Il Laboratorio MOLTINPOESIA è stato percorso fin dai suoi inizi da spinte che potrei chiamare endogamiche ( la poesia è autonoma, occupiamoci di poesia e basta, qui si parla di poesia e basta) e da spinte eterogamiche (l’autonomia della poesia è relativa, la poesia non vive d’aria ma si nutre di quotidianità, storia, vita sociale). Guardandoci attorno i discorsi non sono diversi. Ci sono quelli che ritengono che la poesia possa avere rapporti più o meno intimi ma tra “simili” ( tra saperi simili) e, quindi,con le altre arti “sorelle” come pittura o oggi arti visive o a massimo con discipline “consolidate” come filosofia, teologia, psicanalisi (delle scienze nessuno parla o se ne parla a mezza bocca). Solo pochi “retrogradi” come me vengono accusati di volerla spingere tra le grinfie della politica o distoglierla da un rapporto che sembrerebbe monogamico ed obbligato con la bellezza (o Bellezza) e portarla a sporcarsi con le “cose brutte” o con gli orrori del mondo in guerra o in ebollizione.
Allora, evitando “scomuniche” o “etichettature”, e mantenendo il discorso sul piano del confronto tra opinioni e interpretazioni diverse, tento qui di approfondire il discorso. E lo farò in tre puntate: la prima per riepilogare e documentare come si è presentato nel Laboratorio MOLTINPOESIA il contrasto tra poesia e politica (in particolare); la seconda per analizzare l’articolo di LeonardoTerzo, Ridare funzione politica alla poesia: leggere attentamente le istruzioni per segnalare i punti d’accordo e quelli di disaccordo; la terza per precisare la mia posizione favorevole a una poesia che chiamerei (spiegherò perché) «esodante».
- Prima puntata: Promemoria: Siamo seri, qui nessuno vuole ridurre la poesia a politica immediata
