di Emma Pretti
Morso di lupo
La notte che le stelle giacquero
m’insegnarono il male.
Se ne stava col pelo ritto
fuori dalla porta
e bestemmiava sé stesso.
Io proprio non capivo
dove ruzzolassero le sue parole
fuori dalla fosca cortina della
nebbia.
Gobbo mi sembrava e straricco
e rapido a sparire
lasciando come traccia solo
l’impronta
della propria lingua.
Rappresentava il lupo la civetta
l’avvoltoio
o una colonna supersonica di fuoco
-
tutte
le disumane difformi apparenze.
L’unico colpevole rimasto
con gli occhi roteanti nelle orbite
vuote
mi raccontò del suo bosco perfetto
dove si raccolgono solo funghi
velenosi.
Sacrificio
Serpenti senza legge
nella catapecchia manicomio
che tende verso la scarpata:
com’è possibile confrontare
la cornacchia e la lepre
rispetto a una simile posizione?
Non c’è idiota che non conosca
La strada sdrucciola
che fa di caino omicida
il miglior donatore.
Afasia del male
Se i colpevoli non ci sono più
la memoria tace.
Dio sceglie il silenzio per salvare
le insensate ragioni del male
inconcepibile
che cavalca i margini delle ombre e
i loro tentacoli
e in lui dimora carbonizzato dal
suo sguardo.
Il sole brucia senza far rumore
E l’odio adesso è una risorsa.
Non costa niente, come un pezzo
di pane comune.
Segatura sotto i denti
Brace accesa tra i capelli.
Non sa leggere e non sa scrivere
Ma canta, canta al suono
Possente dei tamburi.
Canta e divora
-
Divora
e geme.
Istant poem
nel singhiozzo della tortora
l’alba è domani.
Manca pace e pioggia.
Componimento inedito
