TRADURRE KATHERINE MANSFIELD
SENZA LASCIARE LA CUCINA
SENZA LASCIARE LA CUCINA
Tutto è piacevolmente al femminile in questo libro. Dall’immagine di copertina ai versi alla Nota del curatore (perché non curatrice?) che rende conto della fatica compiuta. E, non essendomi io mai davvero impratichito nell’inglese, conoscendo vagamente Katherine Mansfield e tra il vento il riso e il volo (i tre simboli che hanno guidato la scelta dei Poems da tradurre) trovandomi a mio agio soprattutto col primo, sarei il meno indicato a parlarne.
Ma conosco Marcella Corsi, tra l’altro valida collaboratrice di POLISCRITTURE e del Laboratorio MOLTINPOESIA, e perciò, se per la Mansfield mi limito a pubblicare alcune delle poesie tradotte che più mi sono piaciute, due annotazioni mi sento di farle sulla traduttrice.
Marcella sa prendere di petto tutti i problemi che il tradurre comporta. Si muove tra trabocchetti linguistici e teorici con una passione vigorosa e una forza elementare. Non si lascia intimidire dai precedenti traduttori, quasi li salta puntando decisa «all’originale» e sull’empatia con la Mansfield, una scrittrice che - dichiara - al di fuori di quei suoi versi incontrati per caso era per lei all’inizio quasi una «sconosciuta».
