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lunedì 28 novembre 2011

Giorgio Linguaglossa
Commento a un commento
di Erminia Passannanti
a "Neve e faine"
di Franco Fortini

Acquaforte di Girolamo Battista Tregambe
 

"C’è in Fortini l’idea marxista propria del suo tempo secondo cui la poesia deve essere capace di esercitare un ruolo di guida e di educazione dialettica dei lettori di poesia verso i prodotti di poesia nella prospettiva escatologica della lotta di classe". E' possibile ancora oggi pensare alla poesia come la voleva Franco Fortini? E cioè non "aroma spirituale" (per le élites) né "vino dei servi" (per un ceto medio ubriacato dalla società dello spettacolo), ma strumento per "espandere le facoltà critiche dei lettori"? Questo il problema che pone il commento di Linguaglossa a "Neve e faine", un testo che respira ancora  in un'epoca di grandi speranze storiche. [E.A.]

Scrive Franco Fortini ne L’ospite ingrato (1966): «La menzogna corrente dei discorsi sulla poesia è nella omissione integrale o nella assunzione integrale della sua figura di merce. Intorno ad una minuscola realtà economica (la produzione e la vendita delle poesie) ruota un’industria molto più vasta (il lavoro culturale). Dimenticarsene completamente o integrarla completamente è una medesima operazione. Se il male è nella mercificazione dell’uomo, la lotta contro quel male non si conduce a colpi di poesia ma con “martelli reali” (Breton). Ma la poesia alludendo con la propria presenza-struttura ad un ordine valore possibile-doveroso formula una delle sue più preziose ipocrisie ossia la consumazione immaginaria di una figura del possibile-doveroso. Una volta accettata questa ipocrisia (ambiguità, duplicità) della poesia diventa tanto più importante smascherare l’altra ipocrisia, quella che in nome della duplicità organica di qualunque poesia considera pressoché irrilevante l’ordine organizzativo delle istituzioni letterarie e, in definitiva, l’ordine economico che le sostiene».

giovedì 3 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Da quali nemici e falsi amici
si devono guardare i poeti (esodanti)
[ Seconda puntata]


Dopo aver letto «attentamente» le «istruzioni» di Leonardo Terzo.

Il saggio di Leonardo Terzo (CRITICA.Ridare funzione politica alla poesia: leggere attentamente le istruzioni) è d’alto livello teorico e merita, com’egli chiede, un commento non superficiale. Qui sotto espongo il mio. L’intento:  dichiarare lealmente e spero senza forzature i punti (pochi) sui quali concordo con lui e quelli sui quali sono perplesso o in disaccordo. Sarò stato forse troppo analitico, ma la fretta oggi di moda è nemica dell’intelligenza e, per quel che posso, la rifiuto. Chi non ha tempo da perdere e vorrebbe  ridotti a spot questi argomenti, passi ad altro.