martedì 12 ottobre 2010

DOPOGUERRA una poesia di Emilia Banfi


 
 
 
 
 
 
 
 
Ora
scende il buio sui sepolcri
dal sangue volano i rapaci
la neve fresca compie
l'ultimo lavacro.
 
Impronte di fango sul prato,
ancora un passo,
una carezza, un bacio
nel sole l'impazienza
della prima margherita.
 
La guerra non arriva alla radice.

Sveva che nella luce danza 2

UN GRANDE POLITICO di Emilia Banfi


Ostentava felicità
brillava di colori
come quei fiori finti
che si portano al cimitero.

NOTTURNO di Luisa Colnaghi











Notturno

Scoppiano i tuoni sul tetto
il vento colpisce sui vetri
rovescia la pioggia
la casa è tormentata.

Sorpresi nel buio si ascolta
tutto il rumore
con occhi feriti dai lampi
si attende la fine.

Una sirena lacera l'aria
denota un breve interludio.
Poi è silenzio, tutto è cessato
e la notte diventa più cupa.

La casa sembra addormentata
ancora i sogni tornano danzando
leggeri come fantasmi,
ombre nel ritmo del pendolo.

Per la la traduzione in lingua inglese:

VERDEMELA di Mayoor

“Sai cos’è? Fanno così perché cercano di ottenere qualcosa.
Poi, dopo, si arrendono.”

La telefonata  che ascolto è rumorosa, di fretta. Una sbrigativa serie 
di ipotesi tutte volte al positivo, di frutta, ma troppo dolci.


L’architettura dei viali è mal riuscita, fanno meglio le ombre, il caffè
ma lo spazio tra le cose è pulito. C’è nell’aria un amorevole daffare montano.


Il senso gentile della decenza è nei figli mattinieri ancor nelle lenzuola. 
Ristrutturazione del capodanno duemila.  Strade interrotte, pochi pensieri
frenetici tecno pizzaioli. Null’altro, mi pare.


Forse più tardi una spoglia insalata di riso, la stramba versione acustica 
di Eric Clapton.  Camicie col colletto aperto, meridionali del nord-est
sudisti dell’ultimo piano, centinaia di persone gemelle che non si guardano.
Visite della finanza sui piatti coreani ancora vuoti.


Scrivere certe mattine è scartabellare. Nessuna parola liquorosa, troppe 
fette di sole. I semafori tutti rossi. 

“Non può mettere la moto qui”
“Un attimo, mi sta suonando il telefono...”
“Lo dico perché...”

Guardo guardo. Un piccione prende il volo.


Oh, come una stella del Louvre una ragazza si affaccia nella vetrina.
Guardo, mi guardate.  

Di qualcuno che passa si nota la suola delle scarpette tra i passetti rapidi. 
E’ verde.  

Il futuro dovrà pur cominciare da un colore. Un verde mela, ma finto
molto finto.

lunedì 11 ottobre 2010

FARE IMPROVVISAZIONE

http://www.lascighera.org/slam/audio/by/title/improvvisazione


Per ascoltare l'audio cliccare sul link 


Questa registrazione è tratta da un reading che si è tenuto tre anni fa a Milano. Per la precisione si trattava di un Poetry slam. Presenti 150/200 persone. L'autore, Marco Dedonato, avendo vinto la competizione fu chiamato al microfono per leggere un ultimo testo. E lui cosa fa? Guarda il pubblico negli occhi, uno ad uno si potrebbe dire, e incomincia ad improvvisare sostenuto unicamente dalla sua buona volontà. Si comprenderà quindi perché il senso della composizione e la struttura dei versi possono sembrare approssimativi. Quello che so io è che non ne conosco tanti che abbiano questo coraggio. 

E' trascorso del tempo da allora, ma con Marco, più me, M.Liberatore ed Elisa Brigida, abbiamo costituito un gruppo,  un laboratorio dove si partecipa solo improvvisando poesia. Di fatto si tratta di una palestra per fare esercizio di creatività poetica, ma abbiamo scoperto che la poesia improvvisata con l'uso della voce ha le sue assurde regole, regole che sono parecchio diversa dalla poesia scritta. 
Secondo me, pur considerando che la tradizione orale è antichissima, e dicendolo non senza una certa presunzione, è arte nuova. Nuova in quanto non si avvale della rima, ne' di altra metrica... nessun tempo musicale che la sostenga. 

Chi volesse partecipare mi contatti, non costa nulla e, ovviamente,  non servono carta e penna. 
mayoor@fastwebnet.it

domenica 10 ottobre 2010

STUPRO di Emilia Banfi










Piccolo fiore rosa non fiorire
questo prato non fa per te.
Ti hanno stretto alla corolla
e tu chino come in grembo
hai lasciato la tua linfa.
Piccolo fiore viola non fiorire
questo prato non fa per te.
Irruente veleno nel tuo stelo
in attesa della sua rugiada
ritto e verde caldo di sole.
Piccolo fiore non fiorire
questo prato non fa per te.
Non polline, non profumo
sarà di te, del tuo colore
e dell'ape che verrà a cercarti.
Piccolo fiore nero non fiorire
questo prato non fa per te.

Giuseppina Broccoli: Due poesie

 














Vita su morte

Il Nellie risaliva il grande fiume,
uomini ingenui guardavano impietriti.
Dov’era il bianco e dove il nero?
Cuore di tenebra sussultava,
ma l’anima non si scuoteva.
Schiaffeggiati dalla civilizzazione
accettarono la sopraffazione.