domenica 8 aprile 2012

Patrizia Villani
Sette poesie
da "Conversazioni necessarie"

E.Hopper, Morning sun

Incompiuti

Incompiuti moriamo
perché altri nascano calpestando resti

come noi abbiamo calpestato altri,
indifferenti nella cruda gioventù
che pretende vigore fisico e bellezza.

È la vita: s'impara tardi la compassione
quando le oscene infermità si fanno avanti.

È la vita: giudichiamo oggi errori del passato,
allestendo per domani nuovi processi
con mani certe, le nostre.

Incompiuti e soli moriamo,
un ultimo sguardo al panorama eterno

che ci conferma il destino dell' età
nella luce fragile della rivelazione:

è la vita, e noi di più non siamo.

Meeten Nasr
Emmaus


Rembrandt, Cena ad Emmaus

Cleopa pensa:
Via, via, lontani da Jerusalem,
città del peccato universale!
 Non posso non amare quel Maestro
che tutti amava e da tutti era riamato.
Lui dolce, lui vero!
Da lui la nostra vita eterna.

Il viandante dice:
Di Gesù Nazareno tutto ignoro.
Ma a te, Cleopa, e al tuo socio taciturno
mentre andiamo svelerò certe Scritture
che annunciavano l’avvento del Messia.

L’oste racconta:
Già il sole era al tramonto, rosso il cielo
come sangue, come vino in tre bicchieri
quando i viandanti sedettero alla mensa
apparecchiata sotto il portico, all’aperto.
Due erano a me ben noti, invece l’altro
aveva bionda  la barba, azzurri gli occhi e franco
il bel viso arrossato, quasi sfidato avesse il vento.
Portai loro tre piatti, un lume, un pane. E fu silenzio.
Ma quando il giovane afferrò il pane e lo spezzò
dicendo “questo è il mio corpo”
ambedue gli altri si levarono gridando:
“Rabbi! Rabbunì! Nostro Signore!”
E si fece gran luce, in quel portico e nel mondo.
                                                                                                                                       


venerdì 6 aprile 2012

Ennio Abate
Il poeta e la morte.
Omaggio a Armando Tagliavento.

Armando Tagliavento (1930-2012)
E' morto ieri pomeriggio all'Ospedale Sacco di Milano Armando Tagliavento, il "bidello-scrittore", di cui avevo pubblicato su questo blog alcune poesie e una mia riflessione del 2006 sulle sue scritture (qui e qui). Per ricordarlo ancora, pubblico  le poesie uscite sulla rivista Il Monte Analogo n.1 del 2003  e un inedito (credo...), che mi  consegnò negli ultimi anni durante alcune visite nel suo appartamento di Via Chiari 3 a Milano. [E.A.]

DISCUSSIONE
Ennio Abate
E' così facile lo sposalizio
di Poesia e Scienza? (2)

 

Questo post riprende la discussione sviluppatasi nei commenti di quello precedente dallo stesso titolo (qui). [E.A.]

 

SECONDA LETTERA A ROBERTO MAGGIANI.

 

Caro Roberto,

avviatosi il dialogo tra noi, mi permetto ora il tu. Per scrupolo intellettuale, per evitare di spostare l’attenzione sul mio punto di vista, per non sembrare uno che parla solo sulla base di un’intervista, trascurando il discorso più completo  da te svolto, ho  riletto  il  tuo saggio «Poesia e scienza: una relazione necessaria?» (CFR 2011). E aggiungo a quanto finora detto le seguenti considerazioni:

mercoledì 4 aprile 2012

Laboratorio Moltinpoesia
alla Libreria Linea d’ombra di Milano
del 2 aprile 2012
su "La morte e la fanciulla".
Resoconto di Giorgio Mannacio.


L'incontro si è aperto con una riflessione un po' estemporanea sul sostantivo Morte che in tedesco è di genere maschile e in italiano femminile. Il tedesco consente un senso quasi romantico  al titolo del lied La morte e la fanciulla, più impervio in italiano. Di seguito si è parlato, in termini generali, del rapporto morte/tempo e dell'atteggiamento dell'uomo rispetto all'evento morte. Giovanna ha dato alla propria riflessione un taglio " filosofico" con echi heideggheriani ( l'uomo che vive nel tempo ed è egli stesso tempo), direzione che comporta connessioni importanti con la memoria e, quindi, la letteratura. A questo punto ho suggerito agli amici il libro di Giorgio Agamben Il linguaggio e la morte ( Einaudi 1982 ), saggio molto suggestivo anche se - forse - un tantino " cerebrale ". Evelina ha insistito "stoicamente" - nell'affermata assenza di paura per la morte - sulla dignità della vita attiva e responsabile, (unico ) aspetto veramente da considerare. Sono seguite letture di poesie (dei presenti e di altri poeti ) rispetto alle quali vorrei rilevare - uscendo da una elencazione puramente notarile - la  presenza di una impostazione religiosa in una poesia di Maria Maddalena  ribadita anche dalla sua riproposizione di un testo di padre Davide Maria Turoldo. Le altre - e ciò mi sembra coerente con il riaffermato rilievo che noi sperimentiamo solo la morte degli altri e come effetto sulla nostra sensibilità - hanno, con accenti diversi " descritto" situazioni di perdita, abbandono, lontananza. Non è mancata una esorcizzazione in chiave satirico-grottesca (Braccini).  Grazia mi è parsa singolarmente drammatica (con tratti " ungarettiani " ); Luisa sempre coerente (l'immagine dei morti/farfalle è inusitata, ma non peregrina ) al suo accostarsi gentilmente alle cose; il recupero del dialetto in Ennio una riaffermazione di un radicamento "storico" difficilmente estirpabile. Ho confessato la mia impotenza - che mi ha portato a non leggere testi miei - nel trovare una soluzione esteticamente valida al tentativo di definire la morte nella sua struttura , indipendentemente da ciò che essa provoca in noi in termini di dolore. Un grazie di cuore per la partecipazione.