di Annamaria Locatelli
Il
vecchio divano
Dolce
sponda
che mi
accogli
sgusciata
in un
groviglio di umori,
i corpi
affastellati
nella
tua memoria
mendicanti
riposo e
pace
tregua
da battaglie impari
e
ricarica di speranze
smarrite!
Un lungo
universale
respiro
e il
fiore sgualcito
si
rianima
in
fragile equilibrio
Noi
mendicanti
Serve
altro?
Luce e
fuoco
Serve
altro?
I colori
e un pugno di terra...
E per il
via?
una
semplice nota, Maestro!
Ritorni
eppur
non ancora nata
alla
vita,
la meta
vedi lontana
anzi si
allontana,
come in
certi sogni ricorrenti
e sei
nuovamente gettata
nella
mischia.
Nascite
e rinascite
in
eterni incompiuti
rompicapi
e aneliti
la vita
La donna nei millenni
piegata dal giogo severo
della fatica,
schiava o mucca
nei campi assolati.
Il tempo riporta
alle origini,
spietato,
nel ruolo per cui nacqui:
‘O così vivi
O muori!’
Ma già anche la madre
e prima di lei la nonna...
Ribellarsi, giusto!,
ma poco ripaga
la frusta.
Se il tempo asseconda
libera infine sortire,
vecchia d’anni,
nelle celesti praterie
laddove precluse
furono
quelle umane
Contro la guerra
ma non vien garantito
Il diritto alla pace.
Così i potenti
scantonano
e tradiscono,
per potere e possesso,
il diritto stesso
alla vita.
Ugualmente
l’abiura alla pena
di morte
per legge affermata
è poi negata
su larga scala,
a innocenti di ogni età
è inflitta
la pena capitale
nella guerra imperiale!
Per non parlare
del furto di ogni bene,
salute istruzione arte
abitazione...
dignità e speranza!
Quanti diritti
La guerra calpesta!



























