domenica 11 marzo 2012

Marina Pizzi
Cantico di stasi (2011-2012)



1.
in un ospizio di foglie
la pigrizia dell’angelo.
si secca la gioia di dio
pertugio di lacrime.
incline al giocondo arenile
balbetta d’eco la conchiglia.
in mano all’armonia dell’inguine
resta la giara senza l’olio santo
prosciugato dal resto del mondo.
mandami un calesse avrò già pianto
nel dilemma scortese del fango.
è tutta qui la resina del dubbio
quando la casa crolla tutta sicura
di stare in piedi. i duri fratelli
hanno lasciato la casa dopo il saccheggio.
in un tuono di vendetta la scaturigine
del sacco chiuso a bomba. intorno le vipere
spasimano gl’intrecci. l’ironia del vicolo
spadroneggia sugli amanti senza riparo.

SEGNALAZIONE
Marco Cetera
Come non detto

Per leggere il suo poema musivo ipertestuale clicca sotto:
Prove tecniche di es-autor-azione.
«Uno dopo l’altro, da Dostoevskij a Mike Bongiorno, da Heidegger all’Uomo Ragno, ho tradito tutti. Con inaudita violenza ho usato le loro parole contro la loro stessa volontà e le ho disposte secondo un nuovo ordine narrativo, il mio. Ho ricondotto le parole alla loro irriducibile singolarità di evento: esse non sono più la manifestazione di un significato originario più profondo, ma vengono pensate e adoperate semplicemente nella loro esoscheletrica presenza. Espressioni svuotate, rese monche, incrinate, modellate secondo le regole di un gioco che mira innanzitutto a svelare ciò che si cela dietro la loro significante apparenza: l’assenza dell’autore. Il significato, così smascherato ed esautorato, si irradia anarchicamente in tutte le direzioni. Esplode, senza più alcun bisogno di verità. Pronto ad essere usato a mio piacimento. In questo senso, Come non detto è la prova ontologica che decreta, in modo tangibile ed empirico, la morte dell’autore. Una morte violenta. Perché dietro il suo decesso (decostruzione & decomposizione) si cela un altro autore. Io, un assassino. Condannato all’eterno ritorno di un patricidio.»

venerdì 9 marzo 2012

Ennio Abate
Il poeta e la morte.
Omaggio a Elio Pagliarani


Muoiono i poeti. Come tutti gli altri. Gli amici più stretti esibiscono  aneddoti e ricordi di loro incontri con il defunto, si pubblica qualche loro poesia, si dicono le solite cose. Di Pagliarani ho riletto attentamente  questa sua poesia, che non conoscevo. E' intitolata Oggetti e argomenti per una disperazione (da Lezione di fisica del 1964) e si trova  su vari siti (l'ho ripresa da Le parole e le cose).  Me la sono letta attentamente e  ho aggiunto  un commento e, in appendice, un giudizio di Fortini su Pagliarani. E' il mio omaggio a un poeta visto in due occasioni a Milano ( a un funerale e a un reading), ma di cui mi piacque,  subito, alla prima lettura, La ragazza Carla, su cui vanamente, quando insegnavo, tentai di attirare l'attenzione dei miei studenti . [E.A.]



Oggetti e argomenti per una disperazione
ad Alfredo Giuliani

Che sappiamo noi oggi della morte
nostra, privata, poeta?
                                          Poeta è una parola che non uso
di solito, ma occorre questa volta perché
respinti tutti i tipi di preti a consolarci non è ai poeti che tocca dichiararsi
sulla nostra morte, ora, della morte illuminarci?

mercoledì 7 marzo 2012

Marcella Corsi
8 marzo in versi.
Antonia Pozzi (Milano 1912-1938)



Mi è stato chiesto di comporre un ricordo di Antonia Pozzi (quest’anno è il centenario della nascita)  attraverso la selezione di alcune sue poesie. Lo faccio volentieri.
La sua scrittura in versi – e la sua vita – attestano quanto per uno spirito libero in un corpo di donna fosse difficile tollerare le limitazioni culturali, storiche direi, a tale esigenza di piena espressione di sé in relazione con il mondo. Non mi sembra un caso che Antonia si sia uccisa, a 26 anni, dopo che le era stato impedito di vivere il suo primo grande amore, senza che alla sua produzione in versi fosse stato dato riconoscimento di pubblicazione, in una atmosfera socio-culturale resa invivibile dalle leggi razziali appena promulgate. Pur nelle inevitabili differenze storiche, l’attualità di questa “giovinezza che non trova scampo” mi sembra evidente.

MOLTINPOESIA
A più voci sull’incontro
con Amedeo Anelli di ‘Kamen’



Ieri 6 marzo 2012 si è svolto l'incontro del Laboratorio Moltinpoesia con Amedeo Anelli della rivista 'Kamen'. Ecco un rendiconto a più voci.  [E.A.]


Giorgio Linguaglossa
Su "La terra franata dei nomi"
di Gabriele Gabbia


Questo libro di esordio di Gabriele Gabbia si sostanzia in un atto di fede verso il«senso», nella convinzione che la poesia debba (pur in mezzo agli scossoni che la filosofia moderna ha inflitto alla significatività del senso), e possa sopravvivere alla mancanza di un senso complessivo della totalità. Gabbia invece ribadisce che un senso c’è, purtuttavia. Atto di fede che contempla un allontanamento dall’Origine per creare un universo di senso, un deragliamento, uno smottamento, una caccia verso la «traccia» di un senso che è scomparso, inghiottito dalle sabbie mobili dell’Origine sepolta.

lunedì 5 marzo 2012

Massimo Parizzi
Il traduttore, interprete interpretato




Caro Ennio, ho dato uno sguardo ai post sulla traduzione (qui). Mi ha colpito che i nodi principali dei discorsi siano esattamente gli stessi che avevo cercato di toccare quasi vent’anni fa, nel 1994, tenendo una sorta di lezione ed esercitazione sulla traduzione a quattro classi di quarta riunite dell’Itsos, Istituto tecnico statale a ordinamento speciale, di Milano. (Il che mi ha fatto leggere con ironia il titolo che hai dato alla discussione: “A che punto siamo oggi?”!) Quell’esperienza, isolata, mi era piaciuta: alcuni studenti mi erano sembrati molto interessati (mentre altri, seduti in fondo, dormivano) e, quando eravamo passati all’esercitazione, la traduzione di una poesia di Heaney, qualcuno si era quasi accapigliato su come tradurre questo o quest’altro. Pensa, degli studenti che si accapigliano su una poesia! Fantastico. Insomma, ho riletto il testo di quella lezione e te lo mando. [Massimo Parizzi]
  
Partiamo da una citazione, o meglio, dall’adattamento ai nostri scopi di una citazione. L’autore che voglio citare è André Corboz, uno studioso di urbanistica, architettura e arte (di cui ho tradotto un libro sul Canaletto) che, qui (nel saggio Dans l’entre-deux, in AA.VV., Hommage à Raymond Tschumi, Losanna, L’Age d’Homme, 1990), parla dei problemi della ricerca e dell’interpretazione sia nelle scienze cosiddette esatte sia in quelle (il suo campo) cosiddette umane: che cosa sia ricercare il significato del fatto che, se mollo la penna, cade, che cosa sia interpretare questa caduta; come che cosa sia ricercare il significato di un dipinto del Trecento, interpretarlo. Forse penserete che la prendo alla lontana, ma a me invece sembra di prenderla da vicino: un traduttore cerca i significati di parole, frasi, periodi, interpreta testi, e la parola interprete designa una categoria di traduttori. Sostituirò quindi a volte alle parole “ricerca”, “interpretazione”, “ricercatore”, “interprete” di Corboz le parole “traduzione” e “traduttore”.

sabato 3 marzo 2012

SEGNALAZIONE
Pasolini e le nuvole


Associazione "La Conta"


Storie e culture di genti del mondo


VI INVITA AL

 

LABORATORIO DI POESIA

DEL PONTE DELLE GABELLE

Serate di poesia, letture aperte e

presentazione di libri di poesia

 

LUNEDI’ 5 MARZO 2012 - ORE 21,00

 

SERATA DI POESIA

“PASOLINI E LE NUVOLE”

racconti, interviste, brevi filmati, letture ed altro ancora dedicate a PIERPAOLO PASOLINI

 

con la partecipazione di

 

Claudia Ambrosini,

Maria Dilucia,

Enzo Giarmoleo,

Tito Truglia

e altre/i poetesse/poeti

 

AL CAM PONTE DELLE GABELLE

via San Marco, 45 • Milano

venerdì 2 marzo 2012

SEGNALAZIONE
nei - Fotofonemi (eccipienti creativi)


ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA DIPARTIMENTO DI ARTI VISIVE
www.accademiadibrera.milano.it
Presso la sede del Biennio di Arti Visive e del CRAB
ex chiesa San Carpoforo,
Piazza Formentini 12 Milano
Aperto dal lunedì al venerdì 9,00/19,00
Sabato 9,00/12.00 (domenica chiuso)
MERCOLEDÌ 7 MARZO 2012 ORE 17,00
Presentazione:
nei - Fotofonemi (eccipienti creativi)
Ed.: Onyx Editrice
www.onyxeditrice.com
Stimmung/Roma
immagini di Giorgio Cutini
timografie di Gabriele Perretta
Paesaggi di Passaggio
fotofonemi di Giuliana Laportella
tradotti da Vito Riviello
Intervengono: Maurizio Guerri, Mariella De Santis, Sandro Scarrocchia, Alberto Mari
OPERE ESPOSTE DAL 1 AL 8 MARZO 2012

Donato Salzarulo
C'è una scala



Una decina d’anni fa (suppergiù), scrissi la poesia che segue. Ho l’impressione che il tema sia proprio quello del dialoghetto di Abate. Samizdat e il Poeta invisibile sono convinti o no dell’esistenza di una scala? Mi pare di no. Mi pare che riducano tutto ad un problema di occupazione di potere (delle redazioni dei giornali, dell’industria editoriale, della “visibilità”…). Il problema esiste, ma c’è poco da illudersi. Se Samizdat non fosse ridotto a riordinare macerie e il Poeta invisibile fosse assunto nella candida rosa dei Nobel, si abolirebbe la scala? Penso di no. Perciò la poesia s’interroga sulla natura di questa scala…
            Così vid' i' adunar la bella scola
di quel segnor de l'altissimo canto
che sovra li altri com' aquila vola.
Inferno, IV, 94-96
C’è una scala, si vede. La puoi liberamente disegnare.
            L’ultimo gradino non è mai l’ultimo. E’ avvolto nella nebbia.
            Tu sai e non sai fin dove ti puoi spingere.
            La scala c’è. Edificata nel tempo e nello spazio.
            Puoi osservare un gradino centimetro per centimetro e descriverlo.
            Puoi dargli un nome: il Vento del Presente.
            Parole-chiave, rime delle palpebre e delle labbra,
            giri di frasi, catene di significati, lime sentimentali.
            L’endoscopio puoi farlo risalire fino alla flessura epatica.
            Il paziente – chi? Io, tu, noi tutti – riferirà non il dolore
            ma la dolorabilità. E, quando l’avvisterà la telecamera,
            come Colombo, dirà: E’ lì, è lì il noto polipo plurilobato!
            Ricamato come foglia di quercia. E’ lì, a larga base d’impianto.

SEGNALAZIONE
Prossimo incontro
del Laboratorio Moltinpoesia


Laboratorio Moltinpoesia
a cura di Ennio Abate
 Martedì 6 marzo 2012 ore 18
Palazzina Liberty
Largo Marinai d’Italia, 1 - Milano

«Kamen' rivista di poesia e filosofia e le tradizioni dell'Europa».
Introduce Amedeo Anelli

«Kamen’ con gli anni è diventata così più che una rivista,  un progetto internazionale plurimo e un’ampia comunità di ricerca sulle tradizioni europee e non solo, avendo delle tradizioni un senso progressivo e guardando innanzi tutto a quelle a venire, ma con il sentimento che sia sempre possibile una protenzione inversa dal futuro al presente».

mercoledì 29 febbraio 2012

Ennio Abate
I moltinpoesia (1)


Dialoghetti a puntate tra Samizdat e il Poeta Invisibile
sul ‘noi’ che non c’è e alcuni modi  provvisori per edificarlo
(Prima puntata: Gerarchie poetico-politiche) 


Samizdat - Ti vedo mogio. Hai perso l’ispirazione? Non hai vinto il concorso di poesia di Vattelapesca? L’editore (X, Y, Z, ecc.)  ti ha chiesto troppo per la pubblicazione dell’ultima plaquette? Al reading della Casa della poesia, mentre leggevi, la gente s’è stufata ed è uscita?


Poeta Invisibile - Anche tu a bastonarmi? Che  tempi! Ce l’avete tutti con me!


 Samizdat  - No, no…Sono un bastonato dalla Storia io pure, quanto e più di te. Maneggio le rovine del Novecento. Vedi, questo è quel che resta del Progresso, questo del Socialismo, questo del Comunismo,  questo  del Marxismo e della Dialettica, questo della Teologia della Liberazione. E nel mio armadio poi, al posto degli abiti, ho solo pacchi di manifesti ingialliti, tazebao del ’68 e i miei saggi politici inediti.

martedì 28 febbraio 2012

Tomaso Kemeny
15 marzo 1848 – 15 marzo 2012



Passano passano gli anni
ma nei castelli del Parco di Versailles
risuonano ancora le trombe
dell’Ingiustizia, le parole del trattato
che agli ungheresi negò un equo
referendum di appartenenza
e la Terra Magiara
fu ridotta contro natura
di due terzi della sua complessione
legittima.

Giorgio Linguaglossa
La poesia della superficie superficiaria.
Su Michael Krüger.



Michael Krüger, Il coro del mondo Milano, Mondadori, 2010

Il linguaggio di poeti come Yeats ed Eliot non è più il linguaggio degli uomini comuni del tempo di Wordsworth ma è un linguaggio nuovo che ha acquisito una sofisticatissima colloquialità. Quello che Yeats rimprovera a Eliot noi lo possiamo rivolgere contro Michael Krüger. Scrive Yeats: «Eliot has produced his great effects upon his generation because he has described men and women that get out of the bed or into it from mere habit; in describing this life that has lost at heart his own art seems grey, cold, dry. He is an Alexander Pope working without apparent imagination, producing his effects by a rejection of all rhythms and metaphors used by more popular romantics rather than by the discovery of his own, this rejection giving his work an unexaggerated plainness that has the effect of novelty».

Eugenio Grandinetti
L’uguaglianza giuridica.
Ovvero la qualità delle persone.

Daumier, Avvocato

L’uguaglianza dei cittadini è necessaria
perché in un paese ci sia democrazia.
Però uguale non vuol certo dire
che tutti siano belli ed aitanti,
che tutti siano ricchi e che comandino
tutti allo stesso modo,
perché non ci sarebbero i belli
se non esistessero anche i brutti,
né potremmo dire che uno è ricco
se mancasse il confronto con coloro
che non hanno nemmeno il necessario;
e inoltre a chi potrebbe comandare uno
se ad ubbidire poi non c’è nessuno?

domenica 26 febbraio 2012

SEGNALAZIONE
Gianmario Lucini
Monologo del dittatore



Gianmario Lucini, Monologo del dittatore, Pref. di Letizia Lanza , CFR, 2012 


Ultimo volume di una triologia civile, la raccolta è un secco giudizio negativo della storia e, come sua continuazione, dei recenti fatti geopolitici (la guerra di Libia, l'immigrazione conseguente ad ogni disordine e all'ingiustizia dei rapporti economici fra Stati) fino ai recenti fatti di cronaca nostrana, alle vicende di razzismo e xenofobia di Torino e Firenze. L'excursus inizia dalle antiche guerre romane, risalendo al Medioevo, al Risorgimento, alla Resistenza (con un inedito Luciano Erba partigiano, che poi fugge in Svizzera) e si sofferma sulla guerra di Libia e sulla figura del dittatore Gheddafi (più una icona o un paradigma, che un ritratto) il calvario delle grandi migrazioni contemporanee e, dopo il tetro passaggio di una sezione intitolata "Il respiro del male", sfocia in 24 poesie sulla cronaca degli ultimi mesi del 2011.

giovedì 23 febbraio 2012

CRITICA
Traduzioni: a che punto siamo oggi?


Il problema del tradurre ricompare a sprazzi nei discorsi che si vanno facendo sul blog o nella mailing list dei moltinpoesia. Se ne è parlato  di recente a proposito di una poesia di Wislawa Szymborska e adesso nella segnalazione del poeta Weldon Kees. In passato in un post, stranamente  a zero commenti, erano apparse le traduzioni di Marcella Corsi dai "Poems" di Katherine Mansfield (qui). Sarebbe ora di ripensare l'arte del tradurre e del tradurre poesia affrontando  il senso che hanno tali operazioni oggi, quando culture varie s’intersecano, si sovrappongono o confliggono nel dramma di una globalizzazione caotica. Per dare una spinta alla riflessione pubblico  due testi: il primo di testimonianza diretta, quella di Francesca Diano, traduttrice di professione (Cfr. sua nota biobibliografica qui ), "L'arte del tradurre"  tratto dal blog "Il Ramo di Corallo" (qui); il secondo (di inquadramento  della storia della traduzione poetica nell’Italia del Novecento) è un intervento di Luca Lenzini del Centro F. Fortini di Siena in occasione della presentazione del libro «Lezioni sulla traduzione di Fortini» curato da Maria Vittoria Tirinato (qui).


Francesca Diano, L'arte del tradurre

Tradurre, è un’arte o una scienza?


Per chi è convinto del secondo caso, in italiano è ormai in uso il termine, che io trovo orribile, di “traduttologia”, esso stesso traduzione del francese “traductologie”. Meglio, molto meglio, se è questo il modo in cui la si intende,  ”teoria della traduzione”, che si apre a campi molto più vasti del freddo traduttologia, che tanto mi suona come tuttologia e che relega in una sorta di obitorio livido le competenze e le qualità letterarie che un traduttore deve avere.
Siamo sommersi da studi, saggi, convegni sulla traduzione, ci sono dipartimenti universitari ad essa dedicati eppure, e so di suonare blasfema, di essere una voce fuori dal coro, di scandalizzare gli “esperti” arroccati nella loro accademia, sono convinta che tutto questo a poco serva.

mercoledì 22 febbraio 2012

SEGNALAZIONE
Weldon Kees


Questa qui sotto, nella versione di Damiano Abeni e assieme ad altre poesie scelte e a brevi notizie sull'autore, si legge sul sito Le parole e le cose (qui).[E.A.]

RAGAZZA A MEZZANOTTE
Poi cammina avanti e indietro, o rigirati nel letto
mentre i proiettili, freddi, ciechi, sibilano a ritroso dal centro del bersaglio,
e di’: “Non rifarò quel sogno. Non sognerò
sussurri da tempo consumati che svaniscono per i corridoi
che attraversano palazzi che non ho mai conosciuto;
lo schiocco dei guanti di gomma; il bimbo alto, cieco,
che grida il mio nome; le lenzuola macchiate
di un’altra ragazza. E poi una campana cupa,
che risuona dentro le ombre al freddo,
disturba lo schermo che è la mia testa nel sonno.
—Il tuo volto non è mai sereno. Rimani sempre
su soglie carbone, al buio. Parte del tuo volto
è scomparso. Dici ‘Solo farla finita con questo accidenti di mondo.
Nebbie contagiose calano. Cristo, potremmo morire
come a volte fanno i cervi, le corna impigliate,
marcendo nella neve’.

martedì 21 febbraio 2012

Mario Mastrangelo
Pe' carnevale



Pe'  carnevale                                                   

Aggio deciso,                                                                
pe' carnevale                             
me voglio veste                                     
ra uno normale,                                                 
e ghì' giranno,                            
allegro, sicuro,
miez'  a curiandule
'e tutt' 'e culure.