mercoledì 1 luglio 2026

Cantieri

 


di Ennio Abate

mentre nella mia stanza solitario accumulo appunti
di fronte a me altri - imponente - hanno elevato
un palazzaccio e  trasalendo me ne accorgo
quando - cemento d'oggi dimensioni d'oggi -
l'enorme quinta ha sigillato il rettangolo
di mutevole cielo che vedevo dalla mia finestra
e se m'affaccio controllo quanto ad ovest
ne ha ritagliato e come due ore quasi prima
sottrarrà - per sempre - il sole alla vista

attorno altri casermoni ingentili dall'uso
un prato che pur fiorisce a primavera
una sua spellacchiata esistenza
nugoli di bimbi in movimento impavido
fra stagioni di luci e nebbie

undici piani dunque
lavoro a un centinaio di muratori e tecnici
appartamenti a seicento famiglie
profitti alla cooperativa che mai coscienza illuminerà

 il braccio della gru ha ruotato lento silenzioso
e seminato carichi per due anni un altoparlante
ha gracchiato avvisi la sirena distribuito intervalli

i muratori - fantocci di Breughel accanto a fuochi
mattutini li ho visti entrare e uscire lentamente o di corsa
e comparirmi davanti dal panettiere o al bar qui sotto
contemporanei fotografabili televisivi 
per tornare poi sui ponteggi affacciarsi a gruppi
guidare i moti della carrucola scomparire
nelle cornici spoglie dei piani in spazi d'altra luce

dai bimbi ho saputo anche che i cani da guardia
ululanti a notte - hanno avuto la loro leggenda:
una cagna ha figliato è morta e il cane nero
a lungo l'ha vegliata 

gli appartamenti pronti a breve
custodiranno parti della vita normalmente orrenda
di seicento famiglie che hanno risparmiato
e litigato per risparmiare

pure i miei appunti scritti all'ombra del palazzaccio
tratterranno parti della mia vita altrettanto orrenda di questi anni
e l'interrogazione su quella a noi tutti mancante



(anni '90-'95 | 1 luglio 2026)

Collage di rovi




di Emma Pretti


Morso di lupo

La notte che le stelle giacquero

m’insegnarono il male.

Se ne stava col pelo ritto

fuori dalla porta

e bestemmiava sé stesso.

Io proprio non capivo

dove ruzzolassero le sue parole

fuori dalla fosca cortina della nebbia.

Gobbo mi sembrava e straricco

e rapido a sparire

lasciando come traccia solo l’impronta

della propria lingua.

Rappresentava il lupo la civetta l’avvoltoio

o una colonna supersonica di fuoco

-          tutte le disumane difformi apparenze.

L’unico colpevole rimasto

con gli occhi roteanti nelle orbite vuote

mi raccontò del suo bosco perfetto

dove si raccolgono solo funghi velenosi.

 

 

Sacrificio

Serpenti senza legge

nella catapecchia manicomio

che tende verso la scarpata:

com’è possibile confrontare

la cornacchia e la lepre

rispetto a una simile posizione?

Non c’è idiota che non conosca

La strada sdrucciola

che fa di caino omicida

il miglior donatore.

 Dalla raccolta Economia del bosco, Caramanica editore, 2002

  

 

Afasia del male

Se i colpevoli non ci sono più

la memoria tace.

Dio sceglie il silenzio per salvare

le insensate ragioni del male inconcepibile

che cavalca i margini delle ombre e i loro tentacoli

e in lui dimora carbonizzato dal suo sguardo.

 


 Nel mezzo di un’aquila dipinta

 L’amore se l’han bevuto le stelle

Il sole brucia senza far rumore

E l’odio adesso è una risorsa.

Non costa niente, come un pezzo

di pane comune.

Segatura sotto i denti

Brace accesa tra i capelli.

Non sa leggere e non sa scrivere

Ma canta, canta al suono

Possente dei tamburi.

Canta e divora

-          Divora e geme.

 Dalla raccolta Modalità silenziosa, Genesi editrice, 2017

 

 

Istant poem

nel singhiozzo della tortora

l’alba è domani.

Manca pace e pioggia.

Componimento inedito