venerdì 26 giugno 2026

Aborto poetico pensando a un poema satirico

 


di Massimiliano Gusmaroli

                                              Scrivere uno scritto satirico è come

                                                          abbattere due uccelli con una sola pietra

                                                                                 (Baudelaireda «La ville des anges»)

 

 Prologo

  

Quando ho rivisto il mondo diviso

tra il nulla Presente

e l'intensità impegnativa del Passato:

bastioni di basalto spessi 30 metri (Gaziantep),

mura di porfido colossale (Luxor),

colonnati greci immensi (Paros):

Storia, Memoria... ho quindi desiderato

realizzare un poema epico

ma che forse non è riuscito

per amore dell'epigrafico

e del satirico (Petronio, Menippo, Jacques Tati...)

 

Quindi comincia ora una brutta chiatta a navigare

sul fango della Realtà.

 

                      *

 

La borghesia

di cui più nessuno parla.

Persone concepite per darsi la morte

lamentarsi della vita

come certi amici che vengono a piangere su di noi

mangiando castagnole e bignè!

 

Oh quanti barboni notabili

proprietari d'appartamenti che prendono il tè

e non parlano parola viva

quando i bianchi cani barboncini

stanno fuori coi dog-sitter negri

a cacare e pisciare su ciò che è di tutti.

 

Padroni che fondano Comitati etici nei salotti!

 

"Gli animali dello zoo siano difesi!"

(invecchiati nella mancanza d'intimità)

"i nonni, rimasti soli, siano adottati"

(proprio come quei bambini nelle foto...)

Qualcuno proporrà anche di fondare un comitato

adottivo dei poeti, perché "l'arte serve a spiegare".

 

Nossignori, l'arte non serve a spiegare,

e poi non è facoltativa, essa è.

(«L'arte è un meraviglioso generatore.

L'umanità ha bisogno di un generatore

di lingue sempre più nuove e 'nuove lingue',

che possano esserle utili nella sua esigenza di sapere (…)

L'uomo con le parole scongiura il mal di denti

e così trasporta il suo dolore (…)

La coscienza dell'uomo è coscienza linguistica»

                                                        Lotman )

"Salviamo il gorilla del bioparco"

e va bene, anch'io firmai la petizione

e ormai l'abbiamo salvato,

ma l'usignolo della poesia?

Usignolo che sempre canta

ma dentro una sommersa «nebulosa poetante»

                                                            (Ennio Abate)

mentre qualche gorilla proveniente dalla canzone

entra in poesia.

E così disperati si riprende in mano Montale,

ma senza nostalgia,

anzi gli ultimi suoi versi:

quell’ironia che è gioia, amore per il Reale.

Quella Realtà che è Problema!

Problema tolto alla ragione, adesso,

e dato ai militari

all’avido papa e suoi sicari

ai compagni della politica Reale...

                    

Il soldatino dovrebbe essere anche un po' filosofo

come il lettore di poesia dovrebbe essere un po' poeta : «h1 - h' 2»

                                                                                                (Lotman).

Ma oggi si ha il piacere assurdo di essere fantocci,

di guardare al mondo come al Teatro dell'opera cinese

con quella musica insopportabile che lo sostiene

e che tuttavia, perché stridula, a me piace.

 

La nostra ombra è in fondo uno spettacolo sufficiente

a vivere.

Preti e politici lo sanno e continuano a mangiare.

Perfino la Palestina, i gialli vicoli dove nacque la Chiesa

continuano a bruciare senza destare totale mobilitazione

e l'Iraq degli antichi babilonesi distrutto e lottizzato

e sulla stessa via l'Iran di Gilgamesh, dei persiani...

Come se tutto questo fosse collocato, Dèi compresi,

in una dimensione parallela

a questa nostra vita di borghesi.

Oruk e Gesù sono tanto inutili di fronte a Bush e Trump?

E di fronte al Genocidio pilota,

alla nuova erodiade...

che non serve neanche più stuzzicare i preti

con ricerche scientifiche sulla sindone

questa Curia militare non alza il naso dal piatto

se non per ficcarlo in altro piatto!

 

Breve sinossi chiesastica (con ricordo finale):

 

nelle chiese romane il venerdì è di rigore il baccalà

nelle terre lontane di Betlemme il blocco alimentare

«Rachele pianse i suoi figli

si udì un pianto e un lamento grande»

                                        (Vangelo secondo Marco)

Bastoni pastorali, tiare

la menzogna imbeve ogni abito e sacramento

legni e pietre

ma nemmeno ho voglia di parlarne

perché in questa musica solita nulla stride

 

Salvatore, ex-sacrestano della chiesa di S. Prassede,

pur visibilmente omosessuale, fu accusato di molestie

su una bimba dai devoti della chiesa e fu cacciato

(ovviamente senza prove),

ah Salvatore, prosciolto dal giudice ma sbranato dalle pecorelle,  

sembravi un cherubino del Cavallini e oggi sulla Casilina

vaghi come un reduce del Vietnam.

 

"Ma dio mi assisterà perché l'amore per il mio uomo

è grande e profondo, e quando anche il mio uomo sarà rilasciato

noi due ci riuniremo"                      (Salvatore)

                             

«Contro le insidie della virtù, ero senza difesa»

                                                       (A. Gide)

Funzionari della Chiesa

per una buona volta

«sforzatevi di entrare per la porta stretta»

                                                        (Luca XIII, 24)

 

Per quel vento calmo e dirompente che viene con le citazioni

credo che dovremmo tutti parlare per citazioni

ma con mente sveglia, fuor di mummificazione

 

"Gli agenti della TV possono decidere tutto sulle bambine

questi sono gli accordi"                   (da un'intervista di RAI 2)

 

"Che può fare la legge dove governa il denaro?"

                                                       (Petronio Arbitro, Satyricon)

 

Ma oggi, pur tossici, pur drogati

scendiamo disinvoltamente le scale

siamo abituati

(io no, ma è uguale)

E folli urliamo e corriamo

E adoriamo motori e ci urtiamo

(io no, ma è uguale)

E vaghiamo unti da McDonald's

(io no, ma è uguale)

E in autobus tirati, pestati

pratichiamo civili deportazioni

(anch'io)

 

«Parigi, si dice, odora di cavolo acido, il Capo odora di agnello,

l'Oriente odora di muschio e di carogna»

                                                        (Baudelaire)  

Questa citazione mi è stata proprio mossa dall'odore

fortissimo che era in quell'ultimo autobus che ho preso

qualche anno fa

e non riesco a dimenticare

Un vero puzzo di lavoratori

(anch'io in esso, col puzzo mio)

 

A Trastevere la Polizia

parcheggia nella piazza di S. Maria

e pallide studentesse americane

pensano nella loro vecchia Roma

a come non deprimersi in massa

eppure:

«la massa si deprime in massa»

                                        ( Rubke)

 

I politici, dipendenti dallo Schermo,

sull'ignoranza che intorno s'amplia

montano e smontano la civiltà ogni giorno.

 

Adoni & infanti

ereditieri & studenti meridionali 

chiacchierano con birre alla mano

nella piazza del quartiere S. Lorenzo

                      («la connivenza del mondo degli affari

                      e dei sindacati entro lo stato forte,

                      le misure politiche avallate da tutti i partiti»

                                                                               Marcuse )

Sotto i giganti l'insistenza dei piccoli cinema

che proiettano film d'autore

per una qualche coscienza 

                       («La politica condotta sull'orlo dell'annientamento;

                        la resa del pensiero, della speranza,

                        della paura alle decisioni delle potenze in atto;

                        il perdurare della povertà in presenza

                        di una ricchezza senza precedenti...»

                                                                                Marcuse )

la quale si spera non sia il discutere,

appunto, gonfi di birre

per promuovere condotte alternative

entro lo status quo

(«...guai a chi è diverso

essendo egli comune»

                             Sandro Penna)

o espiare le complicità con critiche ben fatte 

ma senza parlare di sé, spostando sul mondo.       

 

Oh, le magliette senza marchio

ma con sigle e richiami:

portatori di cartelli commerciali

si salutano per le vie:

studenti di psicologia, sociologia,

scienze della comunicazione...

Roma sembra piena di filosofie!

 

E i poeti con le loro poetiche?

Bè, Pecora bruca l'infinito

davanti a otto invitati:

il Panorama della Poesia.

 

Sì, è vero, non osservo le civili norme transitorie

di quel contratto collettivo nazionale

che ognuno stipula col proprio popolo.

Oppure è mia la collera del gorilla del bioparco,

di uno che non può saper nulla della libertà

tra Criminali disinvolti, Immunità,

Isola dei Famosi, Penisola di Mafiosi.

 

Dunque i miei sono solo pelosi pugni

sbattuti contro un vetro,

sì, forse, ma io incarno ognuno di noi 

così posto sotto un vetro.

 

E intanto la primavera entra

alla chetichella, pioggerella,

in questo zoo epico e satirico, preistorico;

e un benzinaio ne viene incoronato;

e due operai seduti nella cabina d'un camion

mangiando pagnottelle pure sembrano solenni;

e un nero, da una ringhiera scrostata

e segreta di supermercato visto di lato

quasi pulpito, con occhi acquei e sognanti,

come fatto di pioggia, si guarda attorno

con me nel Centro di Roma.

 

E che cosa abbiamo, amico mio?

 

Spelonca di turisti,

passeggio di mode, nazionale orrore, repulisti...

- sotto un cielo che umilia tutto

benché inutile e grigio, e un po' gialliccio.



 

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