Per darvi un’idea dei dibattiti di approfondimento che si svolgono a colpi di e-mail tra i MOLTINPOESIA, ecco qualche cenno a quello recente sulla poesia in dialetto. Tantissimi gli spunti forniti da Ennio Abate con lo scambio di mail tra lui e Mario Mastrangelo avvenuto già del 2004. In sintesi, per Ennio il dialetto è una lingua basilare, elementare, che storicamente non ha mai avuto un rapporto paritario con la lingua italiana, bensì gerarchico e conflittuale. Perciò per lui certi termini astratti o moderni, strettamente collegati alla cultura dotta, letteraria, sono poco conciliabili con il dialetto, lingua pratica, del popolo, finché in Italia sono esistiti un popolo e un universo culturale e materiale popolare, cioè fino alla prima industrializzazione. Il dialetto che si usa oggi, specie in poesia, è lingua morta anzi carbonizzata. L’italiano no, anche se vogliamo considerarlo in declino, subordinato a lingue più diffuse. Ennio ha usato il dialetto per evocare immagini e sentimenti arcaici, intrisi di angoscia e l’italiano per le riflessioni o per “incorniciare” la memoria carbonizzata della sua infanzia .
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sabato 13 marzo 2010
venerdì 12 marzo 2010
FOGLIETTONE "MOLTINPOESIA" N.3 novembre 2009
SAGGIO, PROSA, POESIA
Palazzina Liberty 14 maggio 2009
di Ennio Abate
Giovedì 14 marzo 2009 alla Palazzina Liberty di Milano la Casa della
poesia ha proposto un «Trittico di genere: saggio, poesia, prosa». Sulla
ribalta tre autori: Gherardo Bortolotto, Andrea Inglese e Massimo Riz-
zante, rispettivamente nelle vesti (strette, a quanto poi si è capito) di
prosatore, di poeta e di saggista.
Palazzina Liberty 14 maggio 2009
di Ennio Abate
Giovedì 14 marzo 2009 alla Palazzina Liberty di Milano la Casa della
poesia ha proposto un «Trittico di genere: saggio, poesia, prosa». Sulla
ribalta tre autori: Gherardo Bortolotto, Andrea Inglese e Massimo Riz-
zante, rispettivamente nelle vesti (strette, a quanto poi si è capito) di
prosatore, di poeta e di saggista.
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