domenica 9 gennaio 2011

DIZIONARIETTO MOLTINPOESIA
Ennio Abate
Cronaca di performer













In Tunisia molti in piazza.

«Il capo dello Stato tunisino, Ben Ali,
 è un ex ufficiale di polizia; e a quanto pare
sua moglie, Leila Trabelsi, che gioca
un ruolo importante nell´ombra,
ha un passato di parrucchiera»:  
oggi  Ben Jelloun su «La Repubblica».

E aggiunge: «Tutto funziona secondo
la sua volontà: il commercio estero
è prospero, i turisti affluiscono in massa».

Ma «il 17 dicembre [noi qui preparativi
per natale e capodanno] «un ambulante
ventiseienne si è cosparso di benzina
per immolarsi sulla pubblica piazza
di Sidi Bouzid, una cittadina nella zona
centrale del Paese».

In questo blog qualcuno s’è chiesto:
« Come giudicare l’opera-performance
di Marina Abramovic che si fa colpire
con schiaffi e altro dagli spettatori?».

Aggiungiamo un’altra domanda:
e come la performance dell’ambulante
tunisino o dei «poliziotti [che]
avevano confiscato arbitrariamente
la sua carretta di frutta e verdura»?

In Tunisia molti in piazza:
«quattro i morti: due suicidi
e due manifestanti uccisi 
da colpi di arma da fuoco».

Qui moltinpoesia e moltintelevisione.
Per ora.

5 commenti:

  1. Quello che sta avvenendo in Tunisia e in Algeria è molto grave, come del resto in tante altre situazioni nel mondo. E’ giusto preoccuparsene e discuterne, ma perché farne oggetto di brutti versi che avviliscono il contenuto? La bruttezza dei versi è un’irrisione e un insulto alle drammatiche condizioni che si vorrebbero evidenziare. Escludendo magnanimamente il sospetto che il narcisismo poetico voglia approfittare di ogni pretesto per mettere in mostra la propria presunta creatività impegnata, in certi casi, come questo, la versificazione toglie invece di aggiungere valore al discorso politico: toglie serietà e aggiunge superficialità esibizionistica. La poesia non va esclusa neanche in questi casi, ma la poesia civile è la più difficile. Se non è veramente alta, banalizza e svaluta invece di approfondire e spiegare.
    Leonardo Terzo

    P.S. Il suicidio dimostrativo è sempre un errore e avvicina ai kamikaze.

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  2. Penso proprio anzi credo che Ennio non abbia voluto scrivere una poesia , di questo messaggio ne ho capito solo la drammaticità del fatto, scusa Ennio ma volevi forse farci capire quanto tempo stiamo sprecando (sul blog) in stupidaggini rispetto a ciò che succede in Tunisia (in questo caso) o in altre parti del mondo? Se è così sei grande! Ciao Emy

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  3. Forse è vero che Ennio ha scritto questi versi per provocare, ma questa volta Leonardo Terzo non ha tutti i torti. Penso a Balestrini, quando scrisse quei componimenti tratti dalla cronaca dei giornali, non perdeva tempo a virgolettare e li stravolgeva evidenziandone l'umana assurdità.
    Il messaggio però è chiaro, il suicidio di quell'ambulante azzera le belle parole.

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  4. Enzo Giarmoleo:

    Credo non si possa essere d’accordo con chi afferma che “la poesia civile è la più difficile e se non è veramente alta,banalizza e svaluta invece di approfondire e spiegare." Questo modo di pensare configge con la filosofia del laboratorio che non esige nessun mandato per scrivere. Bisogna tarparsi le ali per paura di essere tacciati di narcisismo poetico? Chi o che cosa bisogna aspettare per scrivere? La poesia può essere invece un importante mezzo di espressione del conflitto specie in un epoca in cui tutto viene ipocritamente addomesticato. Intanto anch’io butto un piccolo sasso nel torbido stagno in cui non riesco neanche a specchiarmi :


    Dans la banlieue

    Volto devastato
    schiena spezzata
    in più punti...
    non avevano pensato
    di fare la rivoluzione
    ma non sopportavano più
    il modo in cui erano trattati
    senza speranza
    senza il minimo...

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  5. Giuseppe Beppe Provenzale

    Brani e brandelli accuratamente scelti tra i più distraenti compongono un quadro d’assoluta indifferenza a una notizia auspicata, rincorsa, e da alcuni desiderata. Rappresentano (tanta) ironia sul sotto-silenzio che susciterebbe un funerale comunque imparagonabile alla grancassa di quello di Stalin o Mao, suicidi compresi.
    Io non sono in grado d’entrare nel merito del contenuto di “poesia civile": il Capitale e il Libretto Rosso ai lavori di chiusura dell’ultimo PCUS e al seguente cambio d’alloggio del PCI, si sono buttati giù dallo scaffale.
    Scaffali a parte, la poesia c’è ed è ben lontana da certi “ciclostili”: spunti e figurazioni lievi e profonde alzano la cifra del lavoro e mostrano un gradiente freddo, ma ustore.

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