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domenica 31 ottobre 2010

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Giuseppina Broccoli
AMICO MIO

 










Amico mio, cosa mi domandi?
Non so più cosa m’aspetta
né cosa mi proposi.
Reclami ancora verità e sorprese
e mi chiedi che tempo hanno
e che valore
in questo luogo stretto e qualunque?
Ti ribadisco che non comprendo più
cosa m’ imposero,
né quello che veramente inseguii.
Batto i denti al tuo futuro,
m’ acquatto nel presente
e tutto scorre con fiacco moto.
Qui le intemperie
cambiano  voce,
e cadono in dirupi le illusioni.
Torni salvo, amico mio,
rimbalzi dalla storia
senza indignazione,
ma questi figli
sono intirizziti
dal freddo e dall’attesa.

mercoledì 27 ottobre 2010

DISCUSSIONE
Torniamo all'essenza del tutto?
Pietà, non fatemi regredire!



Giuseppina Broccoli:

Il poeta è colui che ha imparato a ricomporre l’essenza primordiale del reale perché, raffinando il suo intelletto e anche il suo cuore, ha capito come potare la realtà, come dividere i frammenti  utili da quelli inutili, ha capito come destrutturarsi e ricomporre il cuore della prima origine.  Egli sa raggiungere la natura vera delle cose perché  è stato capace di regredire ad uno stadio arcaico per cogliere con occhi puliti, quasi infantili l’essenza del tutto. Per essenza primordiale del reale intendo quello stato di libera natura, di puro barbarismo, di puro primitivo percepire.


Ennio Abate, Pietà, non fatemi regredire

Davvero? Dare ancora ascolto a Pascoli (il fanciullino) e a Rousseau (l’uomo buono per natura guastato dalla società)? Tornare alle origine, anzi al cuore della prima origine? Esaltare il puro barbarismo?

venerdì 22 ottobre 2010

DISCUSSIONE
Se molti scrivono
perché pochissimi leggono
i libri di poesia
e pochi frequentano
i reading di poesia?"

1° INTERVENTO: GIUSEPPINA BROCCOLI

Tralasciando l’ambiente universitario, è difficile constatare un diffuso interesse a livello popolare per la poesia, quindi se ne potrebbe dedurre che anche nel XXI secolo la poesia rimane un interesse per pochi, quasi un’ attività intellettuale ancora elitaria.
Ma naturalmente va tenuta anche in considerazione la possibilità di altri percorsi di crescita: ad esempio io  mi sono avvicinata alla poesia da completa autodidatta (a parte qualche reminescenza dalla mia esperienza universitaria).
Dedicandomi alla lettura della poesia non mi sentivo una privilegiata, o intellettualmente una super raffinata, ma ero unicamente interessata all’universalità del sentimento umano e alla conoscenza dell’Altro, per potervi essere in comunione.
Sono partita dalla lettura di poesia come condivisione e sono arrivata, nel corso del percorso di maturazione,  alla lettura come strumento per acquisire consapevolezza. Ho cominciato a leggere da Mario Luzi a Sandro Penna,  da Amelia Rosselli a Patrizia Valduga. Ho impiegato quasi un anno per leggere la raccolta di Giorgio Caproni e relative critiche di Pietro Citati, Gian Luigi Beccaria, Italo Calvino, ecc… ed il risultato è stato che  sono uscita completamente impregnata di certi poeti.
Ho notato poi, che dopo certe letture, quando mi mettevo a scrivere, nella mente si ripresentavano quelle esperienze letterarie, tramite risonanze, echi degli autori che avevo assimilato e con cui più sentivo di condividere qualcosa.
Leggere poesie di altre persone, non solo di autori affermati, ma anche sconosciuti, ha contribuito ad un processo di arricchimento della mia interiorità, perché dall’assorbimento delle consapevolezze altrui e di epoche diverse, è scaturito uno stato di arricchimento lessicale, di ricerca stilistica, di continuo labor limae. Grazie a questo background, acquisito soprattutto in età matura, ho potuto potenziare la mia creatività e ho avvertito la possibilità di contribuire con qualcosa di veramente mio e, forse, anche diverso.
Per quanto riguarda i reading di poesia devo ammettere che mi piace più leggere nel raccoglimento intimistico, che ascoltare poesie lette davanti ad un pubblico.
Preferisco la lettura  a mente, nel rifugio domestico, che permette sia di scegliere il momento dell’ azione del leggere, sia di tornare più volte sulla lettura degli stessi versi. Credo che molti contenuti e certe sfumature di una poesia risultino difficili da cogliere in una lettura orale e che la lettura  a voce non sia mai adeguatamente affascinante quanto quella a mente.

lunedì 18 ottobre 2010

A MIO PADRE di Giuseppina Broccoli







I tuoi occhi hanno smesso di cercarmi
e sotto la magnolia è ingiallita l’ultima erba.
Solo, sulle tue scarpe sporche di fango
cammini lento tra i salici
per non voltarti mai più.

giovedì 14 ottobre 2010

2 POESIE di Giuseppina Broccoli











Era la casa

Ragni e gechi
ora, nella casa
dove nacqui.
Non più convolvoli,
non più grappoli.
Tu piangi
le dinastie tra gelsi e nespoli.
Aspetti che io ritorni ancora.
Nella culla bruciano
le labbra mie che ti pronunciano.
Tu non hai nome
e ti consumi in palpiti di pena.
Non tremi della tua penombra,
incatenata tutt’uno con la materia
del mio canto.
Allunata,
assolata,
solitaria,
dissolvi le tue membra nel silenzio.
Ti ho posseduta con la mia presenza,
or remota,
or languida.
Mi fai paura,
tu odori del mio sangue passato.
Al portico i rovi,
gli olmi all’orto devastato.
Si rinnovi l’incanto dei campi di grano
nelle tue finestre,
tremino i cancelli nella tua barbarie.
Rovente occhio,
tu pulsi davanti al mio destino mentre
il cuore trema fra salici e pioppeti.

Borgo sul Garigliano

È un paese il mio paese
che quando torno
mi mancan le parole.
È un paese il mio paese
che quando torno
tutto è rimasto
come l’avevo lasciato.
È un paese il mio paese
che quando parto
mi tornan le parole.
È un paese il mio paese
che quando muori
non ti piange più nessuno.

domenica 10 ottobre 2010

Giuseppina Broccoli: Due poesie

 














Vita su morte

Il Nellie risaliva il grande fiume,
uomini ingenui guardavano impietriti.
Dov’era il bianco e dove il nero?
Cuore di tenebra sussultava,
ma l’anima non si scuoteva.
Schiaffeggiati dalla civilizzazione
accettarono la sopraffazione.

giovedì 30 settembre 2010

LA MIA CITTA' di Giuseppina Broccoli



geme l’ orizzonte d’ alluminio
tra accordi di portoni
si trascina  adagio un tram
disfa tumulti di specchi
sperde faticosi affiatamenti
fugge sui binari la sorte
graffia il furore degli errori
tra echi febbrili, voci, fragori
frantumi di tempo
ove  palazzi alzano giacigli
su cristalli di transitorietà
il giro senza tempo della vita
è appeso al filo della mia città
ed io, qui, nel vuoto, mi specchio
in un pigro stridere di  tram


lunedì 12 aprile 2010

Ennio Abate/ Letterina postpasquale ai Moltinpoesia

Che rilassato andamento schizofrenico!

Che tenui dialoghi tra sordi!

Che belle divagazioni

da un pensiero sapienziale

(“La follia non è una faccenda per soli psicanalisti,

ma contiene risorse di contenuti preziose per tutti”)

ai dubbi sul dire o non dire

IO in poesia,

ai ricordi di antiche pasque,

alla segnalazione di nuovi poeti!