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sabato 9 ottobre 2010

Novità ottobre 2010 sul sito POLISCRITTURE




Giorgio Mannacio

NASCITA E MORTE
DELLA POESIA IMMORTALE



Prefazione
Un’elegante strada di Milano è dedicata a Enrico Panzacchi,modesto versificatore vissuto dal 1840 al 1904. Quanti panzacchi vivono , oggi, che non saranno ricordati post mortem, domani? ( Riflessioni di un anonimo )
I.
Voglio parlare della poesia e dei poeti fuori dagli schemi e senza schematismi. Anche in un periodo di crisi economica il prezzo della carta resta alquanto basso. Per scrivere poesie non occorre una penna preziosa, d’oro e dal nome illustre. Bastano una biro ed una pila di fogli anche riciclati. Alcuni si sono accontentati del margine bianco dei giornali. Un’inezia in confronto ai blocchi di travertino pretesi da alcuni scultori. Ci sono, poi, di fronte alla scultura, alla pittura, all’architettura tutta una serie di virtù pratiche e di conoscenze teoriche delle quali il poeta fa tranquillamente a meno. La poesia è - tra le arti - quella meno costosa e più semplice da realizzare. E’ quasi naturale che sia anche la più diffusa. L’alfabetismo di massa l’ha resa simile ad un diritto azionabile in giudizio. Così stanno le cose.
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[A cura di E.A.]


sabato 13 marzo 2010

Grazia De Benedetti: Discutendo di dialetto.Serata 26 marzo 2009 Palazzina Liberty Milano

Per darvi un’idea dei dibattiti di approfondimento che si svolgono a colpi di e-mail tra i MOLTINPOESIA, ecco qualche cenno a quello recente sulla poesia in dialetto. Tantissimi gli spunti forniti da Ennio Abate con lo scambio di mail tra lui e Mario Mastrangelo avvenuto già del 2004. In sintesi, per Ennio il dialetto è una lingua basilare, elementare, che storicamente non ha mai avuto un rapporto paritario con la lingua italiana, bensì gerarchico e conflittuale. Perciò per lui certi termini astratti o moderni, strettamente collegati alla cultura dotta, letteraria, sono poco conciliabili con il dialetto, lingua pratica, del popolo, finché in Italia sono esistiti un popolo e un universo culturale e materiale popolare, cioè fino alla prima industrializzazione. Il dialetto che si usa oggi, specie in poesia, è lingua morta anzi carbonizzata. L’italiano no, anche se vogliamo considerarlo in declino, subordinato a lingue più diffuse. Ennio ha usato il dialetto per evocare immagini e sentimenti arcaici, intrisi di angoscia e l’italiano per le riflessioni o per “incorniciare” la memoria carbonizzata della sua infanzia .