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martedì 17 gennaio 2012

Lucio Mayoor Tosi
Area C + Zero orizzontale.


AreaC

Una città che fa scivolare l’acqua per i platani fin dentro i polmoni
come inchiostro. La notte fradicia, le cose vere senza colore.
Come stai?
Ero sola. Laggiù i semafori, qua parcheggiate le auto. Avevo pensieri
qualcuno parlava e parlava. Il cuore in affanno.
Le guance dentro la fotografia, di velluto. La città di grafite. Il cuore
dentro la notte fradicia spenta, sul lettino. Un lenzuolino. Altrove.
Qui le auto, le ombre che balzano sui platani. Tu come stai che la città
è morta non si sa per quale spavento.
In centro hanno messo un pendolo. Uno di sinistra dopo l’altro di destra.
Quasi la stessa faccia. Di grafite e lenzuolino.

domenica 4 settembre 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Lucio Mayoor Tosi
Saluto


Le parole sono incollate e sferragliano 
diritte nella periferia 

tanto qua è un andare liquoroso 
di pioggia là sotto

nelle settimane scordate 
dove si prega battendo le mani.

Poi dimentichi.
 
 
 
Ci vediamo.
 
Chiudi bene. 


venerdì 29 luglio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Lucio Mayoor Tosi
Turistici detenuti


(dalla poesia "Estate")


Turistici detenuti in un mondo senza confini da 
oltrepassare. Selva di insegne per ogni direzione



mai che ci sia niente. 



Forse i tedeschi la guerra non l'hanno mai persa.



Noi e gli altri, una volta finita, siamo tornati a casa.
Mica si faceva sul serio. 



Appese agli alberi tante sedie di plastica come elmetti.



Da che tacciono le sirene è estate.

sabato 23 luglio 2011

CRITICA
I MOLTINPOESIA UNO PER UNO
Su " Voci e passi"
di Maria Maddalena Monti



È difficile pronunciarsi sulla poesia degli amici? I più preferiscono farne a meno o tenersi sul vago. Eppure, di fronte al fenomeno di una  produzione effettivamente eccessiva di testi, da tutti lamentata, e alla scarsità di veri critici disponibili a sondarla, c’è  oggi  la necessità  che altri suppliscano a questo vuoto e si prendano la briga  di diventare seriamente lettori- critici: per giudicare, far pulizia, sì, dicendo al meglio e semplicemente quel che veramente pensano di quel testo. Saranno esercizi critici fai da te, condotti in ordine sparso, ciascuno con lo stile, gli strumenti tecnici o teorici che al momento possiede. Con risultati magari discutibili e da discutere. E con questo? Meglio del silenzio, del lasciar correre, del sentenziare sulla poesia italiana contemporanea, che o sarebbe  incomprensibile  o sarebbe noiosa. Davvero? E chi l'ha detto?  Analizzare i moltinpoesia  uno per uno ci sembra la via giusta per non parlare a vanvera. Ecco un piccolo esempio di  laboratorio criticante sorto in occasione della pubblicazione di una raccolta di Maria Maddalena Monti. [E.A.]  

martedì 19 luglio 2011

CRITICA
La poesia
secondo i critici
del "Corriere della sera"
e secondo noi.
Mayoor vs Berardinelli


Sul "Corriere della sera", magari perché è estate e non sanno come riempire le pagine, è stato dato spazio anche alla poesia. Sono intervenuti  finora critici à la page. All'intervento  di Alfonso Berardinelli, che si legge qui , risponde Lucio Mayoor Tosi.  Qualcuno vuole provare a mandarlo anche al Corriere? [E.A.]


Dico subito che mi sento a pieno titolo tra i lettori "sconcertati o sprovveduti", e quel che è peggio anche tra quelli con la pretesa di voler scrivere.  Però qualche idea ce l'ho e provo ad esporla sinteticamente. 
- Leggo: "La poesia è corrotta invece da se stessa, dall'idea che ha di sé: fuga dalla comunicazione o libera espressione del già saputo".
L'impressione è che Berardinelli non voglia dire esattamente quello che ha scritto.   Fuga dalla comunicazione?
Se qualche pazzo editore proponesse ai poeti di distribuire i loro libri sulla luna, dove non c'è anima viva, ne sarebbero felici? Non credo.

mercoledì 29 giugno 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Lucio Mayoor Tosi
Sposi del mare










(A pranzo con gli sposi)

Quanto mare negli occhi, quanto silenzio nelle stanze
quanto fragore le onde dei respiri nelle notti d'amore
dove so di trovarti come in un bacio lungo tre giorni
e tre notti.

Sposi come sirene e sogni, come non posso abbandonarti
non ora e non ora ancora. A che pensi? Piove sempre
e fa ridere come le poesie d'amore nei centri commerciali
quelle che scrivo tatuandomi i polsi col quaderno.


Va bene, me ne sto parallelo come le labbra. Sposo anch'io
e con la sposa bianca. Come sopra un rametto di ribes.

mercoledì 18 maggio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Lucio Mayoor Tosi
Website per opere d'arte



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Tipografico pensiero quello di progettare un sito mentale, con tanto 
spazio vuoto e silenzioso, inutile dovunque non siano le opere da 
mostrare. Inutile quindi ricco, che non chieda ma guardi negli occhi 
come davanti un lago.  Non bugiardo, ben vestito eppure nudo.

lunedì 28 marzo 2011

CONTRIBUTI
Lucio Mayoor Tosi
Scrivere al presente 14:
C'è chi non lo vuole il petrolio...
[Libia 2011]

 
C'è chi non lo vuole il petrolio, chi va solo a benzina e non fiata.
Chi non farebbe la guerra nemmeno se strapagato. L'importanza 
è importata, il vento è sovraffollato, diamo ragione e ne togliamo
pensiamo pensiamo. 

Gli europei sono così, non rinunciano al frigorifero, prima verrà 
la televisione se non cambia il canone, se non migliorano
le trasmissioni, perché gli europei quando non hanno da mangiare
si danno alla cultura. 

Pensano pensano perché nessuno decide, nessuno sceglie.
Non confondiamo la gente con i potenti, gli affari sono affari ma solo 
per qualcuno, la gente ci mette il sangue malato dai veleni perché 
non trova altro per nutrirsi.

Pensano pensano, gli europei. Non sono intraprendenti, amano
le canzonette dei centri commerciali, scrivono poesie in saudade
guardando all'oceano d'occidente, sono la memoria dentro
la modernità

lunedì 21 marzo 2011

CONTRIBUTI
Ennio Abate
Su punteggiatura, caos e forma
In dialogo con Mayoor e Dedo


Il dialogo va riferito  "Una poesia di Marco Dedo" (qui) e ai commenti presenti in quel post (19 marzo 2011)

@ Mayoor

Concordo che chi scrive , anche quando si rivolge ad un interlocutore reale, come sto facendo io con te ora), si rapporta in parte più o meno con un interlocutore o lettore (nel caso di un libro) immaginario.
Non invece con quest’affermazione:« Il fatto di scrivere versi che non si curano degli a capo non è rubare qualcosa dalla prosa, è una scelta di libertà». Gli ‘a capo’ in prosa ci sono (o ci sono stati) e seguono o trasgrediscono propri codici più o meno (come tutti i codici) accettati.  Oggi non curarsi degli ‘a capo’ mi pare una scelta di libertà davvero trascurabile (lo fanno almeno tutti quelli che hanno assorbito per convinzione o di riflesso alcune trovate a suo tempo “scandalose” delle avanguardie).  A me non meraviglia né sorprende più. Al massimo ritengo che, quando uno è in preda a un’emozione forte o  parole o pensieri gli si “affollino in mente” numerosi e sfuggenti, per non farseli sfuggire e non potendo  frenare l’emozione, fa bene a  usare una punteggiatura  o abbreviazioni persino “private”. Per tutto un periodo  ho accumulato versi sostituendo la punteggiatura “normale” con  barrette (/). E mi capita di ritrovare appunti quasi stenografici o in una grafia  tanto nervosa e spasmodica da risultare a volte indecifrabile persino a me. Ma quanto  in una prima fase viene prodotto in un “raptus creativo” o in bozze viene comunque rivisto se si arriva alla stampa. E allora non mi si dica che la resa tipografica abbia ancora una sua  necessità “interiore”. Al massimo documenta a freddo, a distanza di tempo, come una fotografia, qualcosa che fu in quei determinati esperienza solitaria istanti vivo, veloce, affannoso, convulso.

mercoledì 16 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Lucio Mayoor Tosi
Il nuovo

L’efficacia politica ha sempre di fronte queste alternative. Ma ai mezzi estetici non si può chiedere a priori di svolgere un compito immediatamente politico o di ottenere un esito prestabilito, proprio perché l’estetica è un tipo di discorso che, sebbene operi in un contesto politico e abbia una reale importanza come tale, deve essere considerato e accettato alle sue condizioni, e non costretto lavorare in modi impropri, più semplicistici e diretti. Il compito specifico del discorso letterario è operare al livello inventivo e immaginativo dell’originalità: se non è formalmente innovativo non è politicamente efficace, e neanche politicamente corretto.
                                                                                 ( Leonardo Terzo, Ridare funzione politica alla poesia. Leggere attentamente le istruzioni)

"se non è formalmente innovativo non è politicamente efficace, e neanche politicamente corretto."
Non so perché questa frase scritta da Leonardo Terzo mi sia rimasta in mente. Fa pensare alla fervida attività delle avanguardie di ogni epoca, eppure non è così perché quel "formalmente" è scritto chiaro. Non si tratta della ricerca del nuovo a tutti i costi, argomento già trattato ampiamente negli ultimi decenni, ma di una semplice questione formale: di linguaggio, di stile.  Al nuovo da dire, al nuovo nel contenuto del messaggio, non ci si pensa. Giunti alla fine del secondo millennio il nuovo stenta a farsi riconoscere e rischia una congestione chi si avventa sulle briciole.
Quel "formalmente" mi fa pensare che il nuovo potrebbe stare nel cercare di dire le cose che sanno tutti. 

La tecnologia ha fatto passi innovativi straordinari… eppure quando piove usciamo ancora con l'ombrello, e per leggere molti usano gli occhiali che sono invenzioni ormai secolari. Il nuovo non è solo, c'è anche il permanente, solo che lo diamo per scontato. Tutt'al più diciamo che è risaputo. 
Eppure non sono certo che sia così. Non possiamo dire con sicurezza quali sono le cose che sanno tutti, che tutti hanno dentro, nei loro pensieri e nelle loro emozioni.  Individuare le cose che sono in tutti potrebbe essere la novità. 
Se questo è vero, la ricerca del nuovo a tutti i costi è un difetto, e quel "formalmente", se lasciato solo, potrebbe essere alla fine insufficiente.

venerdì 11 febbraio 2011

CRITICA
Ennio Abate
«Ragazzi
tanto per staccarci un po' dall'intellettualità…».
Sottotitolo: Ma se la spina l’abbiamo staccata
almeno dagli anni Ottanta!

Ennio Abate a Lucio Mayoor Tosi (scusandomi di aver fatto un post, ma nello spazio commento non c'entrava)

Siamo, infatti,  passati senza accorgercene dal ”siamo tutti intellettuali” (ai tempi di Gramsci, quando essere intellettuali era un privilegio per pochi e un’aspirazione per molti) all’ “Abbasso gli intellettuali” (ai tempi nostri, della TV, del Web, della società dello spettacolo).
E nella nostra mailing list serpeggiano eufemistici o sibillini messaggi che in sostanza dicono: Gli intellettuali  sono non-concludenti.(Io, con il mio intelletto, traduco: inconcludenti, cioè parlano e parlano ma non concludono un c…). La solfa viene ripetuta in vari modi. Con gran spreco d’intelletto, secondo me (perché per scrivere un post  e mettere  quattro frasi in fila un po’ d’intelletto pur necessita)  e abbondanza di fumo.

CONTRIBUTI
Lucio Mayoor Tosi
Gli intellettuali e l'esperienza



Ritengo che dal punto di vista esperienziale, l'attività intellettuale sia da ritenersi non-concludente. E ritengo che chi sostiene che gli intellettuali debbano svolgere il ruolo provocante del risveglio delle coscienze, vuoi nella direzione di combattere l'ingiustizia o più semplicemente per sconfiggere l'ignoranza che genera apatia e asservimento, si sbaglino se credono che ci si debba concentrare principalmente sul dissenso oppure sul miglioramento qualitativo della cultura. 

Manca il rilievo della verifica esperienziale, cioè l'osservazione dello stato delle cose, meglio se condotta senza l'ausilio di qualsiasi ideologia. Con questo non intendo puntare all'azzeramento del dibattito, al contrario vorrei porre un valore aggiunto e fin qui sottovalutato, quello per cui ogni idea intellettuale, ogni concetto e ogni aspirazione, debbano avere il coraggio di confrontarsi con la sensibilità e l'osservazione del vissuto personale.

venerdì 24 dicembre 2010

CONTRIBUTI
Lucio Mayoor Tosi
Falsi d'autore

Scrivere alla maniera d'altri è facile, e poi s'impara. Forse è più difficile quando non si sa di farlo.
Questi falsi li ho scritti per gioco e sono dedicati all'inverno:



Montale 
Dove se ne vanno i respiri chiari
nella ghiacciaia li assale l'ansia di adesso
non primavere mancate, ma  un solo meriggio
di stentate prove a rilasciar le spalle
che t'amo inverno e t'aspettavo ignaro. 


Leopardi
Nell'infinito silenzio il pensier s'arresta 
e quivi respiro l'eterna stagione, quella
che le bianche notti di dentro ravviva

Ungaretti
mi apro all'inverno


Pavese
Viene l'inverno, la terra fuori
sfuma levandosi chiara
per il cuore che nevicando 
al tuo volto somiglia. 

Dante
respirando vo incontrando l'inverno
mentre dentro cresce il gelo insicuro 
è ancora sorpresa che neve d'intorno

mi salga dentro chiara tanto e pura. 


Majorino
La neve era lì e noi poco distanti
nei cappotti pensierosi sul da farsi 
pensavamo caldi  è l'inverno di sempre
meno male che non è freddo abbastanza
e vinceremo anche quest'anno sull'idiota
di turno che torna regolare a natale
rinascendo un istante ma poi passa
ci penserà l'amsa a distribuire coccarde. 

Aiku
Tutto è neve
il gelido inverno
respiro



giovedì 2 dicembre 2010

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Lucio Mayoor Tosi
Non avendo figli, non avendo













Non avendo figli, non avendo
guardo quelli degli altri. Un bel pericolo scampato da me che
ho per madre una margherita e so farmi fiume cantando
e poi figlio specchio parlante e distratto dalla vita di un filo
di lana. Non comune. Non comunemente e disgraziatamente
padre uomo generoso dalle scarpe enormi...

Figli, diventare angeli custodi e poi morti da ricordare 
diventare i morti dei figli, e solo di loro. Anche da morti? 
E poi, come ci si va sulle stelle se si hanno ancora pannolini 
da cambiare a persone di quarant'anni?

I padri restano come non si spengono le candele prima
di essersi consumate. La lirica insegna alle fiammelle
come rimanere luce sulle fotografie anche dopo, anche quando
la candela si sarà consumata... anche se non ci fosse mai stata
la candela. 

Morendo non avrò nulla da consegnare, nulla che non sia
già stato dato. Non dipende da me, come non dipende dai padri
e dalle madri essere ciò che sono. Nessun ricordo
ma la continua presenza senza fatica o morte.

Morte, bella parola per finire.

mercoledì 10 novembre 2010

COMMENTI
Micio Tempio




Commento di Lucio Mayoor Tosi
 

Cliccate su questo link e ci troverete la valida interpretazione di un testo di Micio Tempio.
Qua sotto invece riporto un passaggio che ieri sera che ha sorpreso un po' tutti per la modernità dei contenuti:


Oh che follia/ Taci, perché non sai la Teologia./ Questa sì bella usanza /da Sodoma abbruciata fu sodomia chiamata;/ ma perché sia peccato /io non capisco ancor./ Si l’adulterio è tale/ che sia dal ciel punito./ La fede coniugale viene a tradirsi allor./ Sta il gran peccato espresso /nell’accoppiarsi insieme/ diversità di sesso; ma se si sparge il seme /tra l’uomo e l’uomo istesso,/ che non sia permesso/ portami un argomento,/ una ragione, ed io questo cular desio/ discaccerò dal cor.
 
Non so dire se il verseggiare di Domenico Tempio sia da considerarsi poesia, a me sembrano dei recitativi. Il trattar di temi sociali, di filosofia e di buone o cattive creanze, usando il linguaggio crudo dell'eros, era molto in voga nella seconda metà del '700, eppure mi sembra che l'essere così diretti ed espliciti contenga un'innocenza salutare ancora valida, oggi che viviamo nella dittatura bacchettona, discriminante e fasulla dell'eterosessualità a tutti i costi. 
Grazie a Beppe Provenzale per la magnifica segnalazione. 

sabato 6 novembre 2010

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Lucio Mayoor Tosi
Muhammad è un uomo religioso













Abbiamo trasmesso l’attenzione dei gatti. Buongiorno.  
Quel cappellino ti sta proprio bene, adesso che la luce è un lampo 
di chilometri , conviene farsi belli.  Il buio, il buio è il nuovo giorno 
dei capelli colorati, fiori sui giacconi scuri, parole a passeggio 
tra il denaro che dorme. Anche oggi abbiamo lavorato per lui
vecchio arido, bavoso mondo non terrestre.



Abbiamo trasmesso la vertigine dei palazzi e la loro ombra
ora solo riflessi di lago sul marciapiede. Chiuse le finestre degli uffici 
cessa  ogni pericolo, le strade borbottano la musica sordomuta dei dinosauri 
dalle frecce lampeggianti. Essere ricchi è avere spiccioli.

mercoledì 27 ottobre 2010

DISCUSSIONE
Mayoor-Abate su “Cos’è la poesia?”
di F. Fortini



Mayoor:

Se i poeti e le loro poesie non fossero anche da considerarsi come casi umani degni di interesse, dove starebbe il valore della loro testimonianza?

Abate:
Ma la poesia non è solo o soprattutto testimonianza. È semmai anche testimonianza: documento, ma ancor più monumento, come dicono gli storici. Per essere chiari, un documento ha grande valore anche se brutto, un monumento (ad es. per diversi tra noi La ginestra  di Leopardi) soltanto se è ritenuto bello, cioè con un valore supplementare, in più, rispetto al documento.

venerdì 1 ottobre 2010

CERTI RAGAZZI di Lucio Mayoor Tosi

Silloge 21

Certi ragazzi sono tappetti dal cuore disperato
marginale stil novo, barbagli dell’acqua nella luce matura
barche vuote, sedie disabitate.

Chi non ha tempo per l’amore vive dentro lunghe gambe sportive
e scopa da gentleman come fanno gli uomini canguro del sesto piano
quello delle dirigenze. Una razza satellitare bene attenta a non
riprodursi senza garanzie di spettacolo tra le rubinetterie
i divani di pelle e la cruscotteria del 2000.

Certi ragazzi vorrebbero avere il sedere basso e svestito
invece le ragazze conservano una castità di ferro anche mentre la danno
come fosse una domanda, il ricciolo di un mazzo di primavere
e sanno di cucinotto, di lavanda e di una birra, una per tutta la sera.

sabato 13 marzo 2010

Lucio Mayoor Tosi: Poetry-slam. Il coraggio della mediocrità (Settembre 2009)

Da qualche anno partecipo con molto interesse a serate di Poetry-slam, qui a Milano, in città o nell’hinterland, a Torino, Pavia e in molte altre località, sia del nord che del sud Italia.
"Il Poetry Slam è sostanzialmente una gara di poesia in cui diversi poeti leggono sul palco i propri versi e competono tra loro, valutati da una giuria composta estraendo a sorte cinque elementi del pubblico, sotto la direzione dell’Emcee (Master of Cerimony), come dicono in America, mutuando il termine dallo slang Hip Hop. In sintesi è questa la spiegazione che ne da Lello Voce, il poeta che, forse più di ogni altro, ha il merito di aver promosso in Italia questo genere di spettacolo.