mercoledì 6 aprile 2011
DISCUSSIONE
Enzo Giarmoleo e Leonardo Terzo
Sul "ready made"
Enzo Giarmoleo (3 aprile 2011):
Trovo il ready made e tutto ciò che possa scaturire da esso molto interessante. Certo molta acqua è passata sotto i ponti e non è più possibile sbeffeggiare la bellezza come aveva fatto Duchamp con la sua Gioconda con i baffi. Molto interessante nel ready made la tendenza dell’autore a non intervenire soggettivamente nell’opera d’arte atteggiamento che troviamo anche nella pop art di cui Duchamp e quindi Dada ne costituiscono la matrice linguistica.
CRITICA
Ennio Abate e Tito Truglia
Sull'antologia "Calpestare l'oblio"
Ieri 5 aprile 2011 allo SPAZIO TADINI in Via Jommelli 24 a Milano, organizzato da Adam Vaccaro di MILANOCOSA, c'è stato un incontro per discutere di "Calpestare l'oblio" un'antologia - così recita l'annuncio pubblicato sulla stampa nazionale - di "Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana" curata da Valerio Cuccaroni, Davide Nota e Fabio Orecchini.
Pubblico qui il mio intervento e quello di Tito Truglia di FAREPOESIA [E.A.]
Intervento di Ennio Abate alla presentazione di «Calpestare l’oblio» allo SPAZIO TADINI di Milano (5 aprile 2011)
Gentili autori e organizzatori di CALPESTARE L’OBLIO,
sono del ’41. Da vecchio, dunque, scrittore quasi clandestino e militante in proprio fuori da qualsiasi partito, ragionando sulla base della storia del Novecento e di quella italiana del dopoguerra (in particolare degli anni Settanta), mi permetto di porvi due domande:
- quale oblio ha da essere oggi calpestato?
- lo si può calpestare solo in poesia, soltanto con la poesia?
DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Anonimo del XXI sec.
multibanalità
polpette parole
fastfood cinese scaduto
premasticato rancido
da seppellire in fossa comune
ad evitar subito contagio
busti egotici parlanti
logorrostereotipanti
sentimentalsemyne
incontinenti plaudentine
riciclati al multimercatino
non valgono un soldino.
venerdì 1 aprile 2011
CONTRIBUTI
Autori vari
Scrivere al presente 17:
Poesia e non poesia
sul blog MOLTINPOESIA
In questo post sono pubblicati in occasione del 1° aprile solo i testi arrivati negli ultimi giorni. Ovviamente altri se ne troveranno navigando a ritroso. Il lettore è invitato però a non perdere mai di vista quelli qui presenti con l'apposita etichetta DOC: 'poesia' . [E.A.]
1. Poesia: Leonardo Terzo
1. Poesia: Leonardo Terzo
Il maestrino di Cologno Monzese
Si vergognava d’essere borghese.
Ad ogni mosca che passava accanto
Insegnava la via col controcanto.
Camicia rossa, verde, bianca o bruna
Non ne lasciava in pace neanche una.
Ma volteggiando frenetico al trapezio
Era soltanto lo specchio di Borghezio.
1.1. Non poesia: Ennio Abate
Il liberal professoron di Pavia
amava ogni mosca come zio Tobia.
Ciascuna andasse per la propria via!
Viva la vostra libertà! Val più della mia!
Una mosca borbottò: non si sa più cosa sia.
E allora adirato lui intimò: Suvvia!
Voi a Lampedusa. Non qui da me a Pavia.
amava ogni mosca come zio Tobia.
Ciascuna andasse per la propria via!
Viva la vostra libertà! Val più della mia!
Una mosca borbottò: non si sa più cosa sia.
E allora adirato lui intimò: Suvvia!
Voi a Lampedusa. Non qui da me a Pavia.
giovedì 31 marzo 2011
CONTRIBUTI
Maria Maddalena Monti
Scrivere al presente 16:
La scacchiera
Sulla scacchiera giocano
i potenti a Lampedusa.
Di qua, di là ,di su ,di giù
spostano pedine,
I bianchi, i neri in Toscana,
a Manduria e un po’ sul mare.
Sulla spiaggia la scacchiera
E ,in alto , là sul confine,
c’è uno, che per primo
è venuto alla guerra,
ma che adesso li ferma
e non li fa passare.
Ma che fa il re?
Portato in trionfo,
come al solito,
di tutto compra e vende.
Crede forse di giocare
a Monopoli?
DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Emilia Banfi
Rotonda è la palla
Rotonda è la palla
come quella di allora
dalle mani del bimbo
in quelle del genitore.
Ma tesse il ragno
la sua ragnatela
là dove il male
si divora e si ricrea
giustizia d'infanzia
su di essa cade
come goccia di cera
vacilla il ragno
ma grande è la sua tela.
Rotonda è la palla
come quella di allora
dalle mani del bimbo
in quelle del genitore.
[*L'immagine è tratta dal
NARRATORIO GRAFICO
DI TABEA NINEO]
mercoledì 30 marzo 2011
CRITICA
Leopoldo Attolico
La generazione invisibile
degli anni Settanta
L'intervento si ricollega allo scritto di Giorgio Linguaglossa pubblicato su questo blog il 18 marzo 2011 [clicca qui ] (E.A)
Prendo spunto dalla riflessione di Giorgio in ordine alla crisi della Ragione (esposta nel libro La nuova poesia modernista italiana 1980-2010 per spezzare una lancia (non lancerei mai un ferro da stiro!) a favore dei poeti della generazione degli anni Settanta.
Mi propongo non come avvocato difensore, ma da semplice osservatore stagionato anzichenò .
SEGNALAZIONE
Quintocortile
30 marzo 2011 ore 18
Quintocortile
Viale Bligny 42 - 20136 Milano
tel.338. 8007617
tel.338. 8007617
30 marzo 2011 – ore 18
Adam Vaccaro e Gianmario Lucini
presentano
L’impoetico mafioso
105 poeti per la legalità
Antologia di poesia per la legalità e per la responsabilità sociale
in ricordo di Angelo Vassallo
a cura di Gianmario Lucini – Edizioni CFR – Pianteda (SO)
Rina Accardo – Arezzo, Alberto Accorsi – Bollate (MI), Roberto Agostini – Milano, Domenico Alvino – Roma, Claudia Ambrosini – Pavia, Giuseppina Amodei – Firenze, Stefano Amorese, – Roma, Anna Antolisei - Torino, Luca Ariano – Vigevano (PV),
CONTRIBUTI
Fabiano Braccini
Scrivere al presente 15:
Tutti in fila
[Libia 2011]
Petti verdi
in fila per tre
mitra in braccio bombe a mano
coltellaccio seghettato
per potare liane e gambe
nervi tesi
energetiche presine.
Col cianuro sottolingua
vanno dentro alla foresta
caricati soldatini.
Petti neri
in fila per sé
un elmetto doppio strato
per pararsi dalle schegge
dinamite nelle tasche
esche inneschi
erbe amare biascicate.
Con borracce di bevande
vanno dritti nelle casbe
a cercare paradisi.
lunedì 28 marzo 2011
CONTRIBUTI
Lucio Mayoor Tosi
Scrivere al presente 14:
C'è chi non lo vuole il petrolio...
[Libia 2011]
C'è chi non lo vuole il petrolio, chi va solo a benzina e non fiata. Chi non farebbe la guerra nemmeno se strapagato. L'importanza è importata, il vento è sovraffollato, diamo ragione e ne togliamo pensiamo pensiamo. Gli europei sono così, non rinunciano al frigorifero, prima verrà la televisione se non cambia il canone, se non migliorano le trasmissioni, perché gli europei quando non hanno da mangiare si danno alla cultura. Pensano pensano perché nessuno decide, nessuno sceglie. Non confondiamo la gente con i potenti, gli affari sono affari ma solo per qualcuno, la gente ci mette il sangue malato dai veleni perché non trova altro per nutrirsi. Pensano pensano, gli europei. Non sono intraprendenti, amano le canzonette dei centri commerciali, scrivono poesie in saudade guardando all'oceano d'occidente, sono la memoria dentro la modernità
CONTRIBUTI
Virgulino Fohletos Bahamar Jr.
Scrivere al presente 13:
Per fortuna il petrolio c’è
[Libia 2011]
Sotto le bombe
Libici e rivoltosi
Salvati dai francesi
Che vogliono il petrolio.
Invece i ruwandesi
Non avendo il petrolio
Non hanno avuto in dono
Nessun bombardamento.
E tutti morti sono
Felici e indipendenti.
domenica 27 marzo 2011
CONTRIBUTI
Rita Simonitto
Scrivere al presente 12:
Altro
"Quartetto per il Medio Oriente"
Da alte torri non ho
parole
da infiammare gli animi.
Forse uno sguardo più lungo
che da colline e mutevoli orizzonti
vede anzitempo avanzare
la tempesta.
“Ecco l’onda che arriva”, posso dire,
mentre tumultuoso
pulsa il mio sangue nelle vene.
Ma l’eco poi si inceppa su campagne
che l’inesorabile salsedine
di sale umano maledetto
ha bruciato;
o si sfinisce con lentezza
sulla punta dei minareti.
Solo arditi fiorranci sfideranno le pale
dei metallici Hawks, scafandrose libellule
portatrici di morte (come in Somalia).
Perché comunque la vita continua.
Così che ognuno stringendosi alle sacre
case, e piante e riti
per cui è vissuto e per cui
ha ritenuto giusto vivere,
ognuno nella sua incerta ombra,
circondato da suoi,
ma solitario a se stesso,
potrà richiamare memorie di padri amati,
traditi, vituperati od anche
inesistenti.
Ma finirà lì.
Tristemente lì finirà
sperando un’altra volta ancora
su un salvifico eroe che non c’è.
Così anche se nulla poi sarà come prima
nessuno potrà sentirsi di qualche cosa
responsabile e partecipe:
perché il non voler sapere
è tomba su cui non si possono
piangere lacrime.
(03.03.2011)
CONTRIBUTI
Grazia De Benedetti
Scrivere al presente 11:
Silenzio [Libia 2011 etc.]
urge urlare.
Urge.
Urlo
urgente.
Urlo unghiuto ustionante d'uragano.
Urge urlare
per gli uomini uccisi da uomini.
Urge urlare
per gli umani usati e umiliati.
Urge urlare
per urticare l'unto e i bisunti
untuosi e presuntuosi.
Urge urlare
per quest'universo ulcerato.
Urge urlare
per non umiliarsi.
Usciamo e urliamo
per unire gli umani.
Ma chi udrà le urla degli ultimi?
Urge l'urlO.
URL
UR
u
.
CONTRIBUTI
Salvatore Dell'Aquila
Scrivere al presente 10:
Sì che atterriscono [Libia 2011]
Sì che atterriscono
i sorrisi rapidamente spenti ma
può essere una guerra che non sia di conquista?
la rapina il bottino l'appropriazione
delle cose delle vite
Siamo morti? Non penso
vorremmo semmai non morire
impotenti davanti al gradino della morte
ma fermi davanti alla smorfia della guerra
CONTRIBUTI
Emilia Banfi
Scrivere al presente 9:
Libia non morire!
Immagini e immagini
Libia non morire!
E noi siamo qui a guardare
Gli occhi scuri di coraggio
o sorrisi chiari sulle bandiere.
Non morire per il pazzo
non morire per un dio
che odora di petrolio
di fede malandata
la cinepresa oscilla
cade nel tuo sangue
e gli eroi non si vedono.
Chi chiuderà le fosse senza nome?
Chi adotterà i figli della pace?
Libia non morire!
Qualcuno morirà per te.
sabato 26 marzo 2011
CONTRIBUTI
Ennio Abate
Scrivere al presente 8:
Marzo 1821 - Marzo 2011
«Fra un secolo si immaginerà che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva sulla nuova costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri, di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovanetti partigiani »
(da un discorso di Pietro Calamandrei all’Assemblea Costituente nel 1947)
(da un discorso di Pietro Calamandrei all’Assemblea Costituente nel 1947)
Cancella, o Marcella
la Libia, stantio pane nostro quotidiano televisivo.
Le facce belle di uomini e bambine
ridevano per noi (ma anche di noi)
nell’attimo delle foto di allora.
Poi nelle notti tremarono, urlarono
disfatte tra le macerie.
[«L'ultimo è il W-80 3, utilizzato,
a quanto pare, anche come carico
per i moderni bombardieri B-52.
A tutt'oggi, fonti statunitensi militari
e scientifiche, calcolano la sua potenza
di esplosione intorno ai 200 kt.»]
«Li lasciamo tutti ammazzare?», chiedesti
ansiosa. «Nulla per loro possiamo più fare»,
ti risposi. Perché eravamo già tutti morti.
CONTRIBUTI
Marcella Corsi
Scrivere al presente 7:
nessuna risposta, una domanda
[Libia 2011]
*Una doverosa precisazione.
Avete in mente l’immagine della pipa di Magritt con sotto la scrittta «Cecì n’est pas une pipe»? Allo stesso modo sotto (o dopo) questo testo, Marcella Corsi vorrebbe che fosse precisato: «Questa non è una poesia». Ha le sue ragioni: 1. il testo faceva parte di una mail interna alla redazione di POLISCRITTURE, dove stiamo discutendo degli eventi libici ed era il paragrafo conclusivo di un ragionamento, che concludeva con queste parole « Invece di una risposta in prosa, mi viene più spontanea una risposta in poesia. Forse una brutta poesia, ma… con qualche punta d’invidia per la sicurezza che molti dimostrano»; 2. il sottoscritto ha “rubato” questa “bozza di poesia”, sulla quale, com’è solita fare, lei avrebbe a lungo lavorato prima di pensare a una qualsiasi pubblicazione, è l’ha inserita a sua insaputa sul blog. Se ho fatto male, mi scuso con lei. Se, invece, ho soltanto trasferito questo suo “pasticcio” ancora in preparazione in luogo pubblico, sì, ma con la eloquente insegna “Laboratorio”, il danno non dovrebbe essere tanto grave. Su un blog-laboratorio possono finire subito anche “cosucce” non ben o del tutto cucinate, senza per questo che si debba litigare continuamente tra formalisti e contenutisti e stabilire se siano proprio “poesie” o no. Poi si vedrà…[E.A]
che nonostante tutto ridono -
uno in piedi su un camioncino deciso
punta al cielo una mitraglia sottile
ma che ci fa con quella contro il bombardiere?
e le bandiere del re: tradizione
per riconoscersi in un passato comune
religione per darsi il coraggio inermi di osare
li lasciamo tutti ammazzare?
in rete erano in tanti, adesso sono in trappola
a Bengasi: gli diamo una mano? e come
lo facciamo? l’ONU le sue risoluzioni:
embarghi confische sanzioni non sembrano
servire, il rais può pagare
e pure la sua rete ha molte maglie
“lasciamoli scannare tra di loro poi con chi vince
ci accorderemo”: sfruttare suolo
natura animali e moltitudini impotenti
è questo il gioco di chi può da che mondo è
no
forse troppo tardi una no fly zone
forse non sarà sufficiente forse anche così
verranno uccisi innocenti…
“tutte le misure necessarie” aggiunge
la risoluzione: oddio, è troppo, la solita bruttura
per aver spazio di vantaggiosi neri
in concorrenza nel deserto zampillanti affari
ma dovevamo lasciarli tutti ammazzare
loro e la loro idea di libertà “non assoluta”?
(24 marzo 2011)
CONTRIBUTI
Luisa Colnaghi
Scrivere al presente 6:
Pagode e fior di loto
Non boati in TV
ma fumo bianco e nero
dalle torri di Fukushima.
Tsunami – violenza nera
onde giganti
scagliate sulla vita.
Fiori di pesco
di ciliegio dispersi
dal vento spietato.
La terra trema,
un bimbo piange,
si apre un fior di loto.
Fenomeno nucleare,
irradiazioni su terra e cielo,
contaminazione del pianeta.
Fenomeno antico,
di Pompei e Ercolano i resti,
le sepolture sotto la cenere.
mercoledì 23 marzo 2011
CONTRIBUTI
Anna Maria Moramarco
Scrivere al presente 5:
Tsunami. Giappone 2011
I
BOATI
e nulla.
Violenza bieca
cieca
di una madre impazzita.
Vorace.
Altri
già sono tutt’uno con lei.
Silenzio.
Qualche singhiozzo
strozzato.
II
Aleggia lo spirito vivo
di chi
inghiotte acqua all’ingiù.
La desolazione degli uomini
è consolata dagli angeli.
Dal cielo alla terra
e dalla terra al cielo,
angeli salgono
angeli scendono.
III
Il ciliegio in fiore,
che attraverso al mattino,
mi ricorda i loro occhi gentili.
Piccoli fiori rosati. Che cosa, ancora, è riservato loro?
lunedì 21 marzo 2011
CONTRIBUTI
Ennio Abate
Su punteggiatura, caos e forma
In dialogo con Mayoor e Dedo
Il dialogo va riferito "Una poesia di Marco Dedo" (qui) e ai commenti presenti in quel post (19 marzo 2011)
@ Mayoor
@ Mayoor
Concordo che chi scrive , anche quando si rivolge ad un interlocutore reale, come sto facendo io con te ora), si rapporta in parte più o meno con un interlocutore o lettore (nel caso di un libro) immaginario.
Non invece con quest’affermazione:« Il fatto di scrivere versi che non si curano degli a capo non è rubare qualcosa dalla prosa, è una scelta di libertà». Gli ‘a capo’ in prosa ci sono (o ci sono stati) e seguono o trasgrediscono propri codici più o meno (come tutti i codici) accettati. Oggi non curarsi degli ‘a capo’ mi pare una scelta di libertà davvero trascurabile (lo fanno almeno tutti quelli che hanno assorbito per convinzione o di riflesso alcune trovate a suo tempo “scandalose” delle avanguardie). A me non meraviglia né sorprende più. Al massimo ritengo che, quando uno è in preda a un’emozione forte o parole o pensieri gli si “affollino in mente” numerosi e sfuggenti, per non farseli sfuggire e non potendo frenare l’emozione, fa bene a usare una punteggiatura o abbreviazioni persino “private”. Per tutto un periodo ho accumulato versi sostituendo la punteggiatura “normale” con barrette (/). E mi capita di ritrovare appunti quasi stenografici o in una grafia tanto nervosa e spasmodica da risultare a volte indecifrabile persino a me. Ma quanto in una prima fase viene prodotto in un “raptus creativo” o in bozze viene comunque rivisto se si arriva alla stampa. E allora non mi si dica che la resa tipografica abbia ancora una sua necessità “interiore”. Al massimo documenta a freddo, a distanza di tempo, come una fotografia, qualcosa che fu in quei determinati esperienza solitaria istanti vivo, veloce, affannoso, convulso.
domenica 20 marzo 2011
CONTRIBUTI
Enzo Giarmoleo
Ancora sull'incontro
del 15 marzo 2011.
Ancora su critici e poeti
E' bene tornare su certi argomenti per contrastare "l'usura da blog", cioè la veloce scomparsa di temi importanti trattati in un post. Ecco allora le "Considerazioni relative all’incontro del 15 marzo 2011 con il Prof. Paolo Giovanetti alla Casa della Poesia di Enzo Giarmoleo da aggiungere e confrontare con il resoconto da me fatto (Clicca qui) . [E. A.]
Credo che la provocazione iniziale di Giovanetti abbia permesso di chiarire quale sia “lo stato delle cose “ cioè in quale stato versa oggi la condizione dei critici e dei poeti.
Personalmente nutro dubbi sulla neutralità della critica in generale. Ancora oggi si tende a camuffare l’ideologia con complesse teorizzazioni. Certo ideologia è parola obsoleta ma c’è sempre una “concezione del mondo” che crea ostacoli.
Se si escludono quelli che non si fecero contaminare dalle avanguardie e i cui eredi sono li a deputare ancor’oggi cosa è e cosa non è poesia, restano quelli che attuarono la prima vera cesura con la tradizione e gli eredi di questi. Mi sembra che sia i primi che la cosiddetta neoavanguardia forse troppo impegnata, nella costruzione di un potere editoriale accademico e culturale, non siano mai stati, per ragioni opposte, molto teneri con i poeti che non rispettavano certi canoni.
Iscriviti a:
Post (Atom)




















