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venerdì 18 marzo 2011

CRITICA
Giorgio Linguaglossa
Il discorso poetico nel '900.
Con un'introduzione di E.A.





Premessa. I lettori di questo blog non si spaventino né si urtino per la frequenza di termini non comuni in questo scritto del critico Giorgio Linguaglossa. I linguaggi “speciali” hanno una loro necessità, non sono sempre latinorum per tenere alla larga il “popolo” dai saperi che contano. Ai finti tonti, che eventualmente protestassero invitando polemicamente a parlare “semplice”,  come si fa in TV o a scrivere  “chiaro” come fanno (mistificando) i pubblicitari, ribatterei: perché non fiatate di fronte a certi linguaggi  specialistici, dei medici ad es.? Provate a leggere un qualsiasi foglio di’istruzioni per l’uso di  un medicinale. E allora perché tanta presunzione di saperla più lunga di fronte a un testo di critica letteraria?
Linguaglossa   ci dà qui un esempio del suo discorso critico, che ha radici in una visione filosofica  e utilizza un grado di astrazione elevato ma non irraggiungibile. Per chi tra noi di filosofia poco masticasse ho pensato a questa introduzione che semplifica e riassume  il suo pensiero in modo da permettere almeno ai più volenterosi un primo accostamento.