione 2010-11, ciclo moltinpoesia Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia 1


laboratorio Moltinpoesia:

Andrea Zanzotto interrogato

serata a cura di Ennio Abate
Introduce Donato Salzarulo
L'incontro seguirà il percorso esistenziale, culturale e artistico di uno dei più grandi poeti del secondo Novecento attraverso tre suoi recenti libri di conversazioni:“Eterna riabilitazione da un trauma di cui s’ignora la natura”  (Nottetempo, 2007), “Viaggio musicale”  (Marsilio, 2008) e “In questo progresso scorsoio”  (Garzanti, 2009). Saranno letti e brevemente commentati testi delle sue opere.

martedì 25 gennaio 2011

CONTRIBUTI
Donato Salzarulo
«Cartoline dai morti»
di Franco Arminio.
Appunti di lettura













  So che morirò, ma non lo credo
                                                                    J. Madaule

Al termine della lettura dell’ultimo libro di Franco Arminio, «Cartoline dai morti» (Nottetempo, 2010, pagg.137, euro 8,00), mi è tornata in mente una massima di Spinoza. Cito a memoria: l’uomo libero su nessuna cosa riflette meno che sulla morte. La sua sapienza non è meditazione della morte, ma della vita.
In fondo, mi sono detto, i morti non scrivono nulla e chi attribuisce loro delle cartoline è un abile e sperimentato scrittore vivo (io preferirei di più definirlo poeta) che utilizza questa intelligente finzione per parlare d’altro. Della vita, direi. Della vita dei singoli e di tutti che sappiamo tragicamente mortale. Ogni storia deve finire / ogni pigna di glicine sfiorire.
E’ probabile che il filosofo olandese, come Epicuro - ricordate? La morte non ci riguarda, finché viviamo non esiste e, quando sopraggiunge, noi non ci siamo più - , mascherasse dietro quel suo pensiero la disperazione, l’angoscia del dover, comunque, morire. Probabile che volesse convincersi di un pensiero di cui forse non era intimamente convinto; non è escluso che stesse esorcizzando. E’ vero, però, che della morte parlano solo i vivi. In chiusura, è l’autore stesso a confessarlo: «I morti non ti pensano, non ti mandano nessuna cartolina.» (pag. 136)

venerdì 26 novembre 2010

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Donato Salzarulo
La neve nel cuore













Le vedo in trasparenza,
soltanto nel cono di luce
del lampione.

I

Michela, la prima figlia, ogni tanto
mi consiglia di chiudere,
di serrarsi nel giardino delle nostre
delizie, dei nostri batticuori,
dei nostri sguardi d’amore.
Cosa puoi fare, del resto, papà?
Cosa possiamo fare per toglierci
di dosso questo male?

Michela non ha speranza.
Forse, come Giuseppe, non crede
a nessuna redenzione terrestre.
All’osso il male è il peccato originale.
Ma se regaliamo tutto all’Assoluto,
neanche il respiro mattutino
riusciamo più a salvare.

Ogni giorno il giorno ricomincia.
Lo facciamo anche noi insieme a lui.
Ricominciare, quindi, ripartire,
riattraversare confini. Non vi sono
disegni divini ad impedircelo.

Nevica. Il cielo è ancora buio
e nevica.

mercoledì 17 novembre 2010

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Donato Salzarulo
La casa del respiro















«Ammetto di avere quasi una passione
per i ritocchi.»

 
I
Ho eseguito il concerto di una sinfonia
che non conoscevo.
Ho lavorato su uno spartito antico,
privo di pentagrammi,
con note ricavate dal respiro.
Tutto forse sarà chiaro alla fine.

lunedì 12 aprile 2010

Ennio Abate/ Letterina postpasquale ai Moltinpoesia

Che rilassato andamento schizofrenico!

Che tenui dialoghi tra sordi!

Che belle divagazioni

da un pensiero sapienziale

(“La follia non è una faccenda per soli psicanalisti,

ma contiene risorse di contenuti preziose per tutti”)

ai dubbi sul dire o non dire

IO in poesia,

ai ricordi di antiche pasque,

alla segnalazione di nuovi poeti!

sabato 13 marzo 2010

Donato Salzarulo: La boccetta di Baudelaire (Marzo 2009)

Questo testo nasce da un’intensa corrispondenza intrattenuta con l’amico Adelelmo Ruggieri nella primavera del 2005. Da qui alcuni passaggi colloquiali e allusioni a precedenti comunicazioni. La comprensione, però, è assolutamente possibile e non compromessa. Vista la lunghezza devo soltanto fare appello alla pazienza di chi legge. Del resto, i temi in discussione hanno a che vedere col senso della morte, della vita, della poesia, dell’arte, ecc. Insomma, questioni tutt’altro che secondarie. La poesia di Sylvia Plath. Appena finisco di leggerla, me ne fa venire in mente un’altra. E’ “Le flacon” di Baudelaire, la boccetta di profumo. Non capisco il perché dell’associazione e vado a controllare. E’ la situazione forse che le accomuna. Sono due poesie che in parte parlano dal dopomorte.