giovedì 5 marzo 2026

Cap’e cielle*

 

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di Ennio Abate

                                             a mio padre


I

dove i cavalli bai
fantasticando
l'avevano lungo
un uomo antico
col frustino di nocciolo
fra le dita color caldarroste
sibilò a un'ultima serpe
e le sparò

al tramonto
s'arrampicò su un fico
nascose pistola e serpe
macinò una spiga di grano
fra le mani
e con voce di stivali militari
parlò ai suoi vecchi
del cielo
dei mandarini
dei garofani senz'acqua


II

se palpava
una quaglia ferita
i limoni marciti sotto gli alberi
il ginocchio insanguinato
di un bimbo
restava soldato

III

ci amava tutti 
come una ferita nota
quasi rimarginata

e quando un fulmine distrusse il fico
se ne partì al buio
svegliando solo il cane
zitto
come l’avevo visto una volta
tra le tombe
al cimitero


(
8 settembre 1963/2026)


*Testa d’uccello


** Tabea Nineo, Contadino, 1978


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