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sabato 19 febbraio 2011

MOLTINPOESIA CONTRIBUTI
Cronache di poesia del Novecento
di Maurizio Cucchi
Recensione di
Giuseppe Beppe Provenzale


 




Cucchi-san
attenziona la platea
illuminandola

Un haiku forzato per sintetizzare una serata assai speciale alla Palazzina Liberty.
Alcuni dei nomi più significativi della Poesia milanese (e nazionale per traslato) erano presenti alla “prima” del volume di Maurizio Cucchi Cronache di poesia del Novecento (Gaffi, 2011).
“…Se fossi stata ancora un’insegnante l’avrei raccomandato come testo scolastico” ha commentato Valeria Poggi, curatrice dell’opera.
Una ciclopica raccolta di ritratti introduzioni e saggi che Cucchi - dal periodo dell’Università Cattolica ad oggi - ha pubblicato su La Stampa, Belfagor, L’Unità, Panorama, Linus, Il Giornale, Paragone...
I più significativi poeti italiani del Novecento sono stati recensiti e commentati in profondità, a volte semplicemente elencati o letti per dovere di cronaca, a volte partecipati con la forza dell’io poetante. In sala sono risuonati i nomi delle grandi figure del secolo: Raboni, Saba, Ungaretti, Rebora, ma casualmente non Montale e Quasimodo.

martedì 8 febbraio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Autori vari
Nella ricorrenza
della "Giornata della memoria"
(27 gennaio)

In occasione della "Giornata della memoria" sono stati proposti alcuni testi poetici sulla tragedia degli ebrei sterminati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Nella mailing list "interna" dei moltinpoesia si è svolta una vivace discussione concentratatasi soprattutto sul chiarimento dei significati letterali ma anche politici di termini come 'Olocausto', 'Shoah' e 'genocidio' e, secondariamente, sulla possibilità di accostare quella tragedia  ad altre passate o attuali. Non  essendo riusciti a concordare una sorta di "editoriale condiviso" che facesse da introduzione ai testi, pubblichiamo quelli finora ricevuti, invitando chi lo desidera a riprendere nello spazio dei commenti la discussione sia in generale sia sui testi pubblicati.
                          Redazione MOLTINPOESIA

sabato 5 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Amaro ammore
Recensione di
Giuseppe Beppe Provenzale



Cosa succede a Monza?

Continua il permanere delle fortune della Poesia. Non quella Aulica Declamata Viscerale che frequenta aule scolastiche, circoli(ni), nicchie (finto) snob e radical chic, ma.
A Monza c’è Poesiapresente, gruppo di lavoro (un nome per tutti: Dome Bulfaro) che, con un’azione autenticamente culturale (e programmazione sociale al seguito), produce, propone e spettacolarizza brani, occasioni, performance e sentimenti adiacenti l’attività più nobile dell’umanità. Un unicum che altrove e da altri é etichettato come Poesia antica, moderna, elegiaca o ermetica, civile (solo con certe coloriture politiche) o disimpegnata, così-così, merdaccia (da Ungaretti) ecc.
A Monza vivono l’uomo di sempre, la società d’oggi e le sue vibrazioni contemporanee permanenti i sentimenti antichi.

martedì 4 gennaio 2011

ARCHIVIO
di Microfono Aperto 2009
Masque
di Giuseppe Beppe Provenzale

F. Goya, La sepoltura della sardina, ovvero quando finisce il carnevale e comincia la quaresima
                 
                 

 Masque

Sulla panchina dell’anima
sei fermo in                                                               
sguardo diritto e occhi che perdono luce

La maschera morte danza la tua vita e   
t’invita a due

Ma non è il tuo passo.
Senza tempo né tempi           bacia, sussurra, t’accarezza e non dice
sei tu la tua morte.

Spenti i colori reali      
e la luce trionfante                                               ora
accendi le tinte
all'altra metà trasparente al nero.                                             
E’ finito il rosso, l’oro, il presepe e il Natale
il bianco, le tuberose e i veli.
Verde giallo e primavera.
Un grigio
sperato perla e madre,
dipinge rigido
lo stupore fermato bianco.

Andarsene.
Addormentarsi partendo.
Tempie battete, cuore fermati.
Nessuna tromba arpe e flauti
né cori di mille.
Ma
un raggiungibile mi moll maggiore nel cuore
e un silenzio clessidra di pace sopra un campo
di grano
Torri e fichi, grilli, idilli, e profumo del mosto addio

Andarsene
via dalla finta innocenza meridiana, poggiato                                  amato
nel profondo dello scavo
profondo
della terra sotto terra
                                      
Da dietro la finestra dell’anima e
dal rinato grigio,
i pensieri della perdita
aprano ora il tuo passaggio.                                    
Ora
ora sia azzurro e contento il giorno
che l’insospettato dio
ti viene incontro

Prati verdi reggano il tuo passo,
una mano che non tocca se vacilli.
Canzoni e versi                                                    ora 
comprendano con me la tua tristezza
scolpita nel  marmo


martedì 7 dicembre 2010

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Giuseppe Provenzale
S’è fermata a Eboli













Sul far di Messina
non è una poesia,
ma un finire d’ore

Quattro
di sole del tuo ultimo giorno
Venti buon natale      
auguri Clara, auguri Teresa, auguri Laura....
Quattro
ancora ore di vento pietoso a fermare di pioggia
il minuto
di falsa calma e l’occhio del ciclone
che ha girato il precipizio

mercoledì 10 novembre 2010

CONTRIBUTI
La vendetta del pornografo.
MICIO TEMPIO, un poeta dimenticato
di Giuseppe Beppe Provenzale

         Domenico Tempio 
                                                 (CT 1750-CT 1820)  
Il Nostro é il maggiore poeta riformatore siciliano, contemporaneo del Parini in Lombardia. Meno famoso o addirittura sconosciuto perché ha quasi sempre scritto in siciliano. Lingua ufficiale del Regno di Sicilia, quella degli atti notarili, delle bolle e dei regi dispacci. Sparito il Regno di Sicilia, il siciliano come tutte le lingue che non possiedono passaporto è stato declassato a dialetto rendendo “minore” la sua letteratura. Eppure ancor oggi il Tempio lo si chiama all’antica, “Micio” conferendogli familiarità e affetto, riconoscimento e adesione[1]. Micio Tempiu fu “… ammirato e lodato dai suoi contemporanei, ma dopo la morte la sua opera è stata quasi dimenticata, tranne alcuni componimenti di carattere licenzioso che, pubblicati alla macchia, gli hanno dato ingiusta fama di poeta pornografico.”[2]

venerdì 5 novembre 2010

COMMENTI
Quando la poesia si fa del bene.
Un reading trasformato in spettacolo:
MILANOICTUS di Dome Bulfaro

Commento di Giuseppe Beppe Provenzale
I reading sono superati, la Poesia ha bisogno d'altro. I disattenti sono avvertiti: da oggi si può ritornare ad ascoltare i poeti senza stramazzare strusciando il fondoschiena su una poltrona o semplicemente disertando i luoghi dove gli irriducibili si contano sempre meno numerosi e sempre meno motivati. Questa settima a Milano é successo qualcosa. Qualcosa di corale tra le migliori teste pensanti della cultura italiana (Fondazione Arbor, Mille Gru, SpazioStudio) e un testo (già reading) del poeta (qui anche performer) Dome Bulfaro, collaborato da uno staff di eccellenti.








MILANOICTUS
di Dome Bulfaro
(per continuare la lettura clicckare su ulteriori informazioni)

martedì 2 novembre 2010

APPUNTAMENTO
Lab. MOLTINPOESIA
alla Palazzina Liberty
mart. 9 nov. ore 18
Giuseppe Beppe Provenzale racconta Domenico Tempio


Domenico Tempio è uno studioso locale degno di tre o quattro saggi e due tesi di laurea? O un poeta del valore di Parini danneggiato però dalla geografia, dalla storia scritta dai vincitori e infine soffocato dalla lingua? Ai loro tempi Catania e Milano avevano lo stesso numero d’abitanti, la stessa storia di dominazione spagnola alle spalle, un’economia fiorente e la stessa quantità di poveracci. E allora?
La geografia ha posto le due città in bacini d’utenza assai differenti e di differente visibilità.
In un tentativo di correzione della storia scritta  hic et nunc tento di raddrizzarne le sorti. 

Trascurando la elevata produzione di Domenico Tempio, quella illuminista di impegno sociale, ho focalizzato la mia conversazione sulla sua produzione licenziosa. Egli, con notevole coraggio e la maggiore capacità espressiva della lingua siciliana, ha scelto di scandagliare pieghe e abissi di animi che non avevano visibilità nella società civile, né tanto meno voce. Una voce verista anti-litteram che rischia grosso con l’inventio di persone, situazioni e dettagliate descrizioni di particolari fisiologici. Questa voce e la ricercata espressività osano molto, ma  solo per rendere più impressiva e condivisibile la sua rigida morale, scopo celato o palese di ogni suo componimento. Porgo un assaggio con il più comprensibile componimento in toscano, scritto – tutto sommato – con una penna d’oca intinta nell’inchiostro grigio.
Da Il Padre Siccia
(seppia che si nasconde dietro l’inchiostro nero; già la scelta di questo nome è “la morale”)

Oh che follia/ Taci, perché non sai la Teologia./ Questa sì bella usanza /da Sodoma abbruciata fu sodomia chiamata;/ ma perché sia peccato /io non capisco ancor./ Si l’adulterio è tale/ che sia dal ciel punito./ La fede coniugale viene a tradirsi allor./ Sta il gran peccato espresso /nell’accoppiarsi insieme/ diversità di sesso; ma se si sparge il seme /tra l’uomo e l’uomo istesso,/ che non sia permesso/ portami un argomento,/ una ragione, ed io questo cular desio/ discaccerò dal cor.

Un prete pedofilo tenta di traviare un ragazzo, ci riesce ma il teatrino delle parti e l’immoralità dei due è nell’ultimo verso della pantomima: il cazzo entrò sì franco /e tu ti lagni ancor?

Un altro esempio, ma per via della lingua di maggiore difficoltà di comprensione, è la poesia la Monaca dispirata che nei suoi vagheggiamenti da tempesta ormonale brama tanto il pene da essere critica (e assai informata) su quanto ne viene sprecato nelle camerate della caserme dove grossi minchi di surdati/ chi ntra d’iddi lu darreri/si lu pigghianu arraggiati. Sprecato anche nei conventi dove cc inni sunnu/ beddi minchi rancitusi: non havennu nuddu cunnu,/ si la minanu oziusi.
Il coraggio di un linguaggio naturale e forte ha consentito al Tempio di creare libere immagini forti e camei di vite spicciole di persone mai personaggi. Una galleria di defunti senza una targa stradale di marmo né una lapide, eppure hic più viva di qualsiasi astrazione e mappatura geocritica.

Giuseppe Beppe Provenzale