venerdì 30 marzo 2012

Massimo Parizzi
Da Seamus Heaney
a Katherine Mansfield


Per continuare e approfondire anche sul blog i temi trattati nell'incontro del 27 marzo (2012) alla Palazzina Liberty di Milano sulle traduzioni di Marcella Corsi dai Poems di Katherine Mansfield pubblico l'intervento di Massimo Parizzi che va letto idealmente assieme a quello di Patrizia Villani (qui). [E.A.]  

Ho letto i racconti di Katherine Mansfield, e poi le sue poesie, oltre una ventina d’anni fa. Ora Ennio Abate e Marcella Corsi, invitandomi qui, mi hanno obbligato a rileggerla, e a leggere per la prima volta altre sue poesie e pagine di diario. E di questo, oltre che dell’invito, davvero li ringrazio. Ma, quando della Mansfield ancora non avevo letto nulla, dei versi di un altro poeta mi avevano messo su di lei, come dire, una pulce nell’orecchio. E, facendo i compiti, mi sono accorto che non mi uscivano di mente. Ho quindi deciso di proporvi uno sguardo su Katherine Mansfield attraverso quest’altra poesia. È di Seamus Heaney, mi piacque molto e provai a tradurla. Il suo titolo è Apprendistato. Ve la leggo.

giovedì 29 marzo 2012

SEGNALAZIONE
La morte e la fanciulla


Prossimo incontro del Laboratorio Moltinpoesia
 alla Libreria Linea d’ombra di Milano
 Lunedì 2 aprile 2012 ore 17,30
Letture e dialoghi sul tema
La morte e la fanciulla
ovvero I poeti e la morte

La fanciulla: 
Via, ah, sparisci!
Vattene, barbaro scheletro!
Io sono ancora giovane; va’, caro! 
E non mi toccare.
La morte: 
Dammi la tua mano, 
bella creatura delicata!
Sono un’amica, 
non vengo 
per punirti.
Su, coraggio! 
Non sono cattiva.
Dolcemente dormirai 
fra le mie braccia!
(traduzione di P. Soresina, Garzanti)
 L’incontro, curato da Ennio Abate e Giorgio Mannacio, è aperto a tutti.
I partecipanti potranno leggere testi propri o di altri.
Libreria Linea d’ombra
Via San Calocero 29 Milano
Telefono: 028321175 Fermata MM  Linea verde Sant’Agostino

mercoledì 28 marzo 2012

Patrizia Villani
L’arte della traduzione


Per continuare e approfondire anche sul blog i temi trattati nell'incontro del 27 marzo (2012) alla Palazzina Liberty di Milano sulle traduzioni di Marcella Corsi dai Poems di Katherine Mansfield pubblico l'intervento di Patrizia Villani. Seguirà in un prossimo post quello di Massimo Parizzi. [E.A.]   


1. Premessa


Prima di parlare del lavoro di Marcella Corsi sulle poesie di Katherine Mansfield è necessario fare una premessa sulle caratteristiche di quell’operazione sul testo che è la traduzione. Vorrei chiarire in primo luogo che considero la traduzione un’arte, e non una scienza, ma occuparsi di traduttologia aumenta il livello di consapevolezza del traduttore sulle caratteristiche e la quantità dei problemi da affrontare, e lo studio della teoria rende più chiaro il percorso che ci porta da un testo A nella lingua di partenza a un testo B nella lingua d’arrivo.
E allora incominciamo con una definizione: tradurre significa innanzitutto comprendere e interpretare un sistema di segni concretizzati in una lingua e in una data opera, ma significa anche interpretare le componenti extra-linguistiche, e cioè l’esperienza complessiva, la particolare visione del mondo che costituisce il substrato, l’humus della lingua e del testo.

lunedì 26 marzo 2012

SEGNALAZIONE



 Quintocortile


Viale  Bligny 42 - 20136  Milano - tel.338. 8007617

 in collaborazione con

Milanocosa e CFR Edizioni

Invita
mercoledì 28 marzo - h. 18
alle presentazioni e letture di
Immigratorio di Ennio Abate (CFR 2011)
Winterreise, la traversata occidentale di Manuel Cohen (CFR 2012) 
 Ne parleranno:
Adam Vaccaro, Ennio Abate, Manuel Cohen, Gianmario Lucini 
In esposizione:  
 MONOCOLORI, 'Insolita Mail-Art'
a cura di 
  Donatella Airoldi e Mavi Ferrando 
 Info:
Associazione Culturale Milanocosa - Adam Vaccaro - Tel. 347 7104584 begin_of_the_skype_highlighting            347 7104584      end_of_the_skype_highlighting, info@milanocosa.it 
Associazione Quintocortile -  Mavi Ferrando, Donatella Airoldi - Tel. 338 8007617 begin_of_the_skype_highlighting            338 8007617      end_of_the_skype_highlighting, quintocortile@tiscali.it 

domenica 25 marzo 2012

SEGNALAZIONE

Prossimo incontro
del
 Laboratorio Moltinpoesia
a cura di Ennio Abate



O valley of waving broom,
O lovely, lovely light,
O heart of the world, red-gold!

Oh valle ondulata di ginestre,
incantevole, incantevole luce,
cuore del mondo, oro rosso!

Le traduzioni di Marcella Corsi
dai POEMS
di Katherine Mansfield

Ne parlano Patrizia Villani e Massimo Parizzi

Martedì 27 marzo 2012 ore 18
Palazzina Liberty
Largo Marinai d’Italia, 1 - Milano

sabato 24 marzo 2012

Francesca Diano
Congedi.
Viatico in undici stazioni


Le Sorti, Francesco  Marcolini – Giuseppe Porta inc. Venezia 1540 
I
L’ESCLUSA

Andavo per strade coperte di polvere
L’orlo della mia gonna sfilacciato
Non si curava di fango o sterco
I piedi scalzi – segnati dal rifiuto persino della terra.
Signori o plebei – non facevo alcuna differenza
Nessuna presenza era presenza
Ed ogni assenza – assenza.
Mi dolevano le ossa – ero una casa diroccata
Disabitata persino da me stessa
Preda di predatori e depredata di me.
Ero povera – di quella povertà che non conosce
Nemmeno il nome di miseria
Perché al mondo non c’era creatura
Che mi guardasse se non come sgualdrina.

Giuseppina Broccoli
Destrudo


F. Bacon

Immedicabile,
inerte
come ramo di gelso
alla fugacità delle corolle.
Storpiata dalla mascella ferita
la parola si guasta,
si mutila in suoni labiali molesti,
dilata significati
di sgarbata privazione.
Il chiasso metropolitano
inquieta l’ inerzia,
disperde l’ultima resa di Clara
lungo un tratturo di collina.

mercoledì 21 marzo 2012

DISCUSSIONE
Ennio Abate
Sull’interpretazione
di una poesia di Wallace Stevens



Su Alfalibri supplemento al n.17 di alfabeta 2 ho letto la poesia di Stevens commentata da Guido Mazzoni. La ripropongo su questo blog, ma mi soffermo soprattutto sul commento. Per due motivi. Il primo: vi ho colto un cenno al discorso di Lukács che avevo  messo in bocca a Samizdat (qui): « Oggi il «volgo», dal punto di vista di Lukács, potrebbe essere il singolo imprigionato nella sua «individualità privata personale», con minime e falsate relazioni con gli altri e spesso solo di fronte alle «pure potenze astratte» che ci dominano. Pensa ai disoccupati, ai poveretti che se ne stanno chiusi in casa al computer a spedire curriculum a tutto spiano». Mazzoni, infatti, in modi simili scrive: «Lo stato di cose che rafforza la dipendenza oggettiva degli esseri particolari dai meccanismi alienati, incontrollabili dell’economia, della tecnica, della politica è lo stesso che spezza ogni legame fra gli individui». 
Il secondo: trovo inaccettabile la “rassegnazione all’americanizzazione”  o al «destino dell’uomo occidentale», di cui già parlò Romano Luperini in L’incontro e il caso (Laterza 2007) [Cfr. un mio commento qui]. Mazzoni correda la sua lettura di dotti richiami al nichilismo teorizzato da Nietzsche e alla freudiana «pulsione di morte», che sarebbero « componenti normalizzate della vita psichica collettiva», e di due frasette dai (per me) “novissimi qualunquisti” Carver e Houellebecq.  Nietzsche, Freud e i postmoderni: ecco  il contenuto della valigetta della generazione  accademica umanistica che oggi fa la spola tra Italia e USA e cura la formazione della massa studentesca precaria nelle nostre disfatte università; e tratta allo stesso modo - non è impertinente l'accostamento! - anche questioni politiche "locali" come quella della TAV (Cfr. qui) per non dire della "riforma del lavoro". 
Non vorrei implicare lo stesso Stevens in questa critica che rivolgo al commento di Mazzoni. E perciò  chiedo: sono gli occhiali postmoderni e disincantati di Mazzoni a produrre questa interpretazione del testo di Stevens, che invece potrebbe essere letto anche in altro modo? O è lo stesso testo qui esaminato che si presta e suggerisce solo tale interpretazione? Mi piacerebbe sentire la vostra opinione.  [E.A.].

martedì 20 marzo 2012

Roberto Bertoldo
La polis che non c'è (6)
Poesia civile della rivendicazione



Concludendo il discorso  su La polis che non c’è. Tre modi di interrogarsi in poesia sul venir meno della polis e della società civile pubblico gli appunti di lettura di R. Bertoldo su Il disgusto di Gianmario Lucini [E. A.] 

Gianmario Lucini, Il disgustoEdizioni CFR, Piateda (SO) 2011.

La parola poetica di Lucini ne Il disgusto viene lasciata libera, almeno questa è l’impressione di lettura, di adattarsi alla volubilità emotiva dell’autore. Ne viene fuori un’espressione variegata che contempla tanto il linguaggio lirico elitario, esito dell’ampia apprensione culturale e poetica di Lucini, quanto quello prosaico popolare, esito dell’umano civismo dell’autore. Forte della pregnanza poetica presente in genere nei poeti della sua generazione ma, rispetto a questi, capace di restare libero da influenze ideologiche, Lucini riesce a guardare le nostre colpe sociali dal di dentro. La poesia civile di Lucini è dunque poesia della rivendicazione, non tanto però nei riguardi dei poteri quanto, come il Foscolo disgustato, nei riguardi del popolo. Un popolo “di lacché” (p. 57), un popolo che non è un “popolo” (p. 58); così come i poeti sono senza civiltà (p. 40 e p. 41), sono “mercenari” (p. 44), portati solo a un canto utilitaristico (p. 53); insomma, un popolo che è “nemico”, ma un nemico con «mie sembianze» (p. 39).

Roberto Bertoldo
La polis che non c'è (5)
Poesia civile del resoconto

Concludendo il discorso  su La polis che non c’è. Tre modi di interrogarsi in poesia sul venir meno della polis e della società civile pubblico gli appunti di lettura di R. Bertoldo sulla mia raccolta Immigratorio [E. A.] 

 Su Ennio Abate, Immigratorio, Edizioni CFR, Piateda (SO) 2011

La scelta dell’intersezione di due generi come la prosa e la poesia per realizzare la pulsione narrativa originaria ha prodotto, in Immigratorio, un depotenziamento lirico interessante per le scelte stilistiche che lo veicolano. La sottile trama veristica presente a livello lessicale e epistemologico – pensiamo a Zichilibò, Babbasciò, ma anche al vecchio pittore Ans che consiglia a Vulisse di «lavorare dal vero» (p. 47), anche se poi Vulisse abbandona in parte il disegno «dal vero» (p. 48) – trova espressione sia nelle elencazioni ellittiche e nelle ripetizioni che l’autore usa a fini descrittivi non simbolici, sia nella struttura popolare, quasi da canzone, da cui l’uomo emerge in modo ecumenico.