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venerdì 17 dicembre 2010

DISCUSSIONE
CRITICI E POETI: CANI E GATTI? Dopo l’incontro
del Laboratorio MOLTINPOESIA
su «La critica non ammazza
né la poesia né i poeti, anzi...».



Critica e poesia possono allearsi o sono attività inconciliabili? Sarebbe meglio se il poeta facesse solo poesia e il critico facesse solo il critico? La critica è pericolosa per la poesia e la può “uccidere”?
Fino agli anni Settanta del Novecento questioni del genere erano considerate secondarie. La figura del poeta-critico  non  appariva un ibrido quasi mostruoso e antiquato, come succede oggi. E Majorino  ancora nel suo recente Poesie e realtà 1945-2000 ha classificato tranquillamente Pasolini, Leonetti, Roversi, Volponi, Fortini, Pagliarani,  Noventa ed altri sotto la voce «Poesia Critica» (pag.112).
È oggi che il pregiudizio ostile a ogni tipo di critica regna dappertutto. I poeti-critici  sono delle mosche bianche. E la poesia che va a braccetto con  il sentimento, l’inconscio, il mistero, le passioni, il sogno, la Vita, la Fede viene ammirata. Ci si scandalizza – ah,  che liaisons dangéreuses! - solo se dei poeti vogliono mantenere o ristabilire rapporti  tra  poesia e intelligenza, ragione, scienze, riflessione (critica, insomma).
Il peso di questo pregiudizio culturale ha reso faticosa la nascita di un GRUPPO CRITICA nel nostro Laboratorio MOLTINPOESIA. Lo documentano numerose mail scambiate tra noi in questi anni. Ma ora esso è nato, ha prodotto dei risultati e di questi  abbiamo discusso nell’incontro del 14 dicembre alla Palazzina Liberty, intitolato con un pizzico di provocazione La critica non ammazza né la poesia né i poeti, anzi...
Ci è sembrato positivo questo primo esperimento:  alcuni di noi (in vesti di poeti) hanno accettato che altri di noi (in vesti di critici) valutassero alcuni loro testi proposti in un primo momento in forma anonima e solo dopo, a giudizi espressi, collegati ai rispettivi autori. Abbiamo perciò deciso di continuare il lavoro del GRUPPO CRITICA, scambiandoci magari  anche i ruoli: nei prossimi mesi saranno forse alcuni dei “giudicati” a “giudicare”. 
Il metodo della libera discussione da laboratorio ha permesso anche nell’incontro del 14 dicembre di mettere a fuoco gli aspetti positivi e quelli problematici di questo esperimento. Li riassumo qui  tenendo sia di quanto hanno detto i presenti sia delle mie riflessioni personali che vado facendo sul tema quale poesia oggi.

sabato 30 ottobre 2010

ARCHIVIO MOLTINPOESIA
Autori vari dal vecchio blog
su SPLINDER


lunedì, 23 giugno 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal Sud del mondo

di Eugenio Grandinetti


S'aggirano per l'Europa strani spettri:
sono emaciati ma non sono pallidi
perché hanno la pelle scura. Vengono
attratti da un miraggio che gli pare
più vero di quelli che si formano
nelle calure del deserto,e sono
invece più illusori,fatti
di promesse di oggetti
da possedere,di apparenze
piacevoli in cui mostrarsi. Vagano
per le nostre strade carichi
di cianfrusaglie da vendere,sostano
sotto i portici
accanto ai loro banchetti su cui espongono
le sigarette di contrabbando
aspettano ai semafori che scatti
il rosso e che le macchine
si fermino,per fingere
di lavare i parabrezza e chiedere
un'elemosina dignitosa,e restano
nei nostri pensieri come rimorsi
per una colpa che qualcuno
deve pure aver commesso,forse
proprio noi stessi,senza accorgercene,
con l'esibizione del benessere
e con l'occultamento dei malesseri,
perche non paia
agli altri che ci guardano che il successo
non ci abbia arriso,e che la nostra
vita sia stata tutta un fallimento.
E il fallimento
non era individuale,era
di tutta la nostra storia,che prometteva
libertà per ognuno e invece
ci costringeva ad una dipendenza
sempre più rigida,che prometteva
dignità e ci costringeva
a sempre maggiori compromessi
che prometteva
uguaglianza ed ha creato
disparità inarrivabili,tra continente
e continente,tra popolo
e popolo,tra ceto
e ceto,tra uomo
e uomo. E ognuno
vuole essere parte
di quel continente,di quel popolo,di quel ceto
che ha successo,ed essere egli stesso
quello che ha successo e supera
tutti gli altri,o almeno
non essere l'ultimo,avere
altri dietro di sé
da usare,possibilmente,o almeno
da poter dire
che gli sono inferiori,per trovare
una ragione all'inuguaglianza e non volere
che le cose cambino.