giovedì 26 febbraio 2026

Doveva essere il 1943

 




di Ennio Abate


il  medico di paese visitò
un bimbo  magro facile ad ammalarsi

osservate i pagliaccetti
i palloni a fette colorate

sul bianco febbre del suo pigiama

e pensate 

sul bianco freddo della neve
che fuori a dicembre di sicuro cadeva
sui soldati  morenti 

nessuno sapeva la fine
il destino

lunedì 23 febbraio 2026

Tu si na malatia, Poesia!



Un commento al post sulla pagina FB di Anna Leone *

di Ennio Abate

o poesia, o poesia,/ perchè non rendi poi/ quel che prometti allor? perchè di tanto/ inganni i figli tuoi?

sabato 14 febbraio 2026

Quando un poeta muore, meglio tacer

 



di Ennio Abate


"La maggior parte dei morti tace.
Non dice più niente.
Ha - letteralmente - già detto tutto.
Per i poeti non è così.
I poeti continuano a parlare."

E come succede ‘sto miracolo?
I poeti, come tutti gli altri
se morti, tacciono.
E, a rigor di logica, sono sempre i vivi
che continuano a parlare
dei poeti o dei loro  versi.
Ma anche degli altri morti.

E solo in sogno
solo se esce 48
"'O muorto [...] pparla".

martedì 10 febbraio 2026

La poesia da lontano

 

 

Qualche ragionamento su Poesie e realtà 1945 - 2000
di Giancarlo Majorino

   di Ennio Abate  

 Poesie e realtà 1945 - 2000 di Giancarlo Majorino è un saggio sulla poesia italiana del secondo Novecento. Majorino vi ha lavorato per cinque anni, mettendo alla prova le sue coordinate critiche da varie angolazioni e a più riprese non soltanto nella scelta degli autori e dei testi, ma in affreschi periodizzanti storico-culturali e in calibrati giudizi particolari disseminati senza preoccupazioni scolastiche, come in una ininterrotta chiacchierata.

La struttura del libro è triadica, ma libera da preoccupazioni dialettiche. Nell'Apertura vengono accennate alcune idee di metodo. Nella corposa sezione centrale, Opere e vissuti - articolata a sua volta in tre zone cronologiche: L'evidenza della realtà, Il sogno critico e l'arrivo delle cose, L'epoca del gremito - gli autori e i testi vengono interpretati più da vicino. L'ultima parte procede ad una Chiusura, "falsa", tanto è affollata e problematica[1], ironica nel provvisorio commiato[2] e testarda nell'evocare l'altro, non metafisico ma tutto corporeo,  della poesia[3].

domenica 8 febbraio 2026

DIALETTO - ITALIANO - INGLESE GLOBISCH

 

Due note


di Ennio Abate

Ci sono due vie per capire a che punto siamo: la storia del secolare dibattito sulla questione della lingua,[i] l’esperienza di alcune generazioni di figli delle classi subordinate che si sono acculturate nella scuola italiana del dopoguerra.

Entrambe confermano che:
1. la lingua non è uno strumento neutro, accessibile a tutti in egual misura con un po’ di studio e buona volontà, ma strumento di dominio politico delle classi dominanti, che fanno di tutto per impedire alle classi subordinate di usarlo come strumento di emancipazione e di indipendenza;
2. i tentativi di emancipazione - (alfabetizzazione delle masse promossa a partire dai movimenti socialisti dalla fine dell’Ottocento, acculturazione dei figli delle classi subordinate nella scuola di massa dell’Italia repubblicana) - sono stati frenati, deviati e alla fine bloccati.

Infatti, nel nostro Paese, il passaggio dalla lingua materna (dialetto) a quella nazionale, che sembrava progresso e conquista di libertà, ha portato man mano alla subordinazione, ormai accolta con rassegnazione,[ii] anche dell’italiano alla lingua dei dominatori statunitensi a cui il destino dell’Italia, con la fine del fascismo, è stato legato. E oggi ci aggiriamo confusamente tra il vicolo cieco della sottomissione all’inglese globish sottoposte al Mercato e il vicolo altrettanto cieco del ritorno nostalgico di alcune minoranze intellettuali ai dialetti, intesi illusoriamente come lingua dell’autenticità perduta o della poesia perduta. [iii]
Come uscire da questo cortocircuito paralizzante tra passato irrecuperabile e presente comunque subordinato, è problema tuttora irrisolto. Un compito forse non più nostro ma dei nostri figli e nipoti. Se si sveglieranno da questa condizione, che a loro appare ”naturale” e non servile.



Note

[i] Vedi ad esempio:
- https://www.sissco.it/recensione-annale/la-politica-linguistica-in-italia-dallunificazione-nazionale-al-dibattito-sullinternazionalizzazione/
- https://www.raco.cat/index.php/QuadernsItalia/article/view/247564

[ii] Vedi: https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/passato-presente-e-futuro-dei-dialetti-e-dellitaliano/45204

[iii] Vedi dibattito del 2011 sul blog Moltinpoesia:
https://moltinpoesia.blogspot.com/2011/12/blog-post.html#more

martedì 3 febbraio 2026

GUERRE

 



verso vecchi cimiteri di campagna

i cipressi d’allora ai lati

urla e rantoli dei nemici che uccidemmo

dal gelo delle menti più feroci non ci protesse  più

- campionesse di pazienza, perdute donne -

lo splendente  calore dei vostri  corpi




* Immagine:  Tabea Nineo, Morente, carboncino 1990