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giovedì 28 febbraio 2013

DISCUSSIONE
Come leggere e interpretare la poesia.
Due opinioni a confronto.


Riprendo da qui un commento di Giorgio Linguaglossa e rispondo alle sue tesi. [E.A.]

* Linguaglossa ad Abate

Caro Ennio Abate,
quando dico che dobbiamo leggere e interpretare la poesia tenendoci a distanza da categorie dell'economia come rapporti di produzione e forze produttive e economicistiche come salario e capitale, non intendevo certo fare ritorno a Croce al concetto di poesia=lirica pura; dico soltanto che dobbiamo leggere la poesia come un particolare genere, come dire, una particolare forma di linguaggio, ed è soltanto applicando le categorie del linguaggio che noi possiamo entrare dentro la serratura della poesia e dentro la cassaforte del Moderno. Non occorre la dinamite per far saltare il Moderno ma basta una poesia per cambiare le carte in tavola di ciò che si intende (comunemente e convenzionalmente) per poesia. I «conflitti» in poesia devono potersi rintracciare all'interno del suo dispositivo estetico e poetico, questo voglio dire, e non all'esterno. I conflitti esistono nella forma poetica come «traccia», orma mnestica; e, a volta sono invisibili ad intere epoche. Voglio dire che tanto più alta è la formalizzazione dei testi quanto più in profondità scendono i «conflitti». Insomma, il discorso è complesso e poliedrico e andrebbe inquadrato da differenti punti di vista ermeneutici.

lunedì 25 luglio 2011

CRITICA
La poesia
secondo i critici
del "Corriere della sera"
e secondo Fiorella D'Errico
e Maurizio Soldini

 Nella logica di  ampliare il dibattito del Laboratorio MOLTINPOESIA a nuove voci, mi pare giusto dare ospitalità e maggiore evidenza a questi due interventi riferibili alla discussione dei "critici del Corriere" e pubblicati dai loro autori nello spazio commento al post di Giarmoleo (qui).  Entrambi curano un loro blog: Fiorella D'Errico qui e Maurizio Soldini qui [E.A.] 


Fiorella D'Errico ha detto...


Ho seguito con attenzione gli articoli apparsi su Corriere, Unità, Avvenire e Repubblica del mese di Luglio 2011. I critici che li hanno firmati sono tutti più o meno autorevoli, e l'istantanea della poesia che esce dalla lettura è. a dir poco, desolante: pare che di poeti "veri" ce ne siano pochi o nessuno del tutto. I critici si astengono dall'indicarne i nomi, se non in qualche caso, e si tratta sempre di poeti avanti con gli anni e pluridecorati. Le voci femminili, infine, ho notato che non vengono quasi mai menzionate, o menzionate in negativo: clamorosa l'affermazione del critico circa la "fortuna biografica" della Merini, la cui produzione sarebbe stata ben accolta solo perché la poetessa ha saputo vendere la sua malattia; mi chiedo perché non basti eventualmente stroncare sul profilo tecnico un poeta, e mi rispondo che ci si aggancia alla biografia probabilmente quando non si hanno altri argomenti, così come si è fatto per secoli di fronte al meccanicismo/pessimismo leopardiano.

domenica 24 luglio 2011

CRITICA
Enzo Giarmoleo
Sullo stato della poesia


 Appunti presi da articoli apparsi sul Corriere della Sera a partire dal 10 luglio 20011 (qui)
 
Si potrebbe dire che negli scritti in questione emerge la  necessità di mettere in risalto la capacità “Eroica” di alcuni critici e poeti di sottrarre il linguaggio della poesia alla dimensione della letteratura commerciale.
Si potrebbe anche dire che dagli scritti traspare la “Volontà Responsabile” di salvaguardare il linguaggio della poesia messo a repentaglio dalle comunicazioni di massa: meglio tenersi lontano dal mondo delle immagini e dello spettacolo dove persino un cantautore può occupare nell’immaginario collettivo, gli spazi del poeta.
Si potrebbe dire inoltre che dagli scritti traspare la “Nostalgia” di un passato in  cui le case editrici davano grande spazio alla poesia e alle recensioni dei “Grandi” e i “Poeti” erano funzionari o anche consulenti editoriali di riferimento e quindi importanti nelle decisioni.

venerdì 22 luglio 2011

CRITICA
Voci d'altri tempi
Enzo Paci*
Qualche osservazione filosofica
sulla critica e la poesia

* Enzo Paci (Ancona 1911  - Milano nel 1976). Dal 1958 insegnò filosofia teoretica all'Università statale di Milano. È stato uno dei più significativi rappresentanti dell' esistenzialismo italiano, da cui si allontanò per passare agli studi su Whitehead e Dewey e infine alla Fenomenologia . Fondò la rivista "Aut-aut  e aderì con entusiasmo ai movimenti studenteschi e operai del 1968-69. Tra le opere principali: " Nietzsche " (1941); " Esistenzialismo e storicismo " (1950); " L'Esistenzialismo " (1952); " Funzione delle scienze e significato dell'uomo " (1964); " Relazioni e significati, I : Filosofia e fenomenologia della cultura " (1965).

Il significato della parola non è nel segno linguistico ma in ciò che esso significa; il significato dei versi non è nei versi ma nel modo con cui l’uomo in essi vive, sia come lettore che come poeta. Ciò vuol dire non accettare una poesia che voglia isolarsi nella propria purezza ma vuol anche dire non contrapporre alla poesia oggettivata, feticizzata, isolata, un altro pezzo della realtà anch’esso oggettivato e feticizzato, sia esso la realtà oggettivata della filosofia o quella della psicologia e della sociologia.

lunedì 21 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Rita Simonitto
Sulla poesia
(che scrivo rigorosamente
in minuscolo!)



Lettera a E.A.

Caro Ennio,

anche se non ho avuto il tempo materiale di rispondere volta per volta, ho seguito con interesse il dibattito sulla poesia fra te e Leonardo Terzo sul blog MOLTINPOESIA.

Vorrei esprimere qui alcune mie riflessioni che non hanno certo una competenza specialistica ma penso possano servire, così come, immagino, possa servire ogni valutazione che viene da un osservatore esterno.

Ci fu un tempo in cui anch’io credevo nella Poesia, nell’Arte, nella Psicoanalisi, nella Lotta di Classe, nel Comunismo… (ovvero quello che tu descrivi come “ciò che abbiamo desiderato o sperato: cose o persone o mondi, che allo stesso tempo ci apparivano (o credevamo potessero essere) belli e buoni e giusti e umani o magari santi”) [da E. Abate, Sulla Bellezza e oltre]…e poi, purtroppo non molto POI,  ho scoperto che si creava uno stato di  perniciosa confusione non solo tra il nostro, sia pur legittimo, desiderio e la realtà, ma anche, metodologicamente, fra quello che è il lavoro di astrazione (che poi deve confrontarsi, volta per volta, con il concreto, anzi, con i vari aspetti del concreto) e quello che è il processo di assolutizzazione e generalizzazione.
Nello stesso tempo, però, poiché ‘esiste’ anche la percezione soggettiva di quell’istante fugace in cui si realizza quella specie di unione ‘mistica’ fra il desiderio e la sua realizzazione, o, in campo estetico, tra contenuto e forma -  e questo non lo possiamo negare -, rimane il problema di come ciò che potrebbe essere un puro ‘delirio soggettivo’ (anche in senso clinico) si possa trasformare in un patrimonio esperienziale della collettività. Ed è qui che, secondo me, iniziano i problemi.

sabato 12 febbraio 2011

CONTRIBUTI
Giorgio Mannacio
Sulla poesia


 Lettera aperta a Ennio [Abate]: non nel senso della polemica ma nel senso della natura pubblica e colloquiale

I.
Ho sempre messo la riflessione sulla poesia ( riflessione che ritengo necessaria ) dopo il fare poesia .Stento , dunque , ad entrare con specifica competenza in un discorso astratto e ideologicamente formulato sulla base di una mancanza di esperienza.
Poiché vivo la mia come una particolare forma di pensare il mondo ( termini che presuppongono una totalità) condivido molte delle tue riflessioni. Rispetto ad esse la mia lettera si presenta – dunque – come pubblica e colloquiale. Le tue considerazioni sono – credo – anche il frutto di quell’esperimento, impegnativo e interessante, che si chiama Moltinpoesia che ha portata teorica oltre che rilevanza pratica. Tale direzione porta inevitabilmente a riprendere , per sommi capi , la questione su come deve parlare la poesia ,nodo nel quale è compresa anche l’altra questione di che cosa si deve occupare la poesia.

mercoledì 15 dicembre 2010

DISCUSSIONE
Non trovi che questa poesia "Rivoluzione" sia orribile?



Dopo la pubblicazione su questo blog di Due poesie di Eugenio Grandinetti ho ricevuto questa mail:

Caro Ennio, giusto per riallacciare discorsi interrotti, ma non trovi che questa poesia "Rivoluzione" sia orribile? E' puro e semplice discorso politico, neanche tanto originale né approfondito, costruito su righe con "a capo".
Questa è proprio il tipo di NONpoesia civile che non solo non mi piace né interessa, ma penso sia addirittura dannosa. 
Ma scusa, hai letto anche tu i passaggi CIVILI del libro di Majorino [Viaggio nella presenza del tempo], con una forza interna, uno sdegno vero, una poesia che rafforzava il messaggio e l'indignazione. Come fai ora a pubblicare una poesia del genere? Il confronto è spietato.
 Scusa la franchezza, ma a volte non capisco proprio le tue scelte.
Ciao

sabato 13 novembre 2010

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Paolo Pezzaglia
Prese una bolla di vetro












Prese una bolla di vetro
e si predispose ad introdurre
nel buco quello che sapeva fare
non una nave ma una semplice poesia
si trattava di fare un esperimento
ci voleva un supporto
e pensò che la cosa migliore era
ancora una pagina di carta bianca
che fosse riciclata o meno non gli interessava
il mondo era fottuto quindi anche gli alberi
come gli uomini non gli interessava più di tanto
l’importante era mettere insieme delle parole
che stessero l’una al gioco dell’altra
in armonico contrasto
prese quindi il pezzo di carta che
gli era rimasto sul tavolo
il resto era finito nel cestino della carta straccia
(riserva  finita) prese una pinza sottile e lunga e
arrotolato il foglietto lo introdusse delicatamente
nel buco della bolla di vetro
era l’inizio era il foglio bianco di partenza
avrebbe potuto fermarsi lì e proporre una
poesia senza parole ma lui era stufo del
vano cazzeggiarsperimentale e disse fare
tutta questa fatica per prendere in giro gli altri
sono stanco in realtà era ormai sempre
stanco anche all’inizio di una nuova impresa tanto
valeva smettere subito oppure continuare e
così continuò con pazienza prese una parola che
diciamo era così “parola” poi ci vorrebbe un
aggettivo pensò perchè pensava all’antica
anche se forse  ecco “forse” sarebbe l’altra parola
stette zitto a lungo poteva bastare? il problema era
anche la coccoina c’era ancora? era diventato più
complicato  o forse semplificato ma come incollare
quella parola “parola” e poi quel “forse” che
la metteva in dubbio in modo che avessero
un senso sulla pagina bianca era
tutto così fragile e mobile la carta e le parole
da incollare gli tremava la mano e la pinzetta
vagava incerta doveva spingerla e cercare di
incollare ma non riusciva fu chiamato all’improvviso
così si distrasse e cadde la bolla che poi
forse era una bottiglia di vetro solo più panciuta che
si ruppe e il gioco era già finito
pensò avrebbe ritentato la prossima volta che
gli capitava una bottiglia vuota e qualche
parola da mettere insieme e fare una poesia.

giovedì 21 ottobre 2010

APPUNTAMENTO
Presentazione di
DONNE SENI PETROSI
di Ennio

Libreria Odradek
Via Principe Eugenio 28

20155 Milano
tel. 02 314948
www.odradek.it
Venerdì 22 ottobre, alle ore 18
Paolo Giovannetti presenta Donne seni petrosi  
di Ennio Abate e ne discute con l'autore.

mercoledì 20 ottobre 2010

CONTRIBUTI
Ennio Abate, Commento a
Fortini CHE COS'E' LA POESIA?
Prima puntata


Certo chi  chiede (solo per provocare!) ricette per far poesia o adora il feticcio della «creatività pura» o pensa che fare critica sia tempo perso, invece di leggere,  rileggere e commentare questa intervista, cogliendone i tanti spunti interessanti, darà del poveretto a Fortini, ricamerà alcune battute ad effetto e passerà ad altro.
Benissimo.
Io vorrei, invece, dimostrare la ricchezza e la lucidità delle sue risposte.
Sceglierò a puntate (oggi comincio con la prima) alcuni temi. E a ciascuno di essi collegherò citazioni dell’intervista di Fortini.
Dovrebbe risultare più chiaro che egli dà risposte convincenti (o degne d’attenzione e di discussione) alle domande spesso poste nel Laboratorio MOLTINPOESIA (e anche nell’incontro di ieri - 19 ottobre 2010 – alla Palazzina Liberty.  [E.A.]



1. Il fenomeno dei moltinpoesia: se tanti oggi scrivono poesia, va considerato fatto positivo o negativo?

Fortini ha ben presente il fenomeno e ne coglie soprattutto le motivazioni psicologiche.
Scrive infatti: «la scrittura in generale e la scrittura poetica in particolare sono diventate uno strumento di introspezione, sono diventate una via alla ricerca della propria identità». In parole più povere dice: la gente cerca di capire chi è (quale sia la propria identità), è spinta (da situazioni penose in cui spesso vive, dalle delusioni, dalla perdita di affetti, ecc.) all’introspezione.

sabato 9 ottobre 2010

Novità ottobre 2010 sul sito POLISCRITTURE




Giorgio Mannacio

NASCITA E MORTE
DELLA POESIA IMMORTALE



Prefazione
Un’elegante strada di Milano è dedicata a Enrico Panzacchi,modesto versificatore vissuto dal 1840 al 1904. Quanti panzacchi vivono , oggi, che non saranno ricordati post mortem, domani? ( Riflessioni di un anonimo )
I.
Voglio parlare della poesia e dei poeti fuori dagli schemi e senza schematismi. Anche in un periodo di crisi economica il prezzo della carta resta alquanto basso. Per scrivere poesie non occorre una penna preziosa, d’oro e dal nome illustre. Bastano una biro ed una pila di fogli anche riciclati. Alcuni si sono accontentati del margine bianco dei giornali. Un’inezia in confronto ai blocchi di travertino pretesi da alcuni scultori. Ci sono, poi, di fronte alla scultura, alla pittura, all’architettura tutta una serie di virtù pratiche e di conoscenze teoriche delle quali il poeta fa tranquillamente a meno. La poesia è - tra le arti - quella meno costosa e più semplice da realizzare. E’ quasi naturale che sia anche la più diffusa. L’alfabetismo di massa l’ha resa simile ad un diritto azionabile in giudizio. Così stanno le cose.
[CONTINUA. Per leggere tutto clicca su "NASCITA E MORTE DELLA POESIA IMMORTALE"]

[A cura di E.A.]


sabato 20 marzo 2010

Una poesia di Szymborska proposta da Luisa Colnaghi

IN EFFETTI,  OGNI  POESIA

In effetti ogni poesia
potrebbe intitolarsi “Attimo”.

Basta una frase
al presente,
al passato o al futuro:

basta che qualsiasi cosa
portata dalle parole
stormisca, risplenda,
voli nell'aria, guizzi nell'acqua,
o anche conservi
un'apparente immutabilità,
ma con una mutevole ombra;

basta che si parli
di qualcuno accanto a qualcuno
o di qualcuno accanto a qualcosa,

di Pierino che ha il gatto
o che non ce l'ha più;

o di altri Pierini
di gatti e non gatti
di altri sillabari
sfogliati dal vento;

basta che a portata di sguardo
l'autore metta montagne provvisorie
o valli caduche;

che in tal caso
accenni al cielo
solo in apparenza eterno e stabile;

che appaia sotto la mano che scrive
almeno un'unica cosa
chiamata cosa altrui;

che nero su bianco,
o almeno per supposizione
per una ragione importante o futile,
vengano messi punti interrogativi,
e in risposta -
i due puntini:




(Da  DUE PUNTI  (2005)  di W. Szymborska)

sabato 13 marzo 2010

Una poesia di W. Szymborska proposta da Luisa Colnaghi: AD ALCUNI PIACE LA POESIA

Ad alcuni -
cioè non a tutti.

E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse  due su mille.

Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.

La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all'ancora di un  corrimano.


Da  LA FINE E L'INIZIO  di  W. Szymborska