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sabato 31 dicembre 2011

Marcella Corsi
L'anima, dirne in poesia


non che non si possa ma ora come ora (ruberie
giochi perversi fiscali evasioni furberie) mi ruberebbe
quasi l’anima un bell’ all'anima de' li mortacci tua
(e de' tu' nonno)
e seguitando

sarei disposta a vendere l’anima al diavolo per poche
parole nette dirette precise che cercano e offrono
che non si fanno scudo né per sé strumento
che in danno anzi di sé siano capaci di dire e pre-
sentire (all'anima
delle parole
potrebbe dire l’autore

dei troppi versi dove si mostrano animelle pietose
del tutto o quasi di sé prese che non riescono a bucare)


giovedì 7 luglio 2011

CRITICA E POESIA
Marcella Corsi
su testi di Augusto Villa:
un esempio


Presentiamo anche sul blog - finora l'avevamo fatto solo all'interno della mailing list - un esempio incoraggiante e  ben riuscito di "critica dialogante" tra partecipanti al Laboratorio MOLTINPOESIA. Qui il ruolo  del critico è assunto senza la prosopopea e l 'arroganza che troppo spesso  si ritrova tra i critici "di professione" ma anche senza il diplomatismo  un po' ipocrita del "parere amicale". Va precisato che Marcella Corsi ha letto e riflettuto sui testi proposti al suo giudizio senza conoscere il nome dell'autore, che solo a lavoro compiuto è stato svelato.
[E.A.]


Marcella Corsi / breve commento al file con prima poesia dal titolo Mattino domenicale


Anche in questo caso premetto che non sono un critico letterario. Leggo i testi e li commento a partire dalla mia visione dello scrivere versi. Con il piacere di leggere e di riflettere sugli scritti, con l’intenzione di contribuire alla riflessione altrui, in primis dell’autore, qualora ritenga le mie osservazioni pertinenti e utili. E consapevole che esiste ampia possibilità di critica al critico.
E infatti importante che, a partire dalle letture altrui, l’autore inizi ad elaborare una sua lettura critica di quegli stessi testi, anche in contrasto con l’opinione del lettore di turno. Metta a fuoco cioè criteri e modi della sua scrittura, affini la sua capacità di sentire dove il testo va o non va (non risponde, salvo le deviazioni feconde, a quello che intendeva esprimere e/o a come intendeva farlo) e come può su di esso intervenire per migliorarne la resa…

sabato 26 marzo 2011

CONTRIBUTI
Marcella Corsi
Scrivere al presente 7:
nessuna risposta, una domanda
[Libia 2011]


*Una doverosa precisazione.

Avete in mente l’immagine della pipa di Magritt con sotto la scrittta «Cecì n’est pas une pipe»? Allo stesso modo sotto (o dopo) questo testo, Marcella Corsi vorrebbe che fosse precisato: «Questa non è una poesia». Ha le sue ragioni: 1. il testo faceva parte di una mail interna alla redazione di POLISCRITTURE,  dove stiamo discutendo degli eventi libici ed era il paragrafo conclusivo di un ragionamento, che concludeva con queste parole « Invece di una risposta in prosa, mi viene più spontanea una risposta in poesia. Forse una brutta poesia, ma… con qualche punta d’invidia per la sicurezza che molti dimostrano»; 2. il sottoscritto ha “rubato” questa “bozza di poesia”, sulla quale, com’è solita fare, lei  avrebbe a lungo lavorato prima di pensare a una qualsiasi pubblicazione, è l’ha inserita a sua insaputa sul blog. Se ho fatto male, mi scuso con lei. Se, invece,  ho soltanto trasferito questo suo “pasticcio” ancora in preparazione in luogo pubblico, sì, ma con la  eloquente insegna “Laboratorio”, il danno non dovrebbe essere tanto grave. Su un blog-laboratorio possono finire subito anche “cosucce” non ben o del tutto cucinate, senza per questo che si debba litigare continuamente tra formalisti e contenutisti e stabilire se siano proprio “poesie” o no. Poi si vedrà…[E.A]

colpiscono facce belle di uomini - e bambine
che nonostante tutto ridono -
uno in piedi su un camioncino deciso
punta al cielo una mitraglia sottile
ma che ci fa con quella contro il bombardiere?

e le bandiere del re: tradizione
per riconoscersi in un passato comune
religione per darsi il coraggio inermi di osare

li lasciamo tutti ammazzare?
in rete erano in tanti, adesso sono in trappola
a Bengasi: gli diamo una mano? e come
lo facciamo? l’ONU le sue risoluzioni:
embarghi confische sanzioni non sembrano
servire, il rais può pagare
e pure la sua rete ha molte maglie

“lasciamoli scannare tra di loro poi con chi vince
ci accorderemo”: sfruttare suolo
natura animali e moltitudini impotenti
è questo il gioco di chi può da che mondo è

no
forse troppo tardi una no fly zone
forse non sarà sufficiente forse anche così
verranno uccisi innocenti…
“tutte le misure necessarie”  aggiunge
la risoluzione: oddio, è troppo, la solita bruttura
per aver spazio di vantaggiosi neri
in concorrenza nel deserto zampillanti affari

ma dovevamo lasciarli tutti ammazzare
loro e la loro idea di libertà “non assoluta”?                    


 (24 marzo 2011)

lunedì 8 novembre 2010

TRADUZIONI
Marcella Corsi traduce dai POEMS
di Katherine Mansfield


TRADURRE  KATHERINE MANSFIELD 
SENZA LASCIARE LA CUCINA

Tutto è piacevolmente al femminile in questo libro. Dall’immagine di copertina ai versi alla Nota del curatore (perché non curatrice?) che rende conto della fatica compiuta. E, non essendomi io mai davvero impratichito nell’inglese, conoscendo vagamente Katherine Mansfield  e tra il vento il riso e il volo (i tre simboli  che hanno guidato  la scelta dei Poems da tradurre) trovandomi a mio agio soprattutto col primo, sarei il meno indicato a parlarne.
Ma conosco Marcella Corsi, tra l’altro valida  collaboratrice di POLISCRITTURE e  del Laboratorio MOLTINPOESIA, e perciò, se per la Mansfield  mi limito a  pubblicare alcune delle poesie tradotte che più mi sono piaciute, due annotazioni mi sento di farle sulla traduttrice.
Marcella sa prendere di petto tutti  i problemi che il tradurre comporta. Si muove tra trabocchetti linguistici e teorici con una passione vigorosa e una forza elementare. Non si lascia intimidire dai precedenti traduttori,  quasi li salta puntando decisa «all’originale» e sull’empatia con la Mansfield, una scrittrice che - dichiara - al di fuori di quei suoi versi incontrati per caso era per lei all’inizio quasi una «sconosciuta».

domenica 21 marzo 2010

Marcella Corsi/ Balù

non amano essere toccati gli animali dell'aria
il loro corpo leggero non sopporta d’essere stretto
nemmeno di buone intenzioni, per amare le carezze
bisogna si siano convinti a lasciare per un poco il volo
fermarsi a terra accoccolarsi come fossero
coperti di pelo socchiudere gli occhi ritrarre le zampe

Balù è così
un gatto
che vola