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giovedì 28 febbraio 2013

DISCUSSIONE
Come leggere e interpretare la poesia.
Due opinioni a confronto.


Riprendo da qui un commento di Giorgio Linguaglossa e rispondo alle sue tesi. [E.A.]

* Linguaglossa ad Abate

Caro Ennio Abate,
quando dico che dobbiamo leggere e interpretare la poesia tenendoci a distanza da categorie dell'economia come rapporti di produzione e forze produttive e economicistiche come salario e capitale, non intendevo certo fare ritorno a Croce al concetto di poesia=lirica pura; dico soltanto che dobbiamo leggere la poesia come un particolare genere, come dire, una particolare forma di linguaggio, ed è soltanto applicando le categorie del linguaggio che noi possiamo entrare dentro la serratura della poesia e dentro la cassaforte del Moderno. Non occorre la dinamite per far saltare il Moderno ma basta una poesia per cambiare le carte in tavola di ciò che si intende (comunemente e convenzionalmente) per poesia. I «conflitti» in poesia devono potersi rintracciare all'interno del suo dispositivo estetico e poetico, questo voglio dire, e non all'esterno. I conflitti esistono nella forma poetica come «traccia», orma mnestica; e, a volta sono invisibili ad intere epoche. Voglio dire che tanto più alta è la formalizzazione dei testi quanto più in profondità scendono i «conflitti». Insomma, il discorso è complesso e poliedrico e andrebbe inquadrato da differenti punti di vista ermeneutici.

martedì 19 febbraio 2013

Ennio Abate,
“Laboratorio Moltinpoesia di Milano” (2006-2012):
sulle difficoltà e i dilemmi
del cooperare tra poeti-massa.


1. In una recente intervista sulla storia del Gruppo ’63 (qui) alla domanda «Lei ritiene che un’esperienza simile, in cui si fa gruppo, sia oggi ripetibile?»,  Umberto Eco risponde: «Mi pare difficile. È cambiato il clima. Balestrini ha cercato di far nascere un Gruppo 93, ma ciascuno poi ha corso per conto proprio. È un po’ per lo stesso motivo per cui oggi i giovani non si riuniscono più in associazioni o partiti. Siamo in un’epoca di cani sciolti». E più avanti lapidariamente aggiunge: «L’ultima possibilità data a una generazione di fare gruppo fu il ’68, ma non era gruppo letterario bensì politico. Diciamo che molte di quelle energie che in un’altra epoca sarebbero confluite in un’attività letteraria allora confluirono nella politica.». Queste parole di Eco, per le circostanze in cui le ho letto (qui), mi hanno colpito. Non credo che un destino, una maledizione, la «condizione postmoderna», la crisi generale condannino i poeti all’individualismo, ma l’esperienza empirica (anche personale) sembra confermare l’esattezza della diagnosi; e il fallimento (o interruzione o trasformazione…) del progetto «Laboratorio Moltinpoesia di Milano» (Per un rendiconto, aggiornato al 2011, delle sue iniziative leggi sotto Appendice 2) impone quantomeno un ripensamento.

domenica 29 gennaio 2012

SEGNALAZIONE
Laboratorio Moltinpoesia
martedì 31 gennaio 2012, ore 18


Palazzina Liberty, Largo marinai d'Italia 1 - ingresso libero
La Casa della Poesia di Milano

Cari amici
vi segnaliamo l'incontro del Laboratorio Moltinpoesia a cura di Ennio Abate, con un pomeriggio dedicato a tre raccolte di poesia.
martedì 31 gennaio 2012, ore 18

Moltinpoesia: LA POLIS  CHE NON C'E'
Tre modi di interrogarsi in poesia sul venir meno della polis e della società civile
Ennio Abate , Roberto Bertoldo , Gianmario Lucini 
dialogano  sulle loro recenti raccolte di poesia: 
Immigratorio, Pergamena dei ribelli e Il disgusto.

Dove andare? e correre ancora?
o ubriacarsi dondolandosi sulla soglia?
*

La tonaca dei versi mi sta stretta, 
è una benedizione falsa,

*

Mi fanno tenerezza quei che salgono sui tetti a protestare 

e vorrebbero tornare nel mondo di ieri

giovedì 8 settembre 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Il Tarlo della Libia.
Riflessioni e domande
di un esodante

La pubblicazione di questo articolo ha avuto un percorso travagliato. L'avevo scritto per "Nazione Indiana" e al dibattito svoltosi su quel sito tra febbraio e marzo 2011 mi richiamavo. Avrebbe dovuto uscire senza più problemi dopo il chiarimento avuto con uno dei redattori di NI. Sono invece intervenuti degli ostacoli (Cfr. Nota* alla fine) che mi hanno indotto a proporlo ad altri siti (Sinistra in rete, Megachip) che l'hanno accolto. Lo propongo, contro ogni censura o autocensura, anche su questo blog. [E.A]

                                                                    […] Amici,
                                                davvero,
a chi sotto i piedi la terra non gli brucia al punto che paia
meglio qualunque cosa piuttosto che rimanere, a colui
io non ho nulla da dire». Così Gotama, il Budda.
Ma anche noi, che non più ci occupiamo dell’arte della pazienza
ma piuttosto dell’arte dell’impazienza, noi che tante proposte
di natura terrena formuliamo, gli uomini scongiurando
a scuoter da sé i propri carnefici dal viso d’uomo, pensiamo
                                               che a quanti,
di fronte ai bombardieri del capitale, già in volo, domandano
e troppo a lungo, che ne pensiamo, come immaginiamo il
                                              futuro,
e che ne sarà dei loro salvadanai e calzoni della domenica, dopo
tanto sconvolgimento, noi
non molto abbiamo da dire.
(B. Brecht, La parabola di Budda sulla casa in fiamme, in Poesie 1933-1956, p. 189)

Ricordo le discussioni quando Barack Obama e Hillary Rodham Clinton si contendevano la candidatura presidenziale. Alcune femministe invitavano ad appoggiare Hillary perché era donna, altre afroamericane invitavano ad appoggiare Obama perché era di colore. Il tempo ha dimostrato che lassù in alto non contano né il colore della pelle né il genere.
             (supMarcos,Terza Lettera a Don Luis Villoro nello scambio su Etica e Politica, luglio-agosto 2011)


Cari/e amici/che di Nazione Indiana,

circa sei mesi fa qualcuno s’illuse che la guerra in Libia sarebbe stata “lampo”.[1] (E l’Afghanistan? E l’Irak?). Ecchè - si diceva, si scriveva, anche su NI - «lasciamo che il rais bombardi quelli che lui chiama i ribelli?». Si sospendano, orsù, «le questioni di principio». Tacciano i cacadubbi di turno pronti a ricordare che «i droni americani stanno facendo stragi quotidiane di civili in Afghanistan». Che patetici quelli che vedono negli insorti dei «pupazzi eterodiretti dal Capitale Globale o dai vertici del complotto demoplutopippoquiquoqua». E basta - si diceva, si scriveva - con ‘sto Valentino Parlato, deplorevole esempio di «una “sinistra” che sta sempre coi [dittatori] più deboli» (perché, invece, c’è da stare subito, senza se e senza ma, con quelli forti).

martedì 23 agosto 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Su Paola Febbraro 1


 È stata Marcella Corsi di Roma a  farmi per la prima volta il nome, a me ignoto, di Paola Febbraro anni fa.  Afferrai che ammirava i suoi versi e che aveva una stima affettuosa per lei, che nata nel 1956 è morta nel 2008. Più tardi ebbi, sempre da un amico romano, Salvatore Dell’Aquila, il suo libro pubblicato da Manni nel 2002, La rivoluzione è solo la terra. Ha un formato di dimensioni inconsuete (un rettangolo 13x20,5 cm.) scelte - suppongo - per accogliere  versi quasi sempre lunghi o lunghissimi. Sono riuscito ad aprirlo e a leggerlo solo  quest’estate. E qui, a puntate, farò il resoconto della mia lettura.

mercoledì 10 agosto 2011

CRITICA
Ennio Abate ed Enzo Giarmoleo
Al margine di una conversazione
su "Serve ancora la teoria?"
alla Libreria popolare
di via Tadino a Milano

Giovedì 7 luglio, alle ore 21.00,  nella Libreria Popolare di Via Tadino (Milano) Paolo Giovannetti, Antonio Loreto, Milli Graffi, Daniele Giglioli e Paolo Zublena conversarono su un tema oggi "fuori moda", ponedosi la domanda "Ci serve ancora la teoria?"( s'intende: in letteraratura) a partire dai fascicoli 45 ("in teoria in pratica") e 46 ("Brani di cognizione") della gloriosa (per gli addetti ai lavori) rivista “Il Verri”. Anche se in ritardo pubblichiamo un resoconto di impressioni e commento della serata scritto da me ed Enzo Giarmoleo.
[E.A.]
 *
 Enzo Giamoleo:

Caro Ennio, 
ti ringrazio per la proposta [di fare il resoconto dell’incontro alla Libreria di Via Tadino], ma ti devo confessare che non sono riuscito a prendere un gran che di appunti, un po’ per l'uso di linguaggi specialistici, un po’ per la volontà, forse la gioia di qualche oratore di non farsi capire ed anche perché ad un certo punto mi sono liberato, rilassato. Mi son detto: meno male che c'è Abate che prende appunti e poi riesce a imbastire un discorso, una risposta... Però mi piacerebbe poter leggere le tue impressioni. Nel frattempo ti mando le mie, un po’ raffazzonate.
enzo 

martedì 9 agosto 2011

CRITICA
Ennio Abate
Come si fa a fare
«la poesia onesta»,
se la critica proprio onesta non è?


Risposta a Manca la passione d'essere letti intervento di A. Berardinelli

(http://www.corriere.it/cultura/11_luglio_14/berardinelli-manca-passione-poesia_d7e03dd8-ae23-11e0-9787-0699da0a075e.shtml)


Un’amica del Laboratorio MOLTINPOESIA è rimasta sconcertata dal mio giudizio negativo che ho espressso in privato su quest’articolo del noto critico Alfonso  Berardinelli. Lei lo  trovava del tutto condivisibile. Liberissima.  Ora in pubblico cerco qui sotto di precisare le ragioni del mio giudizio negativo. Per andare subito all’osso e non menare il can per l’aia, lo faccio con un elenco stringato e forse pignolo di punti schematici. Il che presuppone, per un lettore serio, un confronto paziente fra i miei punti e questo articolo di Berardinelli. (Lascio da parte la mia opinione sul personaggio Berardinelli e la sua storia, che ho invece ampiamente trattato in questo saggio: Il critico è senza mestiere? Non resti «intruso», faccia il contrabbandiere! [E.A.]

sabato 23 luglio 2011

CRITICA
I MOLTINPOESIA UNO PER UNO
Su " Voci e passi"
di Maria Maddalena Monti



È difficile pronunciarsi sulla poesia degli amici? I più preferiscono farne a meno o tenersi sul vago. Eppure, di fronte al fenomeno di una  produzione effettivamente eccessiva di testi, da tutti lamentata, e alla scarsità di veri critici disponibili a sondarla, c’è  oggi  la necessità  che altri suppliscano a questo vuoto e si prendano la briga  di diventare seriamente lettori- critici: per giudicare, far pulizia, sì, dicendo al meglio e semplicemente quel che veramente pensano di quel testo. Saranno esercizi critici fai da te, condotti in ordine sparso, ciascuno con lo stile, gli strumenti tecnici o teorici che al momento possiede. Con risultati magari discutibili e da discutere. E con questo? Meglio del silenzio, del lasciar correre, del sentenziare sulla poesia italiana contemporanea, che o sarebbe  incomprensibile  o sarebbe noiosa. Davvero? E chi l'ha detto?  Analizzare i moltinpoesia  uno per uno ci sembra la via giusta per non parlare a vanvera. Ecco un piccolo esempio di  laboratorio criticante sorto in occasione della pubblicazione di una raccolta di Maria Maddalena Monti. [E.A.]  

domenica 26 giugno 2011

SCRIVERE AL PRESENTE
Ennio Abate
poesia, guerra, poesia, guerra...



10 dic. ’04

 [Leggendo "Le monde diplomatique/il manifesto" novembre 2004]

dovrà pure un poeta occuparsi dei mercenari
che oggi in Irak fanno  gli assassinii chiamati «sporchi»
dovrà pur rivedersi adolescente dallo sguardo perso
di fronte alle illustrazioni di Giovanni Acuto
o del corroso marmo (bronzo?) del Gattamelata,
quando l’amore per l’arte e la bellezza
gli celavano su quanta morte e luttuosi eventi
poggiava la bella forma immobilizzata
del cavallo che avanza e del suo eretto condottiero

martedì 7 giugno 2011

CRITICA
Ennio Abate
Samizdat e il poeta esodante
Dialoghetto n.2
Sulla tradizione




In un bar di Via Broletto a Milano


Samizdat –
Mentre venivo in metrò qui da te, mi chiedevo cosa m’avresti detto sulla tradizione. Bye-bye, no?

Il poeta –
Che fretta! Sapendoti, invece, moderno o quasi postmoderno, ho pensato di frenare la tua corsa parlandoti di un saggio di quelli tosti. L’ho letto giorni fa sulla rivista «L’Ospite ingrato» (n.2, nuova serie) del Centro Franco Fortini di Siena. Titolo:Tipologie della modernità ebraica. Autore: Stéphane Mosès. Partirei da qui per la nostra chiacchierata.  

Samizdat –
Pronto ad ascoltarti. Prima dimmi, però, chi è Stéphane Mosès, che non conosco

domenica 15 maggio 2011

CRITICA
Ennio Abate
Samizdat e il poeta esodante.
Dialoghetto n.1

      Oh, poeta esodante
In che merdume devi esodare!
Oh, poeta esodante
di cosa domani scriverai?

Toccati l’anima.
Non è umida e palpitante
di sogni e minime lussurie?
Meglio quest’umidità materna
dell’angoscia moderna
degli incubi d'un futuro che non vedrai?

           (Da Moltinpoesia e Fukushima  su http://moltinpoesia.blogspot.com/2011/03/dizionarietto-moltinpoesia-ennio-abate.html)


Samizdat -

Ti vedo mogio. Che succede? Hai perso l’ispirazione? Non hai vinto l’ultimo concorso di poesia indetto dall’assessorato di  Vattelapesca? Per pubblicare l’editore piccolo-medio alla portata delle tue tasche ti ha chiesto troppo? Al reading della Casa della poesia, mentre leggevi, il pubblico è scappato via?

martedì 3 maggio 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Le ceneri di Pasolini

Questo articolo uscirà sul prossimo numero 5 della "rivista di poesia e arte sociale" FAREPOESIA, pubblicazione quadrimestrale a cura di EDIZIONI  FAREPOESIA, un progetto editoriale di Tito Truglia (titoxy@libero.it) 


Insomma, c’è l’opera Pasolini; e c’è la leggenda Pasolini,
 e questa presso la maggioranza prevale sull’altra.
(A. Asor Rosa, La Repubblica, 21 ott. 2005)


1. Carta d’identità di un lettore né filo/né anti-Pasolini

Non sono stato un lettore appassionato  di Pasolini, ma non credo  per pregiudizi omofobi. Semplicemente Pasolini per me è appartenuto a lungo a un altro mondo che sentivo fuori dalla mia portata. Ricordo di aver letto di lui e in ritardo, da giovane, solo Ragazzi di vita. Il primo scrittore italiano, che mi prese tanto che ne lessi quasi tutti i libri, fu Cesare Pavese. A fine liceo, feci letture convulse di vari narratori americani che uscivano nei primi Oscar Mondadori, della Recherche di Proust, dell’Ulisse di Joyce.

sabato 16 aprile 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Lettera a un giovane morto invano per una pace che non ci sarà




Restiamo Umani
Vik da Gaza city

Caro Vittorio,

da uno  dei tanti  inutili uffici pace  messi su nei comuni d’Italia (per salvarsi la coscienza e continuare intrighi e politica di piccolo cabotaggio), l’amica Ornella ha fatto spuntare oggi sul video del mio PC, un comunicato di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, nel quale si annuncia che «il 29° Seminario nazionale» di tale organizzazione «che si apre oggi ad Assisi sarà dedicato a Vittorio Arrigoni». Chissà, ti dedicheranno pure strade, scuole, parchi!
Che ipocrisia!
Trovo indecente, subdola, viperina la prontezza con cui si gioca d’anticipo su ogni possibile concorrente e ci si appropria della tua morte. La lobby pacifista italiana ti vuole  “santino pacifista subito”! Guai se, ragionando sulla tua uccisione, si uscisse dal piagnisteo! La spiegazione da far circolare  nel “mercatino della pace” è una sola ed è già pronta: Lotti ha detto  che la tua uccisione è «assurda». E chiude così qualsiasi interrogativo più scomodo.

domenica 10 aprile 2011

PROMEMORIA
Palazzina Liberty
martedì 12 aprile 2011 ore 18
Due poeti
che parlavano ancora di Marx

PROMEMORIA
martedì 12 aprile  2011 ore 18


 La casa della Poesia Milano
Laboratorio Moltinpoesia a cura di Ennio Abate 
Due poeti che parlavano ancora di Marx


 

Introduzione di Ennio Abate 
da una rilettura  di ATTRAVERSO PASOLINI , Einaudi, Torino 1993

«Io sono marxista come sei tu: solo io ho presente non solo nel mio pensiero, ma anche nella mia fantasia, l’enorme massa dei sottoproletari, da Roma in giù. Invece di fare tante storie, manifestare tanti sospetti, se la cosa davvero t’importa, vieni a occuparti un po’ tu di questo problema che riguarda metà circa della popolazione italiana, e quindi anche noi. No: invece tu, sordo, cieco, tappato in casa, con un’idea tutta ideologica degli operai e in genere del mondo, stai a fare il giudice di coloro che si spendono, e spendendosi, sbagliano, eccome sbagliano».

 

 (Pasolini a Fortini, luglio 1959)

mercoledì 6 aprile 2011

CRITICA
Ennio Abate e Tito Truglia
Sull'antologia "Calpestare l'oblio"













Ieri  5 aprile 2011 allo SPAZIO TADINI in Via Jommelli 24 a Milano, organizzato da Adam Vaccaro di MILANOCOSA, c'è stato un incontro per discutere di "Calpestare l'oblio" un'antologia - così recita l'annuncio pubblicato sulla stampa nazionale - di "Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana" curata da Valerio Cuccaroni, Davide Nota e Fabio Orecchini. 
Pubblico qui  il mio intervento e quello di Tito Truglia di FAREPOESIA [E.A.]

Intervento di Ennio Abate alla presentazione di «Calpestare l’oblio» allo SPAZIO TADINI  di Milano (5 aprile 2011)

 Gentili autori e organizzatori di CALPESTARE L’OBLIO,
 sono del ’41. Da vecchio, dunque, scrittore quasi clandestino e militante in proprio fuori da qualsiasi partito, ragionando sulla base della storia del Novecento e di quella italiana del dopoguerra (in particolare degli anni Settanta), mi permetto di porvi due domande: 
- quale oblio ha da essere oggi calpestato?
- lo si può calpestare solo in poesia, soltanto con la poesia?

sabato 26 marzo 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Scrivere al presente 8:
Marzo 1821 - Marzo 2011




«Fra un secolo si immaginerà che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva sulla nuova costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri, di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovanetti partigiani »
(da un discorso di Pietro Calamandrei all’Assemblea Costituente nel 1947)


Cancella, o Marcella
la Libia, stantio pane nostro quotidiano  televisivo.
Le facce belle di uomini e bambine
ridevano per noi (ma anche di noi) 
nell’attimo delle foto di  allora.
Poi nelle notti tremarono, urlarono
disfatte tra le macerie.

[«L'ultimo è il W-80 3, utilizzato,
 a quanto pare, anche come carico
per i moderni bombardieri B-52.
A tutt'oggi, fonti statunitensi militari
e scientifiche, calcolano la sua potenza
di esplosione intorno ai 200 kt.»]
 
«Li lasciamo tutti ammazzare?», chiedesti
ansiosa. «Nulla per loro possiamo più fare»,
ti risposi. Perché  eravamo già tutti morti.

lunedì 21 marzo 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate, Luisa Colnaghi, Aldo Giannuli, Enzo Giarmoleo
Scrivere al presente 4: guerra

 
 Questo 4° post 
di "Scrivere al presente" 
è un montaggio di testi
in versi e in prosa
 di vari autori.
 
 
 
 

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Su punteggiatura, caos e forma
In dialogo con Mayoor e Dedo


Il dialogo va riferito  "Una poesia di Marco Dedo" (qui) e ai commenti presenti in quel post (19 marzo 2011)

@ Mayoor

Concordo che chi scrive , anche quando si rivolge ad un interlocutore reale, come sto facendo io con te ora), si rapporta in parte più o meno con un interlocutore o lettore (nel caso di un libro) immaginario.
Non invece con quest’affermazione:« Il fatto di scrivere versi che non si curano degli a capo non è rubare qualcosa dalla prosa, è una scelta di libertà». Gli ‘a capo’ in prosa ci sono (o ci sono stati) e seguono o trasgrediscono propri codici più o meno (come tutti i codici) accettati.  Oggi non curarsi degli ‘a capo’ mi pare una scelta di libertà davvero trascurabile (lo fanno almeno tutti quelli che hanno assorbito per convinzione o di riflesso alcune trovate a suo tempo “scandalose” delle avanguardie).  A me non meraviglia né sorprende più. Al massimo ritengo che, quando uno è in preda a un’emozione forte o  parole o pensieri gli si “affollino in mente” numerosi e sfuggenti, per non farseli sfuggire e non potendo  frenare l’emozione, fa bene a  usare una punteggiatura  o abbreviazioni persino “private”. Per tutto un periodo  ho accumulato versi sostituendo la punteggiatura “normale” con  barrette (/). E mi capita di ritrovare appunti quasi stenografici o in una grafia  tanto nervosa e spasmodica da risultare a volte indecifrabile persino a me. Ma quanto  in una prima fase viene prodotto in un “raptus creativo” o in bozze viene comunque rivisto se si arriva alla stampa. E allora non mi si dica che la resa tipografica abbia ancora una sua  necessità “interiore”. Al massimo documenta a freddo, a distanza di tempo, come una fotografia, qualcosa che fu in quei determinati esperienza solitaria istanti vivo, veloce, affannoso, convulso.

sabato 19 marzo 2011

CONTRIBUTI
Samizdat (Ennio Abate)
Scrivere al presente 3













RISORGIMENTO

Ave, Risorgimento!
Io sul tuo 150tenario
non ti mento
e perciò...
RISORGI,
MENTO!
Tondo, prominente bubbone
monumento
e certo documento
della faccia di merda
di questo popolo defunto
che col suo parlamento
si bea d'essere italiano
per andare a servire
l'amerikano
contro il solito Hitler
stavolta africano.

*Samizdat  è maschera incazzata di E.A.

giovedì 17 marzo 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Ennio Abate
Moltinpoesia e Fukushima

·  Terremoto in Giappone: video dell' incidente alla centrale di ...

13 mar 2011 ... L' incidente alla centrale nucleare di Fukushima, a seguito del terremoto con conseguente tsunami che ha colpito il Giappone, ...
mondonotizie.info/terremoto-in-giappone-video-dell-incidente-alla-centrale-di-fukushima_post-15219.html - Copia cache


Scuotersi dal  torpore poetico
uscire dall’io
per far che?
Misurarsi col mondo.
E cioè?
Con Gheddafi che prima perde e ora vince.
Col Giappone che muore di tsunami e terremoto.
E di nucleare?
Ma Quello (il Golem buono) 
serve.
Alla candela non ci torna più
l’umanità.
Ma  Quello (il Golem malvagio) 
è incontrollabile
e quando  rugge
né gli apprendisti stregoni
né i veri scienziati
ce la fanno a placarlo.