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mercoledì 6 aprile 2011
DISCUSSIONE
Enzo Giarmoleo e Leonardo Terzo
Sul "ready made"
Enzo Giarmoleo (3 aprile 2011):
Trovo il ready made e tutto ciò che possa scaturire da esso molto interessante. Certo molta acqua è passata sotto i ponti e non è più possibile sbeffeggiare la bellezza come aveva fatto Duchamp con la sua Gioconda con i baffi. Molto interessante nel ready made la tendenza dell’autore a non intervenire soggettivamente nell’opera d’arte atteggiamento che troviamo anche nella pop art di cui Duchamp e quindi Dada ne costituiscono la matrice linguistica.
mercoledì 16 febbraio 2011
CONTRIBUTI
Lucio Mayoor Tosi
Il nuovo
L’efficacia politica ha sempre di fronte queste alternative. Ma ai mezzi estetici non si può chiedere a priori di svolgere un compito immediatamente politico o di ottenere un esito prestabilito, proprio perché l’estetica è un tipo di discorso che, sebbene operi in un contesto politico e abbia una reale importanza come tale, deve essere considerato e accettato alle sue condizioni, e non costretto lavorare in modi impropri, più semplicistici e diretti. Il compito specifico del discorso letterario è operare al livello inventivo e immaginativo dell’originalità: se non è formalmente innovativo non è politicamente efficace, e neanche politicamente corretto.
( Leonardo Terzo, Ridare funzione politica alla poesia. Leggere attentamente le istruzioni)
( Leonardo Terzo, Ridare funzione politica alla poesia. Leggere attentamente le istruzioni)
"se non è formalmente innovativo non è politicamente efficace, e neanche politicamente corretto."
Non so perché questa frase scritta da Leonardo Terzo mi sia rimasta in mente. Fa pensare alla fervida attività delle avanguardie di ogni epoca, eppure non è così perché quel "formalmente" è scritto chiaro. Non si tratta della ricerca del nuovo a tutti i costi, argomento già trattato ampiamente negli ultimi decenni, ma di una semplice questione formale: di linguaggio, di stile. Al nuovo da dire, al nuovo nel contenuto del messaggio, non ci si pensa. Giunti alla fine del secondo millennio il nuovo stenta a farsi riconoscere e rischia una congestione chi si avventa sulle briciole.
Quel "formalmente" mi fa pensare che il nuovo potrebbe stare nel cercare di dire le cose che sanno tutti.
La tecnologia ha fatto passi innovativi straordinari… eppure quando piove usciamo ancora con l'ombrello, e per leggere molti usano gli occhiali che sono invenzioni ormai secolari. Il nuovo non è solo, c'è anche il permanente, solo che lo diamo per scontato. Tutt'al più diciamo che è risaputo.
Eppure non sono certo che sia così. Non possiamo dire con sicurezza quali sono le cose che sanno tutti, che tutti hanno dentro, nei loro pensieri e nelle loro emozioni. Individuare le cose che sono in tutti potrebbe essere la novità.
Se questo è vero, la ricerca del nuovo a tutti i costi è un difetto, e quel "formalmente", se lasciato solo, potrebbe essere alla fine insufficiente.
giovedì 3 febbraio 2011
CONTRIBUTI
Ennio Abate
Da quali nemici e falsi amici
si devono guardare i poeti (esodanti)
[ Seconda puntata]
Il saggio di Leonardo Terzo (CRITICA.Ridare funzione politica alla poesia: leggere attentamente le istruzioni) è d’alto livello teorico e merita, com’egli chiede, un commento non superficiale. Qui sotto espongo il mio. L’intento: dichiarare lealmente e spero senza forzature i punti (pochi) sui quali concordo con lui e quelli sui quali sono perplesso o in disaccordo. Sarò stato forse troppo analitico, ma la fretta oggi di moda è nemica dell’intelligenza e, per quel che posso, la rifiuto. Chi non ha tempo da perdere e vorrebbe ridotti a spot questi argomenti, passi ad altro.
mercoledì 26 gennaio 2011
CRITICA
Leonardo Terzo
Ridare funzione politica
alla poesia:
leggere attentamente
le istruzioni.
Da http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/01/ridare-funzione-politica-alla-poesia-leggere-attentamente-le-istruzioni.html
La questione di ridare una funzione politica alla poesia e alla letteratura deve affrontare il problema della particolare natura che l’arte ha assunto dal momento in cui, dal Settecento, si è resa una significazione autonoma, dando luogo al campo concettuale dell’estetica.
Il problema sta nel fatto che la produzione della bellezza - fine specifico dell’estetica - utilizza comunque dei materiali che appartengono a tutti gli altri campi della realtà umana, cioè il sapere o i saperi. Tali materiali hanno un loro significato e valore originario, che viene trasformato e trasfigurato, e quindi osservato, fruito e interpretato in un nuovo contesto funzionale, culturale e addirittura “cultuale”, dove acquista un suo senso “altro” e specifico.
lunedì 10 gennaio 2011
DISCUSSIONE
Ennio Abate @ Leonardo Terzo: Bellezza non censurarmi!
Non sono un patito della Bellezza né in poesia (mi pare di averlo chiarito nella discussione con Tomaso Kemeny) né nella vita.
E perciò che i versi di Cronaca di performer siano brutti per te o per altri m’importa poco. Di più m’importa che un parere improvvisato o un giudizio convinto da parte tua o di altri lettori di questo blog venga argomentato. E tu non l’hai fatto. Anzi ti surriscaldi fino a dire una falsità: «la bruttezza dei versi [di Ennio] è un’irrisione e un insulto alle drammatiche condizioni che si vorrebbero evidenziare». (Spiega, per favore, dov’è l’irrisione o l’insulto in Cronaca di performer). In più insinui il sospetto che il mio (permetti che ce l’abbia anch’io, vero?) «narcisismo poetico» stia sempre all’erta ed approfitti di ogni pretesto «per mettere in mostra la propria presunta creatività impegnata». Ahimé!
giovedì 18 novembre 2010
CONTRIBUTI
Leonardo Terzo
Un garbuglio etico-estetico irrisolto
di Theodor W. Adorno:
“È serena l’arte?”
In piccolo (su questo blog) abbiamo cominciato a discutere di poesia e sofferenza. L’amico Leonardo Terzo ci ha suggerito di guardare più in alto e nel passato proponendoci la lettura di un brano di Theodor Adorno, intitolato "È serena l’arte?" (in "Note per la letteradtura 1961-1968", pp.273-280, Einaudi, Torino, 1976). Adorno, si sa, oggi è fuori moda, forse sconosciuto a giovani e anziani e poi richiede denti filosofici forti. Ma perché i moltinpoesia non dovrebbero nemmeno tentare di masticare la sua splendida prosa-pensiero? Lo ha cominciato a fare lo stesso Leonardo Terzo con queste sue osservazioni. E’ un invito a seguirlo. Mi scuso per il momento di non poter inserire il testo di Adorno, ma lo farò appena possibile. [E.A.]
Nel saggio “È serena l’arte?” (Note per la letteratura 1961-1968, Einaudi, Torino, 1976), l’arte, giudicata da Schiller (Wallenstein) e Ovidio (Tristia) come serena, in contrapposizione alla vita che invece sarebbe seria, è accostata da Adorno al tempo libero, mentre la vita è accostata al tempo del lavoro. Dunque fatica contro divertimento, serietà contro distrazione. Sono soprattutto sfere divise. Ma anche disimpegno che contraddice il reale, o ristoro per rinnovare le energie lavorative. Secondo Adorno, Hegel sarebbe stato il primo a dire che l’arte non è un giocattolo utile o piacevole.
A mio parere, la differenza di base che permette di caricare la contrapposizione con valori di diversa natura, è quella tra realtà e finzione, (i romantici preferivano “immaginazione”), molto temuta per esempio da Platone e dai Padri della Chiesa. L’idealismo tedesco sarebbe infatti il primo a redimere invece l’immaginazione come speculazione inventiva, da re-impiegare nel mondo. In Inghilterra è la differenza ideologica fra novel realistico e romance fantastico: entrambi aspirano a intervenire nel mondo, l’uno sottolineando la base di realtà su cui impegnarsi, l’altro immaginando prospettive oltre la realtà.
Secondo Adorno, forse l’arte sopravvive nello svolgere un compito di contraddizione del reale, proprio perché è piacevole. È la mia teoria del piacere come una pallottola, senza il quale l’opera d’arte sarebbe una pistola caricata a salve. L’immaginazione, come speculazione filosofica, prima appare diversa dal piacere, inteso come superficialmente edonistico, ma poi il piacere si mischia alla scoperta creativa, e l’estetica diventa una filosofia che esplora una facoltà umana fatta di sensibilità, dimensione formale e “immaginale” del pensiero stesso. (Vedi il libro di Silvana Borutti, La filosofia dei sensi, Cortina, Milano, 2006.)
sabato 30 ottobre 2010
ARCHIVIO MOLTINPOESIA
Autori vari dal vecchio blog
su SPLINDER
Dal Sud del mondo
di Eugenio Grandinetti
S'aggirano per l'Europa strani spettri:
sono emaciati ma non sono pallidi
perché hanno la pelle scura. Vengono
attratti da un miraggio che gli pare
più vero di quelli che si formano
nelle calure del deserto,e sono
invece più illusori,fatti
di promesse di oggetti
da possedere,di apparenze
piacevoli in cui mostrarsi. Vagano
per le nostre strade carichi
di cianfrusaglie da vendere,sostano
sotto i portici
accanto ai loro banchetti su cui espongono
le sigarette di contrabbando
aspettano ai semafori che scatti
il rosso e che le macchine
si fermino,per fingere
di lavare i parabrezza e chiedere
un'elemosina dignitosa,e restano
nei nostri pensieri come rimorsi
per una colpa che qualcuno
deve pure aver commesso,forse
proprio noi stessi,senza accorgercene,
con l'esibizione del benessere
e con l'occultamento dei malesseri,
perche non paia
agli altri che ci guardano che il successo
non ci abbia arriso,e che la nostra
vita sia stata tutta un fallimento.
E il fallimento
non era individuale,era
di tutta la nostra storia,che prometteva
libertà per ognuno e invece
ci costringeva ad una dipendenza
sempre più rigida,che prometteva
dignità e ci costringeva
a sempre maggiori compromessi
che prometteva
uguaglianza ed ha creato
disparità inarrivabili,tra continente
e continente,tra popolo
e popolo,tra ceto
e ceto,tra uomo
e uomo. E ognuno
vuole essere parte
di quel continente,di quel popolo,di quel ceto
che ha successo,ed essere egli stesso
quello che ha successo e supera
tutti gli altri,o almeno
non essere l'ultimo,avere
altri dietro di sé
da usare,possibilmente,o almeno
da poter dire
che gli sono inferiori,per trovare
una ragione all'inuguaglianza e non volere
che le cose cambino.
mercoledì 27 ottobre 2010
DISCUSSIONE
Leonardo Terzo
Con quale criterio
è giudicata l'opera d'arte?
La risposta dipende dal contesto. Ognuno giudica col proprio criterio, ma suppongo che non siano i criteri personali che interessino, bensì quelli che sono i criteri dominanti.
Per descriverli bisogna distinguere due ambiti: 1.contemporanei ma diversi per geografia o strato sociale e 2. storici, appartenenti a epoche diverse.
Primo ambito. Settore geografico: le radici culurali determinano i significati, la capacità di capirli e quindi di apprezzarli. Noi occidentali facciamo fatica ad apprezzare i generi del teatro giapponese, kabuki e altri. Naturalmente possiamo studiare i valori altrui, li capiremo in modo razionale, con l'intelligenza, ma sarà difficile sentirli come i propri e commuoversi. Il critico Edward Said ha scritto un libro "Orientalismo" per mostrare come gli occidentali hanno frainteso e ridotto ai loro parametri le culture orientali.
Primo ambito. Settore geografico: le radici culurali determinano i significati, la capacità di capirli e quindi di apprezzarli. Noi occidentali facciamo fatica ad apprezzare i generi del teatro giapponese, kabuki e altri. Naturalmente possiamo studiare i valori altrui, li capiremo in modo razionale, con l'intelligenza, ma sarà difficile sentirli come i propri e commuoversi. Il critico Edward Said ha scritto un libro "Orientalismo" per mostrare come gli occidentali hanno frainteso e ridotto ai loro parametri le culture orientali.
domenica 24 ottobre 2010
DISCUSSIONE
Leonardo Terzo
Ogni lettore è un critico
- La chiave di lettura dell'arte ce l'hanno i critici? I quali capiranno se il lavoro sottoposto al loro giudizio è solo scaturito da un bisogno, da uno sfogo dell'artista o da altro?
Proverò a rispondere alle tue domande un po' per volta. E anche con idee alla rinfusa, come vengono.
La chiave di lettura chi ce l'ha? Ce l'hanno tutti. Ognuno è il miglior critico per sé stesso. Non bisogna avere complessi di inferiorità, che sono dannosi. Quelli di superiorità lo sono molto meno, l'importante è non esternarli in modo sprezzante. Ci sono infiniti artisti, poeti, registi, che a me non piacciono. Non posso e non devo farmeli piacere per forza. Per piacermi un'opera deve essere congeniale alle mie esigenze, ai miei valori, al mio umore quotidiano perfino. E normalmente per motivare il giudizio bisogna capire. Sia il buono che il cattivo gusto si formano lentamente e gradualmente in base agli incontri che facciamo e ovviamente all'educazione permanente che ciascuno cerca o subisce. Non bisogna avere l'ansia di non essere all'altezza.
venerdì 15 ottobre 2010
VERSO FANO. POESIA DI VIAGGIO di Leonardo Terzo
Dolce e chiara è Luciana
E senza accento
Di viltà, d'eroismo o passione mondana,
E di lontan rivela senza fremito
Un sorriso di statua mussulmana.
Ride se ridi, oltre l'emicrania;
Bacia se baci, meccanica e gentile,
Fedele e onesta alla propria inumana
Gioia asseverativa.
Senza costumi decifrabili
Fra Milano e Bari,
Né pensieri impuri,
Fra Polignano, San Severo e Ostuni.
mercoledì 13 ottobre 2010
CRITICA Leonardo Terzo:
Quattro premesse e un commento
a FINE ESTATE di Emilia Banfi (Semy)
Fine estate
Nelle mie piazze
e nelle mie case
tra le ombre calde
di un mese d'estate
ho visto passare
la mia gioventù.
Aveva un abito a fiori
di quelli teneri
che durano un giorno,
correva in quel posto
che sa di segreto
dove la vita
s'intreccia col tempo
dove il canto
di un usignolo
col freddo di neve
annuncia il passo del vento,
ti chiede chi sei
e tu gli rispondi
- Son quella dell'anno passato
son qui come allora
dimmi che nulla è cambiato.-
Quattro premesse e un commento, di Leonardo Terzo
Prima premessa: Northrop Frye, nella sua Anatomia della critica (1957) lamenta spesso di non avere a disposizione una terminologia che permetta di individuare e descrivere in modo appropriato e condiviso i fenomeni letterari che incontra nella sua esperienza di lettore e di critico. La stessa cosa capita a tutti i commentatori che percepiscono certi effetti della poesia, ma non sono sicuri di saperli descrivere accuratamente per mancanza di una terminologia stabilita. Per questo mi sembra talvolta, nel parlare di questa poesia di Emilia Sergio, di tentare di spiegare le percezioni e le intuizioni che probabilmente tutti abbiamo nella lettura, senza essere sicuro, magari per mia ignoranza, di saperle comunicare.
Seconda premessa: l’analisi esplicativa di una poesia, non può essere piacevole come la lettura, perché la poesia è una sintesi alchemica che ottiene l’effetto del piacere, mentre la critica smonta la costruzione sintetica in glosse analitiche, appunto, dove il piacere musicale si perde, e quello razionale è aleatorio.
sabato 13 marzo 2010
Leonardo Terzo: Coro dei Fantapoeti nel girone degli affamati (di fama). ( FEBBRAIO 2009)
Narcisi assatanati
Ci siamo prenotati
Un posto nel loggione
Del nostro fogliettone.
Sarà una bella mossa
Poeti alla riscossa.
Commossa gratitudine
Si dia alla moltitudine
Che ci ha catalogati
Timbrati ed ospitati.
Ci siamo mossi in coro
Per darci un bel decoro,
E questo basta e avanza
Sembra una gravidanza
Di forti tutti in fila
Siamo una bella pila
Pallidi come spettri
Non vogliam sembrar gretti.
Ma per giungere in cima
Con rima e senza rima
Ci siam precipitati
Affannati
E spietati
Eppur ben educati.
Ognuno ha avuto poco
Ma abbiamo dentro un fuoco
Che scardina le porte
Chissà... dopo la morte.
C’è chi spera da subito
Anche senza decubito
E ch’invoca il millennio
Fidando nel buon Ennio.
Santo, santo poeta!
Non è una bella meta?
Facciamo tenerezza?
C’è l’antica saggezza:
Est omnia munda mundis
Lo cunto de li cunti.
venerdì 12 marzo 2010
9 marzo 2010 Moltinpoesia alla Palazzina Liberty: Una serata su Bukowski
Il giorno 10/mar/10, alle ore 10:10, Ennio Abate ha scritto:
Cari/e Moltinpoesia,
non la faccio lunga. Alle ultime due iniziative (9 febb. su Fortini; 9 marzo su Bukowski), pur ben riuscite, molte le assenze (non mi riferisco a quelle giustificate) di vari assidui frequentatori (in passato) del Laboratorio. La T ha voluto scendere dal tram. Tra i presenti di ieri sera forte l'invocazione di riunioni "faccia a faccia" come agli inizi etc.).
[...]
Qui sotto la bozza della locandina per il prossimo incontro sulla Merini (in Palazzina Liberty).
La serata di ieri sera su Bukowski è stata frizzante e partecipata. Lo stereotipo soprattutto massmediale dello scrittore "sporcaccione" mi è parso ridimensionato o quasi smentito. Pregherei Terzo di mandarci, se possibile, alcuni dei testi letti.
Un caro saluto
Ennio
Cari/e Moltinpoesia,
non la faccio lunga. Alle ultime due iniziative (9 febb. su Fortini; 9 marzo su Bukowski), pur ben riuscite, molte le assenze (non mi riferisco a quelle giustificate) di vari assidui frequentatori (in passato) del Laboratorio. La T ha voluto scendere dal tram. Tra i presenti di ieri sera forte l'invocazione di riunioni "faccia a faccia" come agli inizi etc.).
[...]
Qui sotto la bozza della locandina per il prossimo incontro sulla Merini (in Palazzina Liberty).
La serata di ieri sera su Bukowski è stata frizzante e partecipata. Lo stereotipo soprattutto massmediale dello scrittore "sporcaccione" mi è parso ridimensionato o quasi smentito. Pregherei Terzo di mandarci, se possibile, alcuni dei testi letti.
Un caro saluto
Ennio
Una poesia di Charles Bukowski proposta da Leonardo Terzo: Come un delfino
morire ha i suoi lati duri
non puoi sfuggire adesso.
il capo ha messo l'occhio su di me.
il suo occhio cattivo.
adesso me la passo proprio male.
in solitudine.
intrappolato.
non sono né il primo né l'ultimo.
ti sto solo dicendo com'è.
siedo nella mia stessa ombra adesso.
la faccia delle persone si offusca sempre più.
le vecchie canzoni suonano ancora.
con la mano sul mento sogno il
nulla mentre la mia infanzia perduta
salta come un delfino
nel mare ghiacciato.
Da Cena a sbafo, Parma, Guanda, 2009. Traduzione di Simona Viciani.
non puoi sfuggire adesso.
il capo ha messo l'occhio su di me.
il suo occhio cattivo.
adesso me la passo proprio male.
in solitudine.
intrappolato.
non sono né il primo né l'ultimo.
ti sto solo dicendo com'è.
siedo nella mia stessa ombra adesso.
la faccia delle persone si offusca sempre più.
le vecchie canzoni suonano ancora.
con la mano sul mento sogno il
nulla mentre la mia infanzia perduta
salta come un delfino
nel mare ghiacciato.
Da Cena a sbafo, Parma, Guanda, 2009. Traduzione di Simona Viciani.
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