lunedì 23 febbraio 2026

Tu si na malatia, Poesia!



Un commento al post sulla pagina FB di Anna Leone *

di Ennio Abate

o poesia, o poesia,/ perchè non rendi poi/ quel che prometti allor? perchè di tanto/ inganni i figli tuoi?


Solo per ragionare (se, in questi tempi bui, fosse ancora possibile):
1. La poesia esiste (o è viva) ma in quali condizioni (ottime, buone, cattive) si trova oggi?
2. La poesia è eterna, anche se chi scrive è dentro la storia?
Ma separare la poesia o Poesia (idea platonica) da quelli-e che la fanno è una visione idealistica. Come se la poesia potesse esistere da sola senza quelli che la fanno (“Andrea Laiolo: La Poesia esiste eccome, e sempre esisterà, ma non perché siano tanti a scriverne”, ma anche Vito Davoli – mi spiace, Vito! –: sicuro che “la Poesia esiste eccome!”? E che la sua crisi sarebbe dovuta soltanto al “poeta che […] parla al suo ombelico”?)
3. Ci sono certamente tanti poeti idealisti, che, svalutando o distorcendo la realtà delle radici linguistiche, materiali, corporee e storiche della produzione poetica, possono fare, anche contro le loro errate convinzioni, buona poesia. Restano però succubi di un feticcio. O fanno diventare la poesia una Religione consolatoria (“Franco Piol La poesia è la nostra grande ancora in un periodo buio e burrascoso come questo”), dimenticando o ignorando che, se la poesia non produce conoscenza di cose vere, diventa "la sporca religione dei poeti", come diceva il dimenticato Franco Fortini.
4. Esempi di questa svalutazione o disattenzione verso la *realtà* dello stato di crisi della poesia (in Italia) sono presenti anche in molti dei commenti qui pubblicati. E mi pare giusto indicarli senza inutili diplomatismi:
- il rifiuto di precisare in cosa – uso dei linguaggio, composizione sociale di chi la produce, di chi la diffonde attraverso canali ufficiali tradizionali (case editrici, stampa) o nuovi (social, etc), di chi effettivamente la legge e non la confonde con altre forme comunicative - la poesia attuale si distingua dalle precedenti produzioni, (Vedi commento: “ perché porsi il problema di darle un nome, se già ce l'ha?”);
- la svalutazione della critica, vista ormai non come alleata indispensabile di chi fa o legge poesia, ma come disturbo, impaccio alla “ispirazione” o alla “libertà di espressione e d’interpretazione” o addittura come “corrutrice”;
- il cedimento alla tentazione di stilare - e in assenza di un vero e solido discorso critico, che o viene sbobbanto o viene sempre rimandato -, elenchi di poeti “bbuoni” ( o, come se no nsi sapesse cosa sia diventato - addirittura da Nobel!) scelti su basi inevitabilmente soggettive (le proprie preferenze, quasi sempre non motivate) o amicali, che alimentano soltanto pettegolezzi e chiacchiere;
- l’insistenza “cancerogena” a produrre riviste, antologie poetiche o pagine sui social sempre soggettive o amicali e mai di bilancio critico e autocrtico, che dimostrano quasi sempre scarsa o scadente informazione sul panorama generale poco indagato e spesso ignorato; e quindi limitano la riflessione pubblica, al di là delle proclamazioni universalistiche, esclusivamente alla propria “bolla comunicativa”.




Anna Leone
Per chi sostiene che la poesia non esista più, probabilmente riferendosi soltanto alla propria bolla Facebookiana, ricordo alcuni nomi di poeti: Maria Pia Quintavalla, Patrizia Valduga, Enrico Marià, Chandra Livia Candiani, Antonella Anedda, Mariangela Gualtieri, Guido Oldani, Mauro Macario, Marina Pizzi, Alessandro Ceni, Stefano Del Bianco, Davide Brullo, Giovanna Frene, Ilaria Palomba, Maria Borio, Cristiano Poletti, Alfonso Guida, Anila Hanxhari, Lucrezia Lombardo, Viviane Ciampi, Sergio Gallo, Cristina Simoncini, Marco Cinque, Vito Davoli, Antonio Spagnuolo, Ennio Abate, Elisabetta Sancino e tanti altri che qui non cito, per difetto di memoria. Mi chiedo: perché essere così disfattisti? (https://www.facebook.com/anna.leone.73700136/posts/pfbid02DvMdyseUU2ZCUs7GWou2483SWAyXJzg1FAxe8xpbWKWyb8jxDMr8ysamBxLzGqdQl)

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