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| F. Goya, La sepoltura della sardina, ovvero quando finisce il carnevale e comincia la quaresima |
Masque
Sulla panchina dell’anima
sei fermo in
sguardo diritto e occhi che perdono luce
La maschera morte danza la tua vita e
t’invita a due
Ma non è il tuo passo.
Senza tempo né tempi bacia, sussurra, t’accarezza e non dice
sei tu la tua morte.
Spenti i colori reali
e la luce trionfante ora
accendi le tinte
all'altra metà trasparente al nero.
E’ finito il rosso, l’oro, il presepe e il Natale
il bianco, le tuberose e i veli.
Verde giallo e primavera.
Un grigio
sperato perla e madre,
dipinge rigido
lo stupore fermato bianco.
Andarsene.
Addormentarsi partendo.
Tempie battete, cuore fermati.
Nessuna tromba arpe e flauti
né cori di mille.
Ma
un raggiungibile mi moll maggiore nel cuore
e un silenzio clessidra di pace sopra un campo
di grano
Torri e fichi, grilli, idilli, e profumo del mosto addio
Andarsene
via dalla finta innocenza meridiana, poggiato amato
nel profondo dello scavo
profondo
della terra sotto terra
Da dietro la finestra dell’anima e
dal rinato grigio,
i pensieri della perdita
aprano ora il tuo passaggio.
Ora
ora sia azzurro e contento il giorno
che l’insospettato dio
ti viene incontro
Prati verdi reggano il tuo passo,
una mano che non tocca se vacilli.
Canzoni e versi ora
comprendano con me la tua tristezza
scolpita nel marmo























