Sicuramente la sottile ironia è uno degli elementi fondamentali della poesia di Paolo Pagani poeta, scrittore e filosofo. Ma per carità ! Non costruiamo stereotipi! Altrimenti " i grumi del passato abbandonati non passeranno mai nel tritapelati ". Così dicono alcuni suoi versi ironici e inquietanti. Leggendo ci si accorge che molteplici sono le caratteristiche del suo mondo poetico. I giochi di parole e la memoria del quotidiano si fondono continuamente con l´ironia senza soluzione di continuità. Il tutto diventa una concezione del mondo che assume nelle parole del poeta una leggerezza che ci solleva da certe cupe atmosfere poetiche che portano alla depressione del lettore e dell´ascoltatore. Anche i temi più tragici possono partire dall´ironia del quotidiano più familiare per approdare a precisi distinguo, prese di posizione contro la guerra.
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venerdì 18 febbraio 2011
venerdì 22 ottobre 2010
DISCUSSIONE
Se molti scrivono
perché pochissimi leggono
i libri di poesia
e pochi frequentano
i reading di poesia?"
1° INTERVENTO: GIUSEPPINA BROCCOLI
Tralasciando l’ambiente universitario, è difficile constatare un diffuso interesse a livello popolare per la poesia, quindi se ne potrebbe dedurre che anche nel XXI secolo la poesia rimane un interesse per pochi, quasi un’ attività intellettuale ancora elitaria.
Ma naturalmente va tenuta anche in considerazione la possibilità di altri percorsi di crescita: ad esempio io mi sono avvicinata alla poesia da completa autodidatta (a parte qualche reminescenza dalla mia esperienza universitaria).
Dedicandomi alla lettura della poesia non mi sentivo una privilegiata, o intellettualmente una super raffinata, ma ero unicamente interessata all’universalità del sentimento umano e alla conoscenza dell’Altro, per potervi essere in comunione.
Sono partita dalla lettura di poesia come condivisione e sono arrivata, nel corso del percorso di maturazione, alla lettura come strumento per acquisire consapevolezza. Ho cominciato a leggere da Mario Luzi a Sandro Penna, da Amelia Rosselli a Patrizia Valduga. Ho impiegato quasi un anno per leggere la raccolta di Giorgio Caproni e relative critiche di Pietro Citati, Gian Luigi Beccaria, Italo Calvino, ecc… ed il risultato è stato che sono uscita completamente impregnata di certi poeti.
Ho notato poi, che dopo certe letture, quando mi mettevo a scrivere, nella mente si ripresentavano quelle esperienze letterarie, tramite risonanze, echi degli autori che avevo assimilato e con cui più sentivo di condividere qualcosa.
Leggere poesie di altre persone, non solo di autori affermati, ma anche sconosciuti, ha contribuito ad un processo di arricchimento della mia interiorità, perché dall’assorbimento delle consapevolezze altrui e di epoche diverse, è scaturito uno stato di arricchimento lessicale, di ricerca stilistica, di continuo labor limae. Grazie a questo background, acquisito soprattutto in età matura, ho potuto potenziare la mia creatività e ho avvertito la possibilità di contribuire con qualcosa di veramente mio e, forse, anche diverso.
Per quanto riguarda i reading di poesia devo ammettere che mi piace più leggere nel raccoglimento intimistico, che ascoltare poesie lette davanti ad un pubblico.
Preferisco la lettura a mente, nel rifugio domestico, che permette sia di scegliere il momento dell’ azione del leggere, sia di tornare più volte sulla lettura degli stessi versi. Credo che molti contenuti e certe sfumature di una poesia risultino difficili da cogliere in una lettura orale e che la lettura a voce non sia mai adeguatamente affascinante quanto quella a mente.
lunedì 11 ottobre 2010
FARE IMPROVVISAZIONE
http://www.lascighera.org/slam/audio/by/title/improvvisazione
Per ascoltare l'audio cliccare sul link
Questa registrazione è tratta da un reading che si è tenuto tre anni fa a Milano. Per la precisione si trattava di un Poetry slam. Presenti 150/200 persone. L'autore, Marco Dedonato, avendo vinto la competizione fu chiamato al microfono per leggere un ultimo testo. E lui cosa fa? Guarda il pubblico negli occhi, uno ad uno si potrebbe dire, e incomincia ad improvvisare sostenuto unicamente dalla sua buona volontà. Si comprenderà quindi perché il senso della composizione e la struttura dei versi possono sembrare approssimativi. Quello che so io è che non ne conosco tanti che abbiano questo coraggio.
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Questa registrazione è tratta da un reading che si è tenuto tre anni fa a Milano. Per la precisione si trattava di un Poetry slam. Presenti 150/200 persone. L'autore, Marco Dedonato, avendo vinto la competizione fu chiamato al microfono per leggere un ultimo testo. E lui cosa fa? Guarda il pubblico negli occhi, uno ad uno si potrebbe dire, e incomincia ad improvvisare sostenuto unicamente dalla sua buona volontà. Si comprenderà quindi perché il senso della composizione e la struttura dei versi possono sembrare approssimativi. Quello che so io è che non ne conosco tanti che abbiano questo coraggio.
E' trascorso del tempo da allora, ma con Marco, più me, M.Liberatore ed Elisa Brigida, abbiamo costituito un gruppo, un laboratorio dove si partecipa solo improvvisando poesia. Di fatto si tratta di una palestra per fare esercizio di creatività poetica, ma abbiamo scoperto che la poesia improvvisata con l'uso della voce ha le sue assurde regole, regole che sono parecchio diversa dalla poesia scritta.
Secondo me, pur considerando che la tradizione orale è antichissima, e dicendolo non senza una certa presunzione, è arte nuova. Nuova in quanto non si avvale della rima, ne' di altra metrica... nessun tempo musicale che la sostenga.
Chi volesse partecipare mi contatti, non costa nulla e, ovviamente, non servono carta e penna.
mayoor@fastwebnet.it
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