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domenica 16 gennaio 2011

SEGNALAZIONE
Il sito di poesia
di Paolo Pezzaglia

Cari amici,
sto "indicizzando" il mio blog: parla di poesia e, ovviamente, stenta ad uscir fuori...
VISITATELO... GRAZIE!
/http://www.paolopezzaglia.altervista.org/
vi ho pubblicato l'ultima mia stramberia neotolemaica...
qualcuno potrebbe trovarla interessante
ditemi cosa ne pensate... con un "post"... se avete tempo...vediamo se funziona
GRAZIE
  Paolo Pezzaglia



Vecchia terra stanca e pesante,
con miliardi di umani in inclinata
rotazione nell’etere incorporeo:
quale nome avevi all’inizio del tempo?

Girano nuove primavere, estati,
autunni; poi ci rinchiudono
lunghi, gelidi inverni.
Ad ogni equinozio i fiori
rinnovano la speranza,
e il sole dello splendido giugno
torna a riscaldare la pelle e
il sale della brezza marina
purifica il respiro!

Confido nel mistero del cielo,
confido nel benefico ciclo delle stagioni,
confido nel mare che rigenera la vita.

giovedì 11 novembre 2010

DISCUSSIONE
Sofferenza è/e poesia?

 












Cos'è in gioco in questa nostra discussione?
Proviamo a pensarci e forse si chiarirà....


Ennio Abate 
 (Cfr. in questo blog anche COMMENTI
 L'ape furibonda
 omaggiata e punzecchiata)
 
 
 @ Emilia Banfi
 
 1. «La sofferenza dell'indigeno non produce poesia, essendo egli un indigeno ma 
 la potrebbe produrre in chi lo vede soffrire».
 
 Per me non la produce mai. La poesia nasce quando la sofferenza dà tregua, non 
 grazie alla sofferenza. Smettiamola con questa visione della sofferenza che 
 produce. 

Fara Butera
 
 Non mi trovo d'accordo con questa affermazione.
 Credo che l'estro creativo possa colpirci in qualsiasi momento, anche mentre si 
 soffre.  Perché asserire che esso debba sopraggiungere solo durante una tregua?
 L'impeto di comunicare sentimenti, in parole o in pittura, o in altre forme 
 d'arte, delicato o chiassoso, dolente o appagato, arriva senza calcolo né 
 premeditazione.  Inutile quindi rinchiuderlo in uno spazio emotivo, assurdo dare una 
 regola alla produzione.