Replica a Ennio Abate
Intervengo in ritardo, e mi scuso, in questa
discussione di cui sono involontariamente parte in causa. Lo faccio in modo
abbastanza schematico, per punti, disponibile eventualmente a approfondire se
il discorso non fosse chiaro.
Le obiezioni di Ennio riguardano e ingigantiscono un solo
punto dei tanti che Donato nel suo intervento e io nel mio libro
abbiamo toccato, ossia quello del piacere
della lettura. E stiamo pure su
questo, ma teniamo presente che l’ipertrofia del tema è dovuta più alla
controanalisi di Ennio che all’originario approccio della discussione… Peraltro
di questi argomenti con Ennio discutiamo da alcuni decenni ed è sempre un
piacere (oops…) farlo nuovamente.
1.
Non c’è nessuna
ideologia del piacere di leggere. Non
c’è neanche in Roland Barthes, autore refrattario a tutte le ideologie,
figuriamoci nelle nostre modeste chiose epigoniche o collaterali. Per ideologia
infatti intendo una costruzione sistemica, chiusa, tendenzialmente organica organicistica
e totalitaria, fondata sull’obbedienza a interessi e posizionamenti materiali,
“rispecchiati” nella produzione intellettuale. Questa, almeno, è
l’interpretazione di Marx, cui anch’io in questo caso mi attengo, perché mi
sembra scientificamente molto più felice di quella di altri (pure marxisti come
Althusser).












