Elencherò qui con la schematicità propria di una breve nota, quattro ragioni che inducono oggi a riflettere su poeti e poesia alla luce del concetto (spinoziano) di moltitudine.
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sabato 13 marzo 2010
venerdì 12 marzo 2010
Marianna Marrucci: Sui molti in poesia. Spunti di riflessione
L’evidenza sociologica del fenomeno degli «scriventi poesie» è a mio avviso indiscutibile. E mi azzarderei a parlare di «frequentatori di poesie», ovvero di coloro che non solo scrivono poesie ma ne leggono, partecipano ai blog, agli slam, vanno ai festival, ad assistere ai reading e alle performance ecc. La disponibilità di strumenti conoscitivi e comunicativi“facili” e, aggiungerei, “poveri” permette un accesso decisamente agevolato ai testi poetici (in rete si trovano tanto le poesie degli autori canonizzati e dei classici quanto quelle di esordienti e “amatori”) nonché a luoghi di discussione e pubblicazione (siti web in cui è possibile inserire propri testi e leggere gli altrui, di ogni livello, esprimere pareri e impressioni di lettura, segnalare libri ed eventi ecc.). Questo mi fa pensare che la fotografia secondo la quale in Italia tantissimi scrivono poesie e pochissimi ne leggono cominci a invecchiare, o quanto meno a mostrare delle crepe dietro le quali si intravede un quadro più mosso e problematico. La butto là, un po’ come provocazione, e senza dati certi su cui reggere l’ipotesi.
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